Ciantia: “Dobbiamo proseguire il lavoro interrotto 4 anni fa”

Intervista all’ex primo cittadino oggi candidato della lista “Partito Democratico – Proposta civica” in vista delle elezioni di domenica e lunedì

«Dobbiamo riprendere il lavoro interrotto quattro anni fa». Mariolina Cianti ha 63 anni e una vita passata come insegnante di letteratura nella scuola del paese. In Comune dal 1995 come assessore ai servizi sociali, è stata eletta sindaco nel 1999, ruolo che ha ricoperto fino al 2009. Politicamente ha militato prima in Rifondazione e nei Comunisti italiani, ma «non mi sono più riconosciuta in quel modo di fare politica». Approdata alla Margherita, è diventata poi parte del Partito Democratico, per il quale ricopre da anni la carica di segretario cittadino. Oggi è il candidato sindaco della lista Partito Democratico – Proposta Civica. «I primi dieci anni da sindaco sono stati un grande lavoro di squadra sganciato dai partiti – spiega la Ciantia -, con scelte che dipendevano sicuramente dalle nostre convinzioni, ma si amministrava tenendo conto delle necessità». 

 

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Cosa contraddistingue la sua lista oggi?

«La si tesi di questa lista è che c’è da una parte una componente civica assolutamente trasversale, dall’altra il Partito Democratico. In questa maniera siamo chiari e sappiamo di non prendere in giro nessuno. Questa lista è caratterizzata da persone nuove e da tanta voglia di fare qualcosa per il paese. Chi c’è già stato in amministrazione comunale e ha voglia di riprendere il lavoro che si è fermato 4 anni fa, ed altri che si vogliono mettere a disposizione del paese». (continua a leggere l’articolo dopo il video)

 

Cosa l’ha convinta a tornare a ricandidarsi come sindaco?

«Mi ha convinto quello che è successo in questi quattro anni. Perché mi ha ferito vedere fermare un’opera portante come il sottopasso, vedere come sono state distrutte protezione civile e biblioteca. Osservare questo mi ha spinto a mettersi in gioco. In questi anni mi è sembrato di assistere a un governo di un paese usato per propri fini politici. Inoltre, la gente è stata ignorata, non si riusciva nemmeno a parlare con il sindaco». 

 

Se venisse eletta quale sarebbe la prima problematica da affrontare?

«L’emergenza giovani. C’è una persona pronta appena già individuata che potrebbe occuparsi della situazione, appena ci sarà l’amministrazione. Il comune deve porsi come guida e coinvolgere oratorio, parrocchia, scuola e realtà educative, ci vuole duplice intervento, agire sui ragazzi e coinvolgerli. Qui c’è un lavoro di ricostruzione: è stato chiuso Centro di aggregazione giovanile senza creare soluzione alternative. Ci vuole una attenzione nei confronti dei giovani che in questi anni sono stati ignorati». . 

 

Ci sono sei liste di candidati, non sono troppe?

«Sono tante, sì. Ma questa volta credo sia dovuto alla mancanza di tempo che ha giocato a sfavore. Personalmente avrei voluto le primarie per la scelta del candidato sindaco, coinvolgendo anche altre realtà, per aggregare tutti intorno alla figura scelta. Ma purtroppo non c’erano i tempi tecnici. Non c’è stata possibilità di fare sintesi».

 

Un sogno per Venegono?

«Vorrei ricostruire un clima serenità all’interno del consiglio comunale e che in questi quattro anni è mancato. Credo che la prima cosa da fare sia proprio ricostruzione democratica del consiglio comunale, che diventi luogo di confronto. Per il resto si devono trovare delle strade complete e operative per aiutare le famiglie in difficoltà. Alcune cose le possiamo già fare cercando di sostenerle, come le borse di studio per gli alunni di merito, o gli aiuti per l’acquisto dei libri di testo per le medie. Cose avevamo già istituito e che sono state inspiegabilmente tolte. L’impegno è arrivare il più possibile vicino alle famiglie». 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 maggio 2013
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