Den Gallo alla ricerca della Paz

Nel nuovo disco "La paz" il cantautore gallaratese porta racconti minimi di quotidianità e amore, sguardo partecipe e partigiano sul mondo

Un disco intimo, che evoca caffè del mattino e camminate tra i palazzi di città. Ma anche un disco che parla di terre lontane, di migranti, di sonorità dal mondo. “La paz” è il nuovo album di Den Gallo, il cantautore gallaratese ben conosciuto nella zona tra Varese e Milano: a distanza di un anno e poco più dal precedente, dopo un bel po’ di serate di concerto (e bicchieri di vino), Den Gallo torna anche con una nuova formazione, gli “Hepcats”, e nove canzoni. «Il disco ha avuto un buon riscontro da pubblico e critica musicale, viene percepito bene. Le persone ascoltano i testi, colgono le differenze tra canzone e canzone». I pezzi sono in grandissima parte inediti, solo qualcuno già proposto dal vivo lo scorso anno: pezzi ricchi di sonorità diverse.
La Paz, è un disco più intimo e meno militante, è vero? «È sicuramente un lavoro molto più intimo e personale, anche se ci sono comunque segnali – chiamiamoli così – rivoluzionari. Per esempio Umanità ha un testo sociale e militante rispetto ad altre canzoni. Nel disco ci sono tanti stili diversi, ma tutti convergono sul sentimento di pace, che è la migliore arma per affrontare questo tempo. E La Paz è un titolo che racchiude il concetto del disco, che riassume tutta questa sorta di differenza di approcci e sentimenti e porta ad uno stato d’animo di ascolto, quasi di pausa nella vita».
Tanti suoni differenti, anche grazie ad una nuova band… «Nel disco ci sono nuovi elementi: c’è Gabriele Pascale alla batteria, al piano c’è sempre Mattia Foglia con cui suonavo già nel precedente disco; al basso Matteo Ingignoli, alla chitarra Roberto Targon. Questo è il quintetto base con cui lavoro, gli Hepcats. Poi in ogni canzone ci sono scelte precise: il violino di Fabrizio Brillante Romeo in 1 e 3, alla fisarmonica nel 4 brano Nadio Marenco, alla batteria in Figlia della Luce di Andrea Di Pierro. Rispetto al precedente disco gli arrangiamenti sono più identificativi, ogni brano ha il suo “vestito”, l’utilizzo degli strumenti è stato inserito lavorando con gli altri musicisti. In Umanità per esempio ho usato sintetizzatori con suoni anni Settanta, un tocco che va un po’ oltre i suoni degli altri brani, un riferimento ad un momento in cui le persone scendevano in piazza e facevano sentire la loro voce, a differenza di oggi».

Al di là della già citata Umanità (che contiene anche riferimenti alla figura di Vittorio Arrigoni), molte canzoni evocano dimensioni minime (Il mattino e il cane), quotidianità, momenti, sguardi urbani e d’amore (Chiamarti alle 3, Un attimo a San Diego). Alla ricchezza della differenza invece guarda Figlia della Luce: «È un brano che davvero adoro, un racconto del viaggio che ognuno fa tutti i giorni e che si arricchisce di significati». Dimensione intima e personale e sguardo sul mondo: «Ho cercato di personificare lo sguardo di un migrante che arriva dall’Africa, persone che arrivano con la disperazione e che nel buio della notte cercano la luce, quella di un porto o di una barca della Guardia Costiera». Anche L’ultima cena e Il mondo degli offesi vivono di una forte componente di denuncia. Un’ultima nota merita un particolare molto personale (che abbiamo notato), la dedica «a mia “sorella” Erica», la ragazza uccisa pochi mesi fa dal compagno. Nel complesso, un disco anche molto intenso, che quasi richiama un concept album, nel descrivere un sentimento fatto di tante facce diverse della vita che si ricompongono.

Den Gallo è in concerto sabato 11 maggio al The Family di Albizzate.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 maggio 2013
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