Digitalizzare vuol dire…rendere “analogica” la tecnologia

Le contraddizioni del sistema pubblico sono emerse in un convegno su "web e scuola" . In Lombardia c'è una sola scuola dematerializzata

Accessibilità, trasparenza, open data. Dal 2010 la legge impone alla pubblica amministrazione comportamenti nel segno della chiarezza e della condivisione. La scuola, come parte integrante di questo sistema, lavora per adeguare i propri siti web alle normative. L’ultima, in ordine di tempo, è del 20 aprile scorso, la legge 33 del 2013. Innovazione all’innovazione, anche se lo stato dell’arte è ben lontano dall’aspirazione del legislatore.

Nella "giornata aperta sul web", terza edizione di un incontro a livello regionale per fare il punto della situazione, l’avvocato Ernesto Belisario, Presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government e responsabile scientifico del percorso formativo MIUR su Semplificazione e nuovo Codice dell’amministrazione digitale, ha tracciato un bilancio ancora deficitario: « Nella pubblica amministrazione è ancora abbastanza diffusa la pratica di stampare, protocollare e scannerizzare i documenti ufficiali. Direi che, in questo momento, invece di digitalizzare abbiamo "analogizzato" la tecnologia». Trasparenza e, soprattutto, "open data" sono ancora termini abbastanza ostici da digerire: « Fare il "PDF" del documento non è digitalizzarlo – commenta l’avvocato – Occorre renderlo "open data" cioè disponibile per rielaborazioni».
 
Il cammino verso la digitalizzazione, quindi, sembra ancora molto lungo in un mondo che è affezionato al vecchio timbro di ferro e dove la firma manuale convince più di una "pec" o di una firma digitale. In tutta la Lombardia c’è solo una scuola completamente "dematerializzata", si tratta del comprensivo di Castellucchio in provincia di Mantova. Il direttore amministrativo, per convincere i colleghi, ha tolto tutte le stampanti dagli uffici e ne ha lasciato una sola, relegata in archivio: « Essere gli unici, però – commenta Mario Variani – comporta un’infinità di problemi nei rapporti con gli altri. Abbiamo, per esempio, questioni con la Ragioneria dello Stato che non accetta i nostri documenti contabili in formato digitale».

Il fascino del fascicolo, del documento firmato a mano, timbrato e protocollato, sembra quindi destinato a raccogliere ancora estimatori. La nuova legge prevede sanzioni e responsabilità persino per danno erariale. Il lavoro da fare, dunque, è molto e complesso.
E in una società che ragiona di "smart city", basterà la nuova agenda digitale a togliere finalmente dalla circolazione il bollettino postale per pagare la gita del figlio? 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 maggio 2013
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