Donatella Rettore: “La mia carriera è iniziata da Legnano”

Intervista alla cantautrice che dagli anni '80 "buca" lo schermo con i suoi look e piace per le sue canzoni. Venerdì 10 maggio sarà in concerto alla Discoteca Picasso di Vergiate

“Dammi una lametta che mi taglio le vene…”, cantava La Rettore negli anni’80. Ritrovarsi in testa questo ritornello dopo averla intervistata sembra la cosa più naturale del mondo. Sarà perché quando ti risponde al telefono senti la voce squillante, un fiume di parole che ti travolge. Energica, schietta, decisa. Così come la bionda che negli anni ’80 bucava lo schermo con i suoi look “fuori dalla righe” e che ancora oggi ha una fila di fan pronti ad ogni novità. E lei è la novità che cerca.

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Chiederle del passato è un errore perché ti risponde: «No. Parliamo della prossima estate». Parlare di musica va bene, «basta che non fai come qui giornalisti degli anni’80 che al posto di guardare ai giovani, pensavano a rilanciare i cantanti degli anni ‘70». La città in cui è tornata a vivere è Castelfranco Veneto ma la annoia, «sono scappata da Roma per lo stesso motivo. Non ce la faccio a stare ferma». Eppure non fatevi l’idea che sia una "snob". L’intervista diventa una chiacchierata di più di mezz’ora e alla fine mi chiede: «Che tempo fa lì a Varese?», «È nuvoloso, a tratti esce il sole ma è sempre incerto». «Come qua, pensa come può stare una come me con un tempo così». Ma partiamo dall’inizio. Donatella Rettore, lei ama essere chiamata solo La rettore e più avanti capirete perchè, venerdì 10 maggio sarà alla Discoteca Picasso di Vergiate per una festa anni ’80 dove canterà dal vivo con la sua band (ingresso 18 euro con consumazione – apertura porte ore 23.00). Le domande quindi iniziano da qui.

Sarai a Vergiate per un tuo concerto, conosci Varese e la provincia?
«Sì, è una delle mie zone preferite. È come tornare a casa, la mia carriera è iniziata ad Antenna 3 Lombardia, in un programma che si chiamava “Secondo me”, un cult della rete. Mi avevano preso come valletta e cantante ma dalla seconda puntata sono diventata “parlante” anche io. Mi facevano fare anche le interviste, ero pungente e questo piaceva. Insomma, erano le prime "mascalzonate". Molti che leggeranno questa intervista se ne ricorderanno…»

Sei riconosciuta come un’icona degli anni ’80 (mi interrompe ndr)…
«Sì ma parliamo dei progetti futuri, non di quelli passati. Siamo tornati a fare le canzoni amore, cuore, disperazione. Che noia. Se c’era una cosa che mi faceva arrabbiare negli anni ’80 era che alcuni giornalisti volevano rilanciare gli anni ’70. Io pensavo che era davvero assurdo, c’eravamo lì noi, la nuova generazione di artisti e loro pensavano al passato. Adesso succede quello che succedeva allora, vanno di moda gli anni ’80 che è stato un periodo molto ricco dal punto di vista musicale perché eravamo al passo col resto del mondo. Quello che vedo però è che oggi si parla sempre degli stessi cantanti, che i media danno spazio solo ad alcune voci, in radio ci sono sempre le stesse canzoni senza un attimo di creativià. Oggi ci sono tanti, tantissimi bravi artisti che non si conoscono e questo non va bene. La musica non può essere una lobby»

Tra i nuovi artisti c’è qualcuno che ti piace particolarmente?
«Tiziano Ferro ma con questa storia della depressione non è più quello di “Rosso relativo”. Inizia ad essere “menoso” anche lui. Io ho voglia di divertirmi, è già cupa di suo la situazione attuale…»

Nuovi autori musicali che ti piacciono?
«Non so, quando ho iniziato io per fortuna eravamo in pieno cantautorato ma io non trovavo nessuno che mi piaceva. Alla fine Alberto Testa mi ha detto “te le devi scrivere da sola le canzoni” e io ho fatto così»

Sei un’artista che ama giocare molto con trucchi e vestiti. Cosa significano per te?
«All’inizio non mi vestivo così, non c’erano i soldi. Quando sono andata in Germania ho visto come si vestivano i cantanti lì e ho preso spunto. Noi donne siamo così, siamo vanitose. Fin da bambina amavo i trucchi e mi mettevo i tacchi e lo faccio ancora adesso: provo trucchi, brillantini, tonalità di colori. È anche quello un modo di essere creativi. Ricordo la prima volta che ho visto Ivan Catteneo o Renato Zero, erano fantastici…»

Perché non ama farsi chiamare Donatella?
«In Germania ero diventata famosa solo come Donatella, in Italia ancora mi snobbavano. Quando sono tornata qui ho deciso che per tutto il resto del mondo sarei diventata famosa come Rettore. E il successo è arrivato, una cosa abbastanza strana…»

Più di trent’anni di carriera, il ricordo più bello?
«Tutte le cose che mi hanno gratificato. Il Festival Bar dove presi 2 miliardi di gettonature (1980 con Kobra) lo ricordo con molto piacere. Ricordo anche un premio, il Leone D’Oro che vinsi ma non potei andare a ritirare per un attacco di labirintite, il successo ti dà e ti toglie. In quel periodo ero troppo stanca»

Un rimpianto invece…
«Il rimpianto è il cinema ma si può fare a tutte le età. Ho lavorato con grandi attori del cinema e del teatro, personaggi mitici»

Se oggi ti dovessero chiedere di fare un film quindi accettersi?
«Me lo chiedono ma non li posso accettare. Leggo le scenografie e penso, “siete matti?”. Io sono profondamente comica ma non certamente sexy»

Ha mai pensato di buttarti anche nell’arte, nella scultura…?
«No ma da ragazzina facevo delle collanine per guadagnare qualche soldo. Ero molto creativa, le facevo di ceramica con dei nastrini di pelle per legarle insieme. Costavano 500 lire o mille lire…»

Cosa ne pensi del Festival di Sanremo?Se ti proponessero di partecipare, accetteresti?
«No. È un’altra di quelle cose che va rottamate. Non è più il festival degli anni ’70, già negli anni ’80 non era quello per cui era nato con i brani cantati in playback. Mi fa ridere Fazio che non prende Baudo e la Oxa, ma è proprio il festival che è vecchio»

A proposito di “rottamatori” cosa ne pensi della situazione politica italiana di oggi?
«È una cosa da mal di pancia straziante, spero che il tempo possa mettere apposto le cose. Guai a parlar male di Giorgio Napolitano perché la situazione in cui ci siamo trovati era comica, brutta da vedere. Ci siamo fatti ridere dietro da tutto il mondo…»

Come mai hai deciso tornare a vivere a Castelfranco Veneto?
«Perché a Roma non ce la facevo più ma adesso non ce la faccio più qui. Io sono una persona abbastanza agitata, ho bisogno di muovermi. In questo periodo qui si respira un’aria pesante e mi piacerebbe un po’ di solarità. Non ho proprio il carattere della pensionata».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 maggio 2013
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