Fortis: “Basta con l’immagine di pecora nera”

L'economista, intervenuto alla assemblea generale degli industriali varesini, smonta alcuni luoghi comuni che l'Europa ha sull'Italia. «Non bisogna dimostrare continuamente a Bruxelles di essere dei buoni alunni, lo siamo di fatto»

Recuperare l’immagine giusta a Bruxelles è fondamentale perché l’Italia sta meglio di quanto viene rappresentata. Secondo Marco Fortis, vice presidente della Fondazione Edison, intervenuto a Malpensafiere all’assemblea generale di Univa, nei confronti dell’Italia prevalgono i soliti luoghi comuni. «Dire che siamo un Paese che ha una specializzazione sbagliata e non invece un sistema Paese che non funziona, come dicono a Bruxelles – ha spiegato Fortis – è una stupidaggine tipica da ufficio studi. Le imprese italiane, come ha fatto Nibali al Giro D’Italia, riescono ad arrivare alle Tre Cime di Lavaredo ogni giorno con la bufera».

Squinzi
e Fortis, sollecitati dal presidente di Univa, convergono su due concetti: da una parte non bisogna dimostrare continuamente a Bruxelles di essere dei buoni alunni perché lo siamo già; dall’altra occorre recuperare un minimo di orgoglio per andare a rinegoziare la nostra posizione in Europa e «per farlo – ha spiegato l’economista – non bisogna ripartire dalle vecchie tesi degli uffici studi».
Il vice presidente della Fondazione Edison cita le cifre sui cui si regge la credibilità del Paese: «I nostri 1200 miliardi di euro di depositi tengono in piedi le banche e se non ci fossero stati questi risparmi gli italiani non avrebbero potuto pagare l’imu. Se quell’imposta la facevate pagare in Spagna saltavano in aria le banche».
Giovanni Brugnoli nella sua relazione ha citato i mille prodotti competitivi del sistema manifatturiero italiano, affermazione che Fortis riprende e rilancia. «Il made in Italy ha reagito allo sbarco della Cina sui mercati migliorando i propri settori portanti, come  quello della meccanica. Noi non facciamo prodotti seriali e i telefoni cellulari li facciamo fare a cinesi e coreani. Gli italiani si sono specializzati in segmenti di nicchia dove compete con la Germania, ad esempio le macchine per l’imballaggio e quelle per la refrigerazione commerciale. Insomma, noi abbiamo i Brunello Cucinelli (imprenditore del settore del cachemire noto in tutto il mondo ndr) della meccanica. In questa situazione l’apporto dei territori è cruciale, ensiamo solo a un paese come Mirandola dove si sono rimessi a produrre anche con il terremoto, perché è dai territori che sono usciti i campioni, soprattutto medie imprese, che rendono competitivo il nostro sistema».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 maggio 2013
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