“Ho paura, ma mi stanno salvando le centinaia di mail di solidarietà”

Parla il direttore dell’Inps che lunedì mattina è stato aggredito, minacciato e picchiato da un uomo che reclamava l’indennità di disoccupazione: "Il clima è esacerbato, ma questo è un caso isolato. Spero non sia una miccia"

«I lividi sono tanti, anche la paura adesso è molta, ma sto trovando conforto nei numerosi messaggi di solidarietà che mi stanno arrivando da colleghi e utenti con cui ho lavorato negli anni. Questo mi fa capire che quanto successo è un caso isolato e tale deve rimanere». Mario Ferrini ha 46 anni, da 25 lavora all’Inps: da 2 anni è il direttore della sezione di Tradate e lunedì mattina è stato aggredito, minacciato e picchiato da un uomo che reclamava l’indennità di disoccupazione. «In realtà era da un bel po’ di tempo che questo soggetto mi minacciava – racconta Ferrini -, tanto che proprio la settimana scorsa, dopo l’ennesima minaccia di accoltellamento avvenuta via mail, abbiamo presentato una formale denuncia ai carabinieri, ma evidentemente nemmeno questo è servito a fermarlo».

L’uomo che ha aggredito Ferrini è un ex frontaliere che era stato licenziato nel marzo 2012. Secondo una ricostruzione questi non aveva diritto alla pensione per i frontalieri in quanto era stato licenziato dal titolare. L’Inps però ha verificato che rientrava nella nuova legge secondo cui, questo tipo di lavoratori, hanno accesso alla disoccupazione italiana. Però terminata a marzo 2013. Da qui l’escalation delle minacce. «Lunedì mattina l’uomo non si è presentato agli sportelli ed è venuto direttamente al primo piano – racconta nel dettaglio Ferrini -. Io ero al momento in un altro ufficio e quando sono rientrato me lo sono trovato di fronte. Ho visto subito che era agitato, diceva di volere subito i suoi soldi, che glieli avevamo rubati. Ho cercato di calmarlo, poi ho chiamato una collega con la scusa di fargli vedere della documentazione. Ho chiesto alla collega di andare a prenderla nell’altro ufficio e lei ha capito subito il messaggio per chiamare i carabinieri. L’uomo, però, ha iniziato a inveire anche contro di lei, ho cercato di calmarlo ed è arrivato il primo pugno sull’occhio sinistro. L’uomo poi ha poi preso un monitor e l’ha scagliato per terra. Non ricordo molto del resto, solo che durante la collutazione gli è caduto un arnese, tipo di quelli che si usano per svitare i bulloni delle auto. Ho raccolto l’arnese e l’ho tenuto con forza, lui ha cercato di prenderlo, ma avrebbe potuto fare ancora più male. Altro non ricordo, se non dal racconto dei miei colleghi che sono entrati dopo: hanno visto che mi stava prendendo a calci e pugni in ogni parte del corpo. In quattro o cinque lo hanno fermato e poi sono arrivati i carabinieri».

Ferrini è stato portato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Tradate e adesso è casa in convalescenza. Ha riportato diverse contusioni. Per fortuna non ha ferite gravi, solo tanti lividi. «Ancora oggi so che sono arrivate in sede mail di minacce, ma non le ho viste – aggiunge -. Sicuramente mi rimane la paura che possa accadere ancora, che quest’uomo si faccia rivedere in ufficio o fuori. Ma è una situazione da affrontare. Non è la classica persona che si infervora: noi cerchiamo sempre di dare un servizio all’utente, anche tranquillizzandolo. Capita chi si innervosiscano gli utenti ma siamo sempre riusciti a ragionare con loro. Questa persona non era come le altre, è un uomo che ha bisogno di assistenza e spero che qualcuno gliela possa dare».
Il direttore esclude che possa essere segno di un malessere: «Questa persona non rappresenta nulla, è il caso di un soggetto che non sta bene. È vero che con la crisi c’è una maggiore irascibilità, soprattutto in situazioni in cui ci si vede negata una prestazione. Il clima è esacerbato. Ci rendiamo conto delle difficoltà e dove possiamo interveniamo. Ma anche se non credo che questo episodio sia riconducibile a questo clima, la paura è che possa rappresentare un precedente, una miccia per altre persone. E solo facendo bene il nostro lavoro possiamo evitarlo, come abbiamo fatto in questi anni, è il nostro compito».

Il direttore si definisce anche “sorpreso” dalla solidarietà ricevuta. «In un certo senso è normale dai colleghi ricevere sostegno – spiega Ferrini con speranza -. Ma quello che mi ha sorpreso in queste ore è stato ricevere centinaia di mail da persone, utenti, con cui sono entrato in contatto negli anni, a cui davo, magari, solo informazioni via mail. Queste persone mi hanno espresso la loro solidarietà e vicinanza, e non avevano alcun interesse a farlo».
«Al di là dei livdi e della paura – conclude – questa è la cosa che maggiormente mi ha segnato: mi fa reagire e capire che all’esterno il cittadino medio comprende che da parte nostra c’è il massimo sforzo per dare un buon servizio. È la vicinanza di queste persone che mi sta salvando dalla paura».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 maggio 2013
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