Husqvarna a ottobre si trasferisce in Austria

La comunicazione della proprietà : «Husqvarna ed Husaberg riunite». Tra quattro mesi la produzione continuerà a Mattighofen

Su Husqvarna si abbattono la pioggia e le brutte notizie. I lavoratori, riuniti all’ingresso dell’azienda, hanno in mano un foglio. È l’ultima comunicazione della nuova proprietà: “Husqvarna ed Husaberg riunite”. Un bel titolo, che fa quasi sperare in una soluzione positiva della vicenda dell’azienda motociclistica di Biandronno, ma alla fine del comunicato si legge: «A partire da ottobre 2013 la nuova società “Husqvarna Sportmotorcycle GmbH” con sede a Mattighofen (Austria) sarà pienamente operativa nella produzione e vendita della nuova gamma all’intera rete di concessionari e Husqvarna ed Husaberg».
Il comunicato spiega che Pierer Group (Ktm) è giunto alla conclusione «di riunire ciò che è nato da radici comuni 25 anni fa. In altre parole la combinazione tra la ricca tradizione di Husqvarna e la raffinata tecnologia di Husaberg porteranno una nuova era di  grande successo  per il marchio Husqvarna»
La sede di Biandronno, dunque, chiuderà e a partire da giugno inizierà la cassa integrazione straordinaria per  212 dipendenti (secondo la richiesta dell’azienda, anche se il totale degli addetti è 242). Un anno di ammortizzatori sociali, dopodiché tutti a casa.
 «Noi abbiamo finito di vivere – dice Elvira Ratti rsu della Fim Cisl.- E considerato che, per loro stessa ammissione, l’operazione per la proprietà è stata a costo zero e qualsiasi moto venduta, delle dodicimila che hanno ancora in magazzino, rimpinguerà ulteriormente le loro casse».
Secondo i lavoratori, l’intenzione della proprietà, Pierer Group (Ktm), dopo aver fatto fuori la concorrente più titolata, è di voler realizzare il più possibile con quanto rimane dell’azienda di Biandronno. «Se vendessero le moto anche sottocosto ad un prezzo irrisorio ad esempio di

  3.000 euro - dice un lavoratore – incasserebbero 36 milioni di euro. E noi lavoratori di quella cifra e di quel valore che abbiamo creato non vedremo nulla. E poi c’è la falsa prospettiva di un trasferimento, per chi lo volesse, in Austria a lavorare. Non possiamo fare i pendolari in Austria: abbiamo mutui e casa qui, la nostra vita è qui».
«Noi lavoratori continuiamo a sperare e non molliano – conclude Elisa Molteni, una lavoratrice -. Questa comunicazione è un ulteriore colpo perché ci stanno spremendo fino alla fine per ottenere tutto quello che possono ottenere senza curarsi di quello che sta succedendo qui, alle persone che lavorano in questa azienda e che hanno reso grande questo marchio».
Il benservito di Pierer Group arriva alla vigilia dell’incontro che si terrà il 22 maggio a Roma al ministero delle Attività produttive. Uno schiaffo che gli austriaci si potevano anche risparmiare.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 maggio 2013
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