Il sogno interrotto della Unendo Yamamay

Il bilancio di una stagione amara per Busto Arsizio, che non riesce a difendere scudetto e Coppa Italia dopo aver centrato una storica final four di Champions. Marcon è la regina, Kozuch la delusione

L’ultimo atto è stato così crudele e inaspettato che è difficile rendersi conto di come, e perché, sia veramente finita questa stagione, che doveva essere quella della consacrazione dopo lo strepitoso “triplete” e invece lascia in bocca un sapore amaro. In corsa fino all’ultimo su tutti i fronti, la Unendo Yamamay resta con un pugno di mosche in mano, se mosche si possono chiamare la Supercoppa Italiana e la storica partecipazione alla final four di Champions League, conclusa con un terzo posto vissuto come una vittoria. La delusione è comunque innegabile, soprattutto perché tutta la stagione è stata affrontata nel continuo rilancio verso un obiettivo più grande, nell’attesa di una “vera” Yama che prima o poi sarebbe venuta fuori. Ambizione legittimata dall’enorme vantaggio sulle avversarie con cui le campionesse d’Italia avevano chiuso la stagione regolare (anche se nella semifinale di Coppa Italia, persa malamente a Varese, qualche scricchiolio si era avvertito). Invece Busto ha proseguito fino all’ultimo nell’alternanza di prestazioni eccellenti e sconcertanti, anche all’interno della stessa partita, fino a “ingolfarsi” definitivamente proprio nell’occasione che contava di più. A posteriori, inevitabile individuare qualche falla in fase di (ri)costruzione della squadra dopo i trionfi dello scorso anno, anche se sull’intera stagione pesa come un macigno il caso Lloyd: la vicenda della palleggiatrice americana, in cui la Futura è stata vittima della sorte ma anche della scarsa trasparenza altrui, ha minato le certezze tecniche della squadra almeno quanto la sua fiducia. La rotta per il futuro l’ha segnata il dg Aldera già a pochi minuti dall’ultimo pallone di semifinale: ci sono una rosa da rivoluzionare e una leadership da riconquistare, lo merita (anche) il meraviglioso pubblico del PalaYamamay. Lasciarsi prendere dallo sconforto sarebbe un delitto: quando si vola così vicino alla luce, scottarsi è solo un incidente di percorso.

Juliann Faucette 6 – Ci aveva messo poche settimane a conquistare il palcoscenico con la sua voce argentina e i suoi attacchi devastanti. Poi, nella seconda parte della stagione, qualcosa si è rotto, anche per colpa dei problemi fisici che l’hanno tolta di mezzo proprio nel momento clou. Forse poteva essere utilizzata di più e meglio nel corso dei playoff.
Set giocati 61, punti 161, attacchi vincenti 138 (38,8%), ricezioni perfette 14 (23,3%), muri 17, ace 6. Champions League: set giocati 31, punti 65, attacchi vincenti 57 (38%), ricezioni perfette 9 (23%), muri 6, ace 2.
Il futuro: La gestione non semplicissima del finale di stagione mette a rischio una sua riconferma.

Ana Grbac 6 – Arrivata a un mese dalla fine del campionato come disperato rimedio all’addio di Lloyd, ha fatto tutto quanto poteva per dare il suo contributo, ritrovandosi con una maglia da titolare sulle spalle proprio nella serata peggiore della recente storia biancorossa. Certo non si poteva chiedere a lei di salvare la baracca.
Set giocati 15, punti 9, attacchi vincenti 5 (62,5%), muri 0, ace 4.
Il futuro: Esaurito il suo ruolo, ripartirà per altri lidi.

Carli Lloyd 6,5 – Negli occhi resta la spettacolare prestazione in semifinale di Champions contro il Rabita: le fosse riuscito quel miracolo, forse il destino sarebbe cambiato. Invece tutto il resto, anche quando gli infortuni le hanno concesso qualche tregua, è stato solo una pallida eco della classe cristallina dispensata nella sua prima stagione italiana; e la telenovela finale, gestita in modo perlomeno discutibile dal suo entourage, ha chiuso l’avventura nel modo più malinconico.
Set giocati 23, punti 20, attacchi vincenti 10 (52,6%), muri 10, ace 0. Champions League: set giocati 26, punti 17, attacchi vincenti 9 (36%), muri 6, ace 2.
Il futuro: Prima di tutto c’è da recuperare l’integrità fisica, poi si vedrà.

Maren Brinker 6,5 – Arrivata a Busto con l’impossibile missione di sostituire la divina Havelkova, prima ancora di iniziare si è ritrovata in panchina, scavalcata nelle gerarchie interne da Faucette. I presupposti per la depressione c’erano tutti, invece Maren ha preso la stagione per i capelli e l’ha trascinata dalla sua parte con carattere e intelligenza, conquistandosi un ruolo fondamentale. Ultima ad arrendersi anche nel naufragio finale.
Set giocati 56, punti 165, attacchi vincenti 132 (35,5%), ricezioni perfette 80 (39,4%), muri 19, ace 14. Champions League: set giocati 37, punti 95, attacchi vincenti 73 (34%), ricezioni perfette 45 (34%), muri 10, ace 12.
Il futuro: Viste le garanzie che ha dato quest’anno, potrebbe essere un mattoncino da cui ripartire.

Giulia Leonardi 7 – Il pesante periodo di appannamento a cavallo delle finali di Istanbul, primo rallentamento vero in due anni, dimostra che anche lei è umana. Per il resto siamo di fronte alla solita “farfalla tigre”, di gran lunga miglior libero del campionato, irreprensibile in ricezione ed emozionante in difesa. Non ama i palloni Mikasa ma farà bene ad abituarcisi: adesso una maglia azzurra le spetta di diritto.
Set giocati 85, ricezioni perfette 288 (55,4%). Champions League: set giocati 48, ricezioni perfette 136 (43%).
Il futuro: Non mancano le offerte che potrebbero indurla a cambiare casacca.

Francesca Marcon 8 – Se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Dal momento di calo a cui era andata incontro a metà stagione è riemersa da trionfatrice, caricandosi la squadra sulle spalle fino a diventarne addirittura il principale terminale offensivo (!) nelle ultime gare. Numeri da record in ricezione e un temperamento da capitano nei fatti, se non formalmente: di punti ne farà anche pochi, ma di lei non si può fare a meno.
Set giocati 79, punti 144, attacchi vincenti 128 (29,5%), ricezioni perfette 343 (60,9%), muri 12, ace 4. Champions League: set giocati 47, punti 94, attacchi vincenti 80 (30%), ricezioni perfette 124 (44%), muri 7, ace 7.
Il futuro: Dipende dalle sue scelte e anche dalle politiche delle società, che potrebbe puntare su un gruppo più giovane.

Christina Bauer 7,5 – I gradi di capitano, paradossalmente, le hanno tolto un po’ di sicurezza: non è la giocatrice adatta per trascinare le compagne, è invece la solita devastante macchina da guerra in attacco, dove viaggia su altezze siderali nonostante la penuria di palloni giocabili. Un passettino indietro a muro rispetto allo scorso anno, ma resta una fuoriclasse. Troppo per il campionato italiano, e infatti è data in partenza.
Set giocati 85, punti 291, attacchi vincenti 239 (52,9%), muri 41, ace 11. Champions League: set giocati 48, punti 143, attacchi vincenti 119 (49%), muri 20, ace 4.
Il futuro: Quasi sicuramente non da queste parti, la cercano dalla Turchia a suon di miliardi.

Margareta Kozuch 5,5 – L’angelo biondo non ha lasciato la sua firma sul campionato: sono mancate l’intesa con le palleggiatrici, la continuità di rendimento, forse anche un po’ di convinzione. Il simbolo della stagione? Quei pallonetti troppo deboli, e alla fine anche prevedibili, per fare breccia nelle difese avversarie. Spiace per l’impegno e la disponibilità che ci ha messo, ma capitano le annate in cui nulla va per il verso giusto.
Set giocati 83, punti 367, attacchi vincenti 315 (35,9%), muri 30, ace 22. Champions League: set giocati 47, punti 164, attacchi vincenti 129 (30%), muri 14, ace 21.
Il futuro: C’è un altro anno di opzione, certo la stagione non esaltante non lascia molti spiragli.

Gilda Lombardo 6,5 – Imprevedibile protagonista, arrivata come panchinara e chiamata a sostituire spesso, con profitto, un mostro sacro come Marcon. Non ha mai avuto paura, neppure sui palcoscenici più impegnativi, e questo le fa onore. La perla resterà l’impatto decisivo sul derby d’andata con Villa Cortese (purtroppo, uno degli ultimi).
Set giocati 25, punti 47, attacchi vincenti 44 (37,3%), ricezioni perfette 53 (39,8%), muri 1, ace 2. Champions League: set giocati 16, punti 11, attacchi vincenti 9 (29%), ricezioni perfette 10 (25%), muri 2, ace 0.
Il futuro: Le prestazioni di quest’anno potrebbero darle la forza necessaria per mettersi in luce altrove.

Valentina Arrighetti 7 – Una stagione passata a rincorrere palloni, a innervosirsi e inveire contro tutto e tutti. Non fa bene alla salute, ma anche così riesce a chiudere con un bilancio di tutto rispetto sia a muro, sia in attacco, almeno finché le arriva qualche rifornimento. Sul piano tecnico non le si può imputare nulla, è mancato invece il suo apporto a livello di esperienza, quello che ci si aspetta da una della sua caratura.
Set giocati 76, punti 230, attacchi vincenti 168 (52,7%), muri 59, ace 3. Champions League: set giocati 45, punti 126, attacchi vincenti 83 (51%), muri 37, ace 6.
Il futuro: A meno di clamorose novità, è il perno su cui basare la squadra del futuro.

Valeria Caracuta 6,5 – Il voto più sofferto per un’impresa che, a considerare il coefficiente di difficoltà, meriterebbe un 10. Catapultata all’improvviso dall’infortunio di Lloyd in un ruolo più grande di lei, ha accettato la sfida e a modo suo l’ha vinta, portando la squadra a un passo dagli obiettivi. A fermarla non sono stati i limiti tecnici, ma quelli di personalità, inevitabili per una debuttante a questi livelli: non è un caso se è sempre mancata nei match decisivi.
Set giocati 68, punti 27, attacchi vincenti 13 (34,2%), muri 8, ace 6. Champions League: set giocati 31, punti 6, attacchi vincenti 1 (8%), muri 1, ace 4.
Il futuro: Per lei potrebbe esserci un posto da titolare altrove, ma prima ci vuole l’alternativa.

Giulia Pisani s.v. – L’Oscar della sfortuna per la promessa toscana: ha sopportato la panchina con tenacia e umiltà per l’intero arco dell’anno, concedendoci soltanto brevissimi lampi del suo talento, e il destino l’ha “ricompensata” con un banale quanto grave infortunio in allenamento. L’augurio è che torni al più presto, la nostra pallavolo ha bisogno della sua freschezza e della sua grinta.
Set giocati 19, punti 28, attacchi vincenti 18 (50%), muri 10, ace 0. Champions League: set giocati 6, punti 10, attacchi vincenti 4 (50%), muri 5, ace 1.
Il futuro: Tornerà a fine anno, conoscendola può farcela anche prima. Con che maglia?

Veronica Bisconti 6 –
Quando la chiami c’è sempre, pronta a subentrare anche nei contesti più delicati e a tenere la seconda linea, se non con perfezione stilistica, sicuramente con la tranquillità di una veterana. Meno incisivo dell’anno scorso il suo contributo in battuta. Gioca poco, ma il suo lavoro oscuro meriterebbe qualche riconoscimento in più.
Set giocati 58, punti 1, ricezioni perfette 28 (40%), ace 1. Champions League: set giocati 31, ricezioni perfette 13 (37%), ace 0.
Il futuro: Deve scegliere se restare come preziosa alternativa o tentare la sorte più o meno lontano.

Vittoria Prandi, Caterina Cialfi, Veronica Taborelli, Ilaria Spirito, Viola Tonello s.v.

Carlo Parisi 6,5 – Tutto ruota intorno al solito dubbio: si poteva fare di più, considerando gli scherzi della malasorte e le non affilatissime armi a disposizione? Forse in qualche circostanza avrebbe potuto osare maggiormente, sfruttando meglio la panchina, ma sotto l’aspetto tecnico gli si può imputare poco. È mancato probabilmente un po’ dal punto di vista della gestione del gruppo, non riuscendo a trasmettere alle giocatrici la pazienza e la fiducia che predicava da inizio stagione. La pressione che si è sentito addosso quest’anno, del resto, era inedita anche per lui.
Il futuro: “Ho un altro anno di contratto”, nulla da aggiungere.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 maggio 2013
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