Management del Dolore Post Operatorio: “E’ sacro tutto ciò che rende felici”

I quattro ragazzi di Lanciano durante il concertone del Primo Maggio hanno alzato le polemiche per la loro esibizione provocatoria. Ecco l'intervista a Luca Romagnoli, cantante della band

managemente del dolore post operatorioDurante il concertone del Primo Maggio si sono esibiti con un taglio da frati francescani inscenando una messa laica con la consacrazione di un preservativo prima della canzone Pornobisogno che apre l’album che li ha consacrati al successo. I Management del dolore Postoperatorio sono una band di quattro ragazzi di Lanciano che si è affermata da qui a qualche anno facendosi largo in numerosi festival dello scenario indipendente, arrivando addirittura allo Zsigest festival in Ungheria. Il loro album AUFF! è un’onomatopea grottesca che racchiude il pulsare di una vita vissuta con autoironia attraverso i sensi alla ricerca della propria soddisfazione interiore ed esteriore, con il tentativo di calmare il corpo facendolo strabordare di piacere e di risate. I quattro riassumono l’essenza dell’etica punk con il loro approccio stilistico. Sono animali da palco fieri di esserlo, volutamente provocatori e grezzi, politicamente scorretti e liberamente scandalosi. Non si preoccupano di risultare intellettuali o colti perché loro parlano alla pancia di chi li ascolta attraverso la loro di pancia. La loro esibizione al concerto del primo maggio verrà ricordata proprio come provocatoria e dissacrante. verrà ricordata proprio come provocatoria e dissacrante. Infatti, dopo aver eseguito la canzone Norman, il cantante si abbassa i pantaloni come segno di protesta nei confronti degli organizzatori che decidono di togliere l’audio al gruppo, ritenuto troppo estremo e di cattivo gusto per il pubblico del concertone. Immediata la polemica e l’indignazione da parte di molti, ma anche una doverosa solidarietà da parte degli addetti ai lavori, tra cui Elio, di Elio e le storie tese. Una chiacchierata con Luca Romagnoli, voce dei Management, servirà ad inquadrarli meglio.
 
Parliamo del concerto: il taglio di capelli da frate e la consacrazione del preservativo erano un’ esplicita irrisione della liturgia cattolica. Da cosa nasce questa provocazione?
«Dall’amore che abbiamo per la nostra salute, che senza quella non riusciamo ad essere felici»
 
Luca, come mai hai mostrato gli organi genitali?
«Per palesare il loro ottimo stato di conservazione (dato l’utilizzo del preservativo)
E’ stato un gesto istintivo di stizza. Quando la musica si interrompe, mi saltano tutte le rotelle, amo troppo la musica».
 
In molte delle vostre canzoni mi pare si trovi  la tematica della ricerca del piacere e della sublimazione del dolore attraverso il sesso. Che cosa è per voi?
«La ricerca della propria felicità».

Partendo dal titolo di una vostra canzone, Pornobisogno, l’uomo ha bisogno del porno? 
«L’uomo ha bisogno di ricercare la propria verità». 

Luca, in un’intervista hai detto che Cristo e San Francesco sono due rivoluzionari. Che cosa ti comunicano queste due figure?
«La continua ricerca di se stessi e dell’amore. L’amore puro rende le persone che lo osservano, e che non sono capaci di capirlo, invidiose e cattive».

 
Che rapporto avete con la spiritualità?
«Crediamo in tutto e in tutti, forse non siamo credenti, ma di certo siamo creduloni. Ci piace credere a tutti e sorridere a tutti. Amare la vita e tutte le cose, pure le più piccole, è forse per noi la più grande forma di spiritualità».
 
Credete nella distinzione sacro/profano?
«E’ sacro tutto ciò che rende felici, profano tutto ciò che intristisce».

Quali sono le vostre origini?
«Italiche».
 
In che contesto siete cresciuti?
«Una città medievale piena di bellissime tradizioni».
 
Come mai Management del dolore postoperatorio? È stato l’ospedale il centro di tutto?
«E’ stato un incidente il baricentro della creazione della nostra visione della vita».
 
Quando avete iniziato a suonare insieme? È una formazione costante la vostra?
«E’ costante la voglia di essere se stessi, chiunque salga sul palco».
 
Attraverso il dolore si può crescere?
«Purtroppo si cresce quasi esclusivamente tramite il dolore. Ma noi non vogliamo soffrire, perché in fondo non vogliamo crescere».
 
Se doveste scegliere tre dischi e tre libri da portare con voi in un viaggio, quali portereste?
«Si va a periodi per certe cose, attualmente vi consigliamo qualcosa su Epicuro, e un poco di jazz».

Che rapporto avete con la politica?
«Non pervenuto».
 
E con il pubblico?
«E’ la nostra droga. Ci hanno definiti drogati. E difatti ci droghiamo con l’energia e i sorrisi delle persone che ci stimano. E ci droghiamo anche con le critiche, che fanno sempre bene».
 
Con il vostro stile e la vostra musica volete lanciare un messaggio in particolare?
“Fate della vostra vita un capolavoro”
 
Prossimi progetti in cantiere?
«Non fermare mai la musica. Quando si ferma la musica è tutto finito».
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 maggio 2013
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