“Mi ami? Dammi 20mila euro”. Processo al finto amante

Due uomini accusati di circonvenzione di incapace nei confronti di una disabile che utilizzava una community telematica per non sentirsi sola. Scoperti grazie a sindaco e vigili

Un tentativo di estorcere soldi a una donna che non si poteva difendere, bisognosa di affetto, ma colpita da una disabilità mentale, tanto da avere bisogno, come tutore, del sindaco del paese (ora ex sindaco). La vittima sarebbe stata raggirata da due uomini, accusati di circonvenzione di incapace, in un processo iniziato al tribunale di Varese. La donna è del 1948, difesa dall’avvocato Marina Curzio. Tutto inizia con l’acquisto di un telefono che permette l’uso di una chat. Iniziando a navigare, e fingendosi una ragazza di 30 anni, la donna incontra per via telematica un vero 30enne di Brescia, confidandogli subito il suo bisogno di amicizia e calore. La signora, che all’epoca dei fatti ha già 60 anni, si invaghisce dell’amico. Ma lui pare non voglia amore, bensì denaro. Con una scusa, manifesta difficoltà economiche, riuscendo a convincere la signora a versargli 20mila euro in un vaglia postale.

Il finto amante effettua alcuni viaggi per incontrare la donna a Cittiglio, e si prende di nascosto alcuni oggetti che trova a casa sua. La signora, vedova e con un figlio, è manifestamente incapace, o almeno questa è la tesi dell’accusa che, sulla scorta del giudizio di un consulente, cercherà di dimostrare che era impossibile non accorgersi che la donna é disabile. Oltre ai soldi versati a quello che riteneva essere un suo nuovo partner, la vittima aveva anche dato retta al consiglio di vendere la casa a un intermediario immobiliare. Una villetta di Cittiglio che vale almeno 150mila euro e che sarebbe stata venduta per soli 35mila euro, se non fosse stato per l’intervento di un assistente sociale e del sindaco, che sono riusciti ad annullare il preliminare di vendita, già firmato (foto, tribunale di Varese)
La vittima era stata inoltre convinta a cedere un quinto della sua pensione, come garanzia per un finanziamento di 12mila euro. Le indagini sono state delegate alla polizia locale del medio verbano che dopo accurati accertamenti ha permesso alla procura di portare a giudizio il latin lover bresciano e il titolare di una società di Varese, poi andata in liquidazione, che aveva concluso l’affare del finanziamento sospetto, oltre a un prestito immediato di 1400 euro andato nelle tasche del presunto fidanzato. Non era la prima volta che la signora incappava in un guaio del genere. Nel 2009, sempre con una amicizia nata via chat, era stata abbordata da un palermitano che le aveva trafugato 6mila euro. La donna aveva quindi raccontato le modalità con cui era stata truffata a suo tempo, al suo nuovo amico, che pare abbia usato modalità del tutto simili.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 maggio 2013
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