Riti amorosi, minacce e un’auto incendiata, in manette tre persone

Gli uomini del commissariato di Gallarate hanno ricostruito una vicenda che vede coinvolto Gennaro Accarino. Sia dal carcere che dai domiciliari perseguitava la sua ex-compagna avvalendosi anche di altri due pregiudicati

Prima le lettere dal carcere piene di minacce nei confronti della sua compagna, poi gli sms e le telefonate dagli arresti domiciliari e, infine, l’incendio dell’auto dell’amante. L’escalation di gelosia e violenza di Gennaro Accarino (foto a sin.) lo ha riportato, ancora una volta, in carcere ma questa volta in compagnia di altri due soggetti, considerati gli esecutori dell’attentato incendiario datato 2 gennaio 2013, il giorno del compleanno di Accarino.  Gli arresti sono scattati alle prime ore di questa mattina da parte degli agenti del Commissariato di PS di Gallarate diretto dal Vice Questore Aggiunto Gianluca Dalfino che hanno portato in via per Cassano anche il 21enne P.G. E il 42enne F.D.G.,ritenuti gli esecutori materiali dell’incendio. Il mandante era già tornato in carcere da fine gennaio del 2012 a causa di ripetute violazioni del regime di arresti domiciliari.

Dietro quell’attentato, dunque, una storia di atti persecutori nei confronti di una donna con la quale Accarino aveva avuto una relazione, durata alcuni mesi, nel corso del 2012. Questa, stanca di aspettarlo per i lunghi periodi di carcerazione, aveva deciso di tagliare i ponti e rifarsi una vita.  Questa decisione ha mandato su tutte le furie il suo ex il quale non aveva alcuna intenzione di chiudere la relazione. Già dal carcere aveva cominciato ad inviare lettere minatorie a lei e ai suoi genitori. Ad alcuni amici aveva chiesto – addirittura – di rubare in casa della donna degli indumenti intimi per poter fare un rito amoroso che l’avrebbe riportata da lui. Poi ha ottenuto gli arresti domiciliari e ha cominciato a bombardarla di messaggi minatori del tipo: “Sai di cosa sono capace, mi conosci bene” oppure “dopo di me chi arriverà, povero lui” e anche “se ha le palle fammelo incontrare”.

Dinanzi alle ferme e tenaci resistenze della donna lo stalker ha allora incaricato due suoi conoscenti, un disoccupato ventiduenne residente a Fagnano Olona già noto per diversi precedenti di polizia per stupefacenti, e un quarantaduenne bustese noto col soprannome di “Fonzie” anch’egli con precedenti di polizia, di incendiare l’auto dell’uomo. Secondo quanto accertato dagli investigatori, infatti, proprio la sera del suo quarantatreesimo compleanno, dopo una telefonata alla donna effettuata con lo scopo di farsi fare gli auguri e nel corso della quale invece dava luogo ad un violento alterco con il suo nuovo compagno, Accarino ha convocato i due uomini presso la sua abitazione per istruirli sul da farsi.

L’ordine è stato eseguito il giorno stesso, quasi come se si fosse trattato di un regalo di compleanno per lui. Solo per pura fortuna e grazie all’immediato intervento dei Vigili del Fuoco l’incendio non si era propagato alle case ed alle autovetture vicine. La donna ha immediatamente messo gli investigatori sulla pista giusta, sospettando che dietro quell’incendio ci fosse proprio la mano del suo ex. L’indagine, nella quale è stato utilizzato lo strumento delle intercettazioni telefoniche, ha permesso di trovare ulteriori conferme su chi avrebbe potuto commettere l’incendio. A far cadere gli autori nella rete degli investigatori l’sms che il 22enne, dopo essere stato interrogato dal sostituto procuratore Pasquale Addesso, aveva mandato alla propria ragazza: “Sanno che sono stato io” – aveva scritto.

Dalle indagini emerge tutto lo spessore criminale di Gennaro Accarino, già in carcere per aver abbandonato sull’asfalto Stefano Ferrario, il pacifista samaratese morto il 3 giugno dell’anno scorso proprio a causa delle ferite riportate nell’incidente con un trattore che Accarino aveva appena rubato, con un complice. In precedenza era finito dentro per questioni legate al traffico di rifiuti, insieme ad altri componenti della sua famiglia, detenzione di armi e per droga.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 maggio 2013
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