SeaHandling, PRC: “No alla privatizzazione”

La posizione del Partito della Rifondazione Comunista di Varese: «Il lavoro non si può misurare solo in termini di quantità»

Riceviamo e pubblichiamo

Sull’intera operazione legata al processo di privatizzazione di SEA, la Federazione Provinciale di Rifondazione Comunista ha già più volte, e fin dall’inizio della vertenza, espresso la propria netta contrarietà. E, a maggior ragione, entro una fase socio-economica come questa in cui il lavoro è divenuto sempre più l’elemento di discrimine tra un minimo di dignità sociale e la più profonda e drammatica disperazione.
Torniamo quindi a ribadire la nostra posizione contraria rispetto alle ipotesi ventilate in questi giorni di privatizzazione del settore Handling, ancora in attesa della decisione della Commissione Europea sulla richiesta di sospensiva del provvedimento di restituzione dei 360 milioni di euro di aumento di capitale da parte della società dei servizi di terra, restituzione che comporterebbe, inevitabilmente, il fallimento della stessa.
Non siamo assolutamente d’accordo con l’apertura dei Comuni del CUV (per tramite del Presidente di turno, Tiziano Marson, vicesindaco di Casorate), a latere dell’incontro di qualche giorno fa con Pisapia, Bonomi (il Presidente leghista di SEA) e Vito Gamberale del fondo F2I, nei confronti della vendita dell’Handling in cambio di non verificate rassicurazioni sull’occupazione. E questo per tre motivi.
In primo luogo perché il lavoro non si può misurare solo in termini di quantità (ovvero la salvaguardia degli attuali occupati, tra l’altro e comunque non garantita se non a parole), ma anche di qualità delle mansioni e del salario. Restano ancora sul campo gli scenari legati al licenziamento di circa 780 lavoratori e la mobilità per altri 200; oltre ad una riduzione degli stipendi già pesantemente colpiti dalla crisi economica e dalla fallimentare gestione dell’aeroporto di Malpensa anche da parte di chi è tuttora Presidente della società che gestisce il sistema. È proprio di queste ore, inoltre, l’ulteriore dramma di alcuni lavoratori del Consorzio Lepanto che saranno licenziati all’inizio di giugno.
In secondo luogo perché vivo e tragico resta il ricordo degli esiti della privatizzazione forzata di AdR, conclusasi nel 2000 anch’essa con ampie rassicurazioni, che non solo non ha garantito l’occupazione, portando al licenziamento di migliaia di lavoratori, ma ha anche peggiorato notevolmente le condizioni lavorative di chi è rimasto.
Infine perché restiamo convinti che dismettere, soprattutto in una fase di crisi, i beni pubblici strategici per fare cassa sia un errore e che sia ancora possibile, attraverso l’ascolto e il dialogo davvero interessato al bene dei lavoratori e dei cittadini, seguire strade diverse.
Invitiamo quindi il CUV a rettificare la posizione di apertura rispetto all’ipotesi di privatizzazione, considerando il Consorzio come uno tra i più importanti rappresentanti sul territorio dell’interesse dei lavoratori (in gran parte residenti proprio in Provincia di Varese). E invitiamo il sindaco Pisapia, in particolar modo in un periodo di estrema sofferenza del lavoro a tutti i livelli e nella nostra Provincia, a non cadere nella tentazione della "schettinata", ma a restare invece ben saldo al timone della nave SEA per guidarla verso acque più tranquille.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 maggio 2013
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