Signor giudice il “vaffa” non è reato

Pier Fausto Vedani riprende una storia realmente accaduta e raccontata dall'avvocato Bombaglio su Living. La Cassazione nel 2007 ha equiparato il “vaffa” a “ non infastidirmi”, “ lasciami in pace”

Fabio Bombaglio ha una rubrica su “Living”, importante rivista dedicata alla casa, dove recupera e racconta anche storie del nostro territorio con il risultato di regalare qualche minuto di serenità e anche di allegria alla moltitudine che da tempo lo legge. Nell’ultimo numero della rivista vengono ricordate un paio di imprese del bizzarro ed esplosivo avvocato Lanfranconi, una delle quali connessa alla depenalizzazione, avvenuta nel tempo, dell’uso del “vaffa", oggi tanto caro a Grillo e anni fa, se non erro, addirittura refrain di una canzone di Masini.
A Erba davanti al pretore sarebbe comparso un imputato di ingiurie: il reato si era concretato con una poderosa edizione lombarda del “ vaffa”, cioè “vadavia..” L’avvocato Lanfranconi, che, ricambiato, detestava il magistrato, offrì gratis il suo patrocinio all’accusato. Il risultato: sin dall’inizio, per tutta l’arringa e sino alla sua spettacolare conclusione, il diabolico legale riuscì ad infilare una serie di “Vadavia..signor Pretore” giuridicamente inappuntabili ma destinati a restare nella piccola storia delle preture lombarde.
Non ci sarebbe stata una pesantissima condanna dell’imputato – anche i giudici nel loro piccolo si incazzano- se il tutto fosse accaduto ai nostri giorni dal momento che la Cassazione, come ricorda Bombaglio, nel 2007 ha equiparato il “vaffa” a “ non infastidirmi”, “ lasciami in pace”.Già, ma il “vaffa” è centro-meridionale e l’arguto editorialista di “Living” sottolinea la possibilità in sede giudiziaria di una mancata equiparazione al nostro più diretto e forse anche un tantino più rozzo“vdelc”.
Oggi la rozzezza e la volgarità del linguaggio sono diffuse, ma nemmeno nei momenti di maggiore tensione non ci si deve adeguare alla moda.Per due motivi fondamentali: la buon educazione e il pericolo di vedersi offrire il patrocinio gratuito da qualche epigono dell’avvocato Lanfranconi.
La prudenza non è mai troppa davanti a un ambiente giudiziario nazionale in ebollizione.Ecco, forse alcuni di noi, non bene educati, per manifestare in modo comunque plebeo il dissenso potrebbero ricorrere a una formula lombarda colloquiale, familiare direi.
Nei giorni scorsi dopo avere letto una montagna di cronache giudiziarie stava per sfuggirmi il 
“vadaviaiciapp” sentito da ragazzino quando gli adulti si sfidavano alle carte o alle bocce nei caffè di periferia. Mi sono fermato perché l’esclamazione, già di per sé inopportuna, non è stata ancora valutata dalla Cassazione.
E poi l’avvocato Lanfranconi non si deve rivoltare nella tomba.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 maggio 2013
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