Squinzi: “Il manifatturiero è fondamentale per la ripresa”

Il presidente di Confindustria ribadisce all'assemblea di Univa la centralità del sistema dei distretti industriali italiani e innesca la polemica: «Se noi imprenditori fossimo così lamentosi come hanno scritto alcuni giornali, non saremmo il secondo paese manifatturiero in Europa»

Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, come già aveva fatto nei giorni scorsi, ha ribadito anche all’assemblea di Univa la centralità del sistema manifatturiero nella ripresa dell’economia italiana. «ll problema è che il nostro fattore trainante cioè il manifatturiero – ha detto Squinzi – sta soffrendo maledettamente, nonostante le esportazioni compensino la bilancia commerciale. E il fatto che l’anno scorso abbiamo avuto 12 miliardi di attivo è la conferma che i consumi interni si sono sgonfiati».
Pur mantenendo la nostra capacità di esportare, dal 2007 l’Italia ha perso il 25 % dei volumi prodotti, molto più di altri paesi. «Quando cala il manifatturiero – ha sottolineato il presidente di Confindustria – lo si sente di più nelle regioni del nord, ecco perché qui soffriamo più degli altri. Se andiamo a vedere il numero dei suicidi tra gli imprenditori, la maggiorparte vengono dal nord e in particolare dal nord est. Dobbiamo ritrovare la crescita e il punto centrale per la ripartenza del Paese non puo’ essere che il manifatturiero. In Italia l’incidenza del manifatturiero è del 17% contro il 20% del resto d’Europa, mentre negli anni del boom economico si toccava il 23%. Quindi dobbiamo tornare tutti a crescere nel manifatturiero. In questi anni si è creata una mentalità, anche per colpa della politica, contro l’idea di chi fa impresa». Su quest’ultimo punto Squinzi ha ricordato una recente polemica con alcuni organi di stampa: «Alcuni giornali non amici di Confindustria – ha ricordato Squinzi – hanno scritto che noi imprenditori siamo dediti al lamento. Ma se fossimo così lamentosi non saremmo il secondo paese manifatturiero in Europa».
 
Giovanni Brugnoli, presidente di Univa, nella sua relazione  ha sottolineato a più riprese la necessità di sviluppare un nuovo modo di approccio con i territori, tema su cui il presidente di Confidustria ha dimostrato una reattività immediata. «Abbiamo paesi qui vicino, come il Canton Ticino – ha sottolineato Squinzi – dove la burocrazia funziona e ti danno una Via (valutazione di impatto ambientale ndr) in pochi giorni, mentre in Italia ci metti tre anni. Se poi aggiungiamo il grandissimo problema del sistema fiscale, iniquo, penalizzante e poco amico del cittadino e delle imprese manifatturiere, diventa tutto più difficile. Sul credito c’è un dato preciso: a noi sono mancati 60 miliardi di euro di credito alle imprese. Cosa si puo’ fare? La prima misura per fronteggiare il problema del credito è che lo Stato paghi i debiti verso le imprese. Uno stato che non li paga non è degno di un paese civile. Guardo l’amico Fontana, sindaco di Varese, che annuisce». 

Il rapporto con i sindacati
– Nell’assemblea di Univa erano presenti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Franco Stasi, Carmela Tascone e Antonio Albrizio, il cui ruolo positivo nel concertazione in provincia di Varese è stato richiamato nella relazione di Brugnoli. «Nei prossimi giorni – ha ricordato Squinzi in chiusura del suo intervento – firmerò un altro accordo fondamentale che è quello della rappresentanza con le parti sociali, un punto su cui non si interviene da 60 anni. Ricordiamo che le parti sociali sono preoccupate quanto noi e se siamo sulla stessa barca occorre remare tutti nella stessa direzione. Se siamo coesi riusciremo a fare qualcosa per questo Paese».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 maggio 2013
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