Alzaia, la chiusura al traffico è una promessa incompiuta

Il commento del Comitato per la Tutela del Basso Verbano "Difendere Sesto"

Il Comitato per la Tutela del Basso Verbano "Difendere Sesto" chiede conto all’amministrazione in merito alla chiusura al traffico dell’Alzaia per la quale erano state raccolte oltre mille firme. Il documento del comitato:

La richiesta di chiusura al traffico veicolare dell’Alzaia Leandro Mattea di Sesto Calende fu presentata molto tempo addietro agli Amministratori i quali dichiararono che, essendo la chiusura nel loro programma, sostituiti tutti i semafori con le rotatorie, si sarebbe potuta attuare.
L’ultimo semaforo “cadde”, non senza rumore mediatico, nel dicembre 2012, ma la chiusura non fu attuata.
Quindi ecco il via alla raccolta di firme, nella primavera 2013, per tutelare il luogo e rimuovere nel contempo la discriminazione esistente tra cittadini autorizzati e non autorizzati.
Furono facilmente raccolte oltre 1000 firme a favore della chiusura e ciò indusse a pensare che tale implicito sondaggio sarebbe stato considerato un evidente avallo popolare al completamento dell’operazione.
Ovvero: eliminati i semafori, chiusa al traffico l’Alzaia.
Invece no, l’Amministrazione sestese non ha battuto ciglio malgrado l’evidenza del fascicolo contenente 1054 firme classificato al protocollo a sostegno della chiusura dell’Alzaia.
Non abbiamo ricevuto nemmeno una riga, né di spiegazione né di giustificazione. Una riga? Nemmeno una parola.
Rimane quindi confermato il traffico di automobili sull’Alzaia che costituisce un pessimo biglietto da visita per Sesto Calende.
Rimane anche aperta la delicata questione ambientale costituita dal transito di veicoli a motore a pochi metri dai nidi di cigni, anatre, folaghe, svassi e altri animali che, particolarmente in primavera, creano l’effetto di un ritrovato Eden.
Noi riteniamo che alternative non ne debbano esistere, l’Alzaia deve essere chiusa.
E di nuovo diciamo grazie ai 1.054 cittadini che hanno sottoscritto la petizione.
Rimane l’amaro dell’occasione persa, il “quasi c’eravamo”, la sensazione che il treno non
passa due volte.
Poteva essere una dimostrazione nel senso “yes, we can”, ossia che sì, anche l’Ambiente
esiste e ne teniamo conto e, a piccoli passi certo, perchè le resistenze sempre ci sono, si possono perseguire obiettivi in crescita. Ma non è ancora questo il caso di Sesto Calende.
Questo tema della chiusura dell’Alzaia è nel filone delle piste ciclopedonali in genere, non è solo una semplice questione viabilistica sestese.
Si potrebbe fare ben di più. Il percorso tra il ponte di ferro ed il campeggio un tempo chiamato “La Lucciola”, non completamente ciclopedonale per via dell’Alzaia, è solo una piccola parte di un più esteso percorso che potrebbe, diciamo pure dovrebbe, raggiungere verso ovest il confine comunale oltre Lisanza, lasciando poi agli angeresi l’impegno di proseguire.
E inoltre, verso est, in comune di Golasecca, c’è il problema di superare in sicurezza il tratto di strada che costeggia il campeggio.
Restano poi alcuni chilometri di Alzaia di Golasecca e di Somma Lombardo che sono ancora percorribili in auto, pur essendo tale strada assolutamente secondaria.
Ma finchè restiamo all’anno zero, finchè l’Ambiente rimane un fastidio e non diventa un impegno, possiamo solo perdere occasioni.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 febbraio 2014
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