Amianto nell’ospedale, 18 dipendenti fanno causa

La Procura ha aperto un fascicolo per omessa sicurezza sul posto di lavoro. Preoccupazione tra i manutentori che hanno lavorato a contatto con le tubature foderate di amianto, soprattutto dopo la morte di due colleghi per mesotelioma

Prima è arrivata la morte per mesotelioma di uno dei manutentori storici dell’ospedale di Gallarate (avendoci lavorato dal ’65 all’82), era il 2007 e il suo caso è finito in tribunale a Busto Arsizio con una condanna in primo grado per l’azienda ospedaliera per un risarcimento da 800 mila euro. Poi è sopraggiunto il decesso, per la stessa malattia, del collega che aveva anche testimoniato in quel processo, anch’egli per decenni a stretto contatto con le tubature dell’ospedale e – fatto ancor più triste – nel giorno in cui è andato in pensione. Ora la preoccupazione si è diffusa tra gli altri 17 manutentori che negli ultimi decenni hanno lavorato in quell’ospedale dove solo nel 2011 è iniziato il lavoro di bonifica dall’amianto, il killer silenzioso con il quale sono stati a contatto per moltissimi anni, senza che nessuno – sostengono – li abbia informati di quello che avrebbero respirato.

Sono tanti gli esposti presentati alla Procura di Busto Arsizio, attraverso l’avvocato Dario

Celiento, che accusano l’azienda ospedaliera di non aver messo in atto procedure di sicurezza per difendere i manutentori dal pericolo che stavano correndo. Una questione molto seria della quale si sta occupando il sostituto procuratore Nadia Calcaterra (foto a destra) che ha aperto un fascicolo contro ignoti per omessa sicurezza sui luoghi di lavoro. Anni passati a riparare tubature all’interno di una struttura che nascondeva il pericoloso materiale un po’ ovunque, soprattutto nelle pareti a copertura delle tubature. Proprio le tubature sono finite sotto accusa da parte dei manutentori: per anni hanno lavorato a stretto contatto, tagliandole e saldandole, respirando le polveri ogni volta che i muri venivano spaccati per le riparazioni. Ce n’era talmente tanto di amianto che l’ospedale Sant’Antonio Abate è stato per lungo tempo inserito nella black list delle strutture lombarde pericolose per la salute. L’indagine è solo all’inizio e dovrà ricostruire un lungo periodo di interventi all’interno delle strutture che fanno parte dell’azienda ospedaliera. 

Nei giorni scorsi, infatti, è stata chiesta la documentazione da parte della Procura e – fanno sapere da Gallarate «l’azienda è venuta a conoscenza dell’esposto esclusivamente a seguito della richiesta da parte della competente Procura di produrre documentazione inerente il tema amianto. I contenuti specifici dell’esposto non sonoa noi noti anche se abbiamo puntualmente fornito alla Procura la documentazione richiesta».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 febbraio 2014
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