Banks, dichiarazione d’amore a Varese

Intervista alla guardia di Memphis: «Tornare è stato fantastico: l'atmosfera che mi circonda mi spinge a giocare sempre meglio». E mentre attende il ritorno del figlioletto, confessa: «Restare? Mi piacerebbe»

Le scarpe questa volta sono tra il verde e l’azzurro, con suola arancione. Il sorriso e la gentilezza invece sono quelle consuete: Adrian Banks, chiamiamolo “Adrian Banks II” per distinguerlo da quello dello scorso anno, è forse il personaggio più interessante della Cimberio in versione 2013-14. Canestri, leadership, capacità di caricare il pubblico. E poi il rap, i social network e l’amore incondizionato verso Drizzy, il proprio figlioletto che tra poco verrà a trovarlo: a dirla così il Banks attuale non è troppo differente da quello visto nella stagione degli “Indimenticabili” ma nella sostanza la guardia di Memphis, 28 anni, appare cresciuta in campo e fuori.

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(Banks in lunetta a Venezia)

«Lo scorso anno – ammette – la leadership era ancora più distribuita tra i componenti della squadra. In questo campionato, al mio arrivo, ho trovato un’atmosfera fantastica sia da parte del pubblico sia da parte dei compagni. Questo per me è importante: talvolta quando un giocatore torna nella sua ex squadra viene “sopportato”, ma non è il mio caso con Varese. Sento un grande clima, mi piace e mi aiuta».

Lei sembra anche migliorato dal punto di vista del gioco, per lo meno nel tiro da 3 punti in cui ora è molto più preciso (dal 29,2% al 57,9%!). Ha fatto allenamenti specifici?
«No, credo che le percentuali più alte derivino da una selezione migliore dei tiri. In passato ero più portato a forzare e forse avevo meno soluzioni a disposizione, perché l’area era occupata da Dunston e palla in mano per me c’erano meno spazi. Ora invece ho più scelta su cosa fare: talvolta posso tirare con più libertà, altrimenti provare l’entrata o l’arresto e tiro. Subisco anche più falli, per esempio (4,7 di media partita contro 3,4 ndr)».

Dica la verità: quando è sbarcato a Malpensa e da lì subito a Parigi per la prima partita della stagione, cosa ha pensato nel vedere la Cimberio di allora?
«Quando sono tornato non giocavo da un po’ di tempo e non mi allenavo da due settimane. Quindi non ho guardato troppo agli altri: dovevo concentrarmi su di me, sul mio lavoro, sulle mie prestazioni. Seguivo Varese da lontano e sapevo che il momento era difficile, però ho immediatamente sentito l’affetto verso di me. Appena arrivato mi sono sentito a casa mia, sono stato subito felice di essere qui, ho ritrovato tanta gente che mi aveva voluto bene. Ecco: ho pensato di più a queste cose».

Forse è presto per parlarne, però sa che molta gente spera già che lei resti anche nel prossimo anno.
«Beh, e io penso che sia una cosa possibile. Certo, ora penso anzitutto alle partite che dobbiamo giocare e a raggiungere i playoff, però Varese mi piace e se ci fosse la possibilità, sarei contento di continuare a giocare qui. E quando parlo di Varese non mi riferisco solo alla squadra, o all’organizzazione societaria, ma parlo anche della gente, dei luoghi, della città».

L’obiettivo sportivo della stagione, comunque, restano i playoff?
«Oh, sì: abbiamo una sfida diversa rispetto all’anno scorso e vogliamo riprovare ad arrivare ai playoff. Purtroppo per una squadra come la nostra, che si deve ricostruire (calca la voce su questo termine ndr), non è semplice ripetere risultati come quelli di dodici mesi fa. Questo lo possono fare coloro che anno dopo anno, modificano poco e restano ad alto livello. Per Varese è più difficile, dovendo cambiare diversi giocatori, ma ricordiamo anche che l’Eurocup ha permesso di fare un’esperienza di grado superiore».

La gente si attende molto da lei, ma aspetta anche a braccia aperte suo figlio Adrien.
«Sta per arrivare ed è felice di raggiungermi in Italia, anche se mi ha detto che prima deve festeggiare il compleanno (il 9 febbraio, lo stesso giorno di Adrian) con i suoi amichetti. Saranno due settimane speciali, quelle con lui, anche perché quest’anno è stato con me meno che in passato. Per me non vederlo è un grande sacrificio ma voglio anche dire alla gente di Varese che con me è fantastica. Ogni giorno, ma proprio ogni giorno, incontro qualcuno che mi chiede di Drizzy, vuole sapere quando arriva, vuole salutarlo. E non sapete quanto ciò mi faccia piacere e me lo faccia sentire vicino».

UOMO IMMAGINE – Intanto la società ha pensato proprio a Banks per realizzare una t-shirt in collaborazione con "Manymal", marchio di moda varesino che è al lavoro in questi giorni per confezionare un capo che promette di andare a ruba tra i tifosi. Adrian ci mette soprattutto il corpo, ricco di tatuaggi: il set fotografico è stato allestito nei giorni scorsi, mentre è fresco di montaggio un primo video promozionale. Se sono leoni, ruggiranno…

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 febbraio 2014
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