Beretta, quando il gol è di famiglia

Non solo Giacomo, cresciuto nel Milan e ora al Lecce: nei campionati minori segna a raffica anche Giovanni, il "Cobra", che al rientro da un infortunio ha realizzato con un gran colpo di tacco

Quella di segnare gol deve essere una dote tramandata nel patrimonio genetico per i fratelli Beretta, Giovanni e Giacomo: il primo è attaccante d’area che si è meritato il soprannome di "Cobra" per la prolificità sotto porta, il secondo sta giocando nel Lecce lanciato verso la Serie B e nelle ultime giornate, dopo qualche infortunio, ha ripreso a segnare con continuità anche grazie alla fiducia concessa da mister Lerda.
Per la nostra rubrica "Figli di un gol minore" abbiamo intervistato proprio il "Cobra" Giovanni, che ora gioca in Eccellenza con la maglia della SolbiaSommese. 

Giovanni, qual è stata la sua trafila calcistica?
«Ho fatto tutto il settore giovanile nel Bosto, prima di passare a Solbiate Arno nella Solbiatese. Nei tre anni in nerazzurro ho dapprima giocato nella Juniores Nazionale, poi ho esordito in serie D. Sono poi passato al Verbano (foto sopra), dove ho giocato sei stagioni, poi l’anno scorso ho militato nella Vergiatese e quest’anno sono tornato al "Chinetti" con la SolbiaSommese».

A Verbano era diventato un punto di riferimento anche in Serie D.
«A Besozzo mi sono tolto le maggiori soddisfazioni della mia carriera giocando tanto e bene nel campionato Interregionale e segnando diversi gol. Ma devo dire che anche le ultime due stagioni non sono andate male: a Vergiate ho realizzato 22 reti e quest’anno mi diverto molto».

Come è nato il soprannome "Cobra"?
«Con il Verbano la nostra addetta stampa ai tempi mi chiamava in questo modo per sottolineare la mia pericolosità in area di rigore e da lì hanno iniziato tutti a chiamarmi "Cobra". Mi piace e mi diverte quando mi chiamano così, anche perché è stato il secondo nome di tanti bomber come Tovaglieri e Soncin: con quest’ultimo ho fatto la foto ad Ascoli quando giocava con mio fratello».

A proposito di suo fratello, sembra che stia finalmente spiccando il volo.
«Giacomo (nella foto da uslecce.it) sta giocando molto bene, ora deve trovare più continuità. Lecce è una piazza importante che gli può far fare il definitivo salto di qualità. Il rapporto tra noi è buono, abbiamo anche giocato assieme qualche volta e mi fa molto piacere quando dice che qualcosa gli ho insegnato anche io. Ora ci vuole anche quel pizzico di fortuna in più: Lerda lo vede molto bene e se continua così può continuare a migliorare ancora».

Domenica intanto lei è stato autore di una spettacolare rete di tacco.
«È stato bellissimo, una rete di puro istinto, un colpo che mi è venuto senza pensarci troppo (GUARDA IL VIDEO). Ho fatto altri gol di tacco ma questo, sia per l’azione, sia per il fatto che rientravo dopo quattro settimane di stop per infortunio, è forse il più bello. Avevo tanta voglia di segnare e farlo così dà ancora più soddisfazione. In una parola: emozionante».

A Solbiate come va?
«Mi trovo benissimo, la squadra è giovane ma si lavora bene, con molta tranquillità ed è come stare in famiglia. Si può giocare a calcio senza assilli ed è un aspetto ideale; speriamo di salvarci al più presto».

E nel futuro come si vede?
«Il calcio no lo abbandonerò mai, è un ambiente che adoro e che non voglio lasciare per tutta la vita. Ad aprile prenderò la Laurea specialistica in Economia alla Cattolica e chissà, unendo questi due mondi, magari farò il corso da procuratore o agente Fifa. Per ora è solo un pensiero e parlare è facile, spero di poterlo realizzare, ma ci vorrà tanto impegno».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 febbraio 2014
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