Caso Uva, i 3 “No” all’archiviazione

L'inchiesta delle polemiche torna in aula l'11 marzo. Il gip ha fissato l'udienza che dovrà discutere la richiesta di archiviazione ma ci sono diverse opposizioni, anche quella dei genitori della vittima

Il caso Uva torna in aula l’11 marzo. Il gip Giuseppe Battarino (nella foto) ha fissato l’udienza che dovrà discutere la richiesta di archiviazione presentata dai pm che indagano sulla vicenda, Agostino Abate e Sara Arduini. La procura ha effettuato un surplus di indagini per accertare se qualcuno abbia picchiato in caserma o arrestato illegalmente Giuseppe Uva e Alberto Biggiogero, il 14 giugno del 2008, ma ha concluso che non vi sia alcun elemento che giustifichi una richiesta di processo. Le indagini erano state richieste dal gip Battarino che già una prima volta aveva rigettato la richiesta di archiviazione; e che nel suo provvedimento ha aperto alla possibilità che la traduzione in caserma di quella notte possa configurare un arresto illegale. L’archiviazione è avversata da Lucia Uva e dalle sorelle (rappresentate dagli avvocati Anselmo e Ambrosetti): le donne della famiglia da sempre sostengono che quanto avvenuto in quella caserma a Varese vada chiarito.

La novità è probabilmente l’allargamento del fronte anti-archiviazione: la tesi di Lucia Uva è sempre stata distinta rispetto a quella dei genitori e del fratello di Uva (rappresentati dall’avvocato Matera); questi ultimi non hanno mai sposato nelle aule di giustizia l’idea che il caso nascondesse torture e pestaggi disumani. Ma in questo caso i genitori vogliono che si vada avanti: hanno presentato richiesta di opposizione, esattamente come la parte civile di Lucia Uva, seppure senza aver mai accusato le forze dell’ordine di essere responsabili della morte del congiunto.

Il terzo no
Contro la richiesta dei pm di chiudere qui la vicenda ha presentato opposizione anche una terza parte, ovvero Alberto Biggiogero, difeso dall’avvocato Stefano Bruno. Biggiogero, il testimone che quella notte era presente in una stanzetta della caserma e che da quella posizione udì delle urla, compare come parte offesa a seguito dell’esposto che a suo tempo presentò in procura in cui indicava minacce e spintoni in strada nei suoi confronti da parte delle forze dell’ordine. L’uomo è stato interrogato e la procura ha concluso che non sia credibile, citando tra l’altro a sostegno di questa tesi anche alcuni problemi di dipendenza che potrebbero averne offuscata la lucidità. Il teste invece ha presentato una denuncia per quell’interrogatorio, e l’associazione “A Buon Diritto” presieduta dal senatore Luigi Manconi ha realizzato una sorta di fiction sul web contro i metodi utilizzati dal pm, realizzando un filmato ironico e molto critico che ne mostra le parti con maggiore tensione. 

Sulle accuse al pm:


La notizia dell’avvio dell’azione disciplinare
 
Il documento



Il procuratore capo difende il pm Abate



Il sen. Manconi accusa il pm di intimidire i testimoni 



Sulla morte di Uva


Il verbale di un poliziotto che racconta quella notte in caserma




La richiesta di archiviazione della procura


Il proscioglimento dei medici e le proteste di Lucia Uva e Ilaria Cucchi

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 febbraio 2014
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