Crescono le imprese di Energi.Va

Bilancio positivo per il consorzio di aziende unite per l’acquisto di energia elettrica e gas metano

Da una parte la crescita degli iscritti, dall’altra quella dei volumi: è positivo il bilancio con cui ha chiuso il 2013 Energi.Va, il consorzio di imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas metano che fa capo all’Unione degli Industriali della Provincia di Varese.
I numeri sono emersi durante la relazione di fine anno del Presidente di Energi.Va, Gianluigi Casati che, all’interno dell’Unione Industriali, ricopre anche la carica di Presidente del Comitato per la Piccola Industria (quella rappresentata dalle aziende come meno di 100 addetti). Al 31 dicembre 2013 i soci attivi iscritti ad Energi.Va erano 219, in aumento del 25% rispetto alla fine del 2012. Di questi 116 si rivolgono al consorzio per l’acquisto della sola energia elettrica, 17 per la fornitura del solo gas metano, mentre 86 si appoggiano a Energi.va per entrambe le fonti energetiche. Risultato: un volume complessivo annuo di 350 milioni kWh di energia elettrica (+10% rispetto al 2012) e di 52 milioni di mc di gas naturale (+9%).

La formula su cui si basa l’esistenza e l’efficacia di Energi.Va è molto semplice: aggregare la domanda delle piccole e medie imprese del territorio per raggiungere una massa critica tale da poter spuntare le migliori condizioni tra gli operatori del mercato. Prezzi ai quali le singole Pmi, da sole, non potrebbero arrivare.

“Il significativo incremento del numero dei soci riscontrato nel corso del 2013 – afferma il Presidente Gianluigi Casati – può essere letto in modi diversi, ma a me piace pensare che si tratti soprattutto di un attestato di fiducia nei confronti della nostra Unione Industriali e di apprezzamento per un servizio di concreta utilità, anche grazie alla professionalità offerta alle nostre aziende da SPI Power”. Ossia la divisione operativa sul fronte dell’energia della società di servizi alle imprese dell’Unione Industriali, Spi – Servizi & Promozioni Industriali Srl.
I risultati, per le imprese, sono stati anche misurabili. Come quelli riguardanti la bolletta di energia elettrica che, con il contratto di fornitura chiuso da Energi.va per il 2013, ha permesso alle imprese consorziate di risparmiare tra il 18 e il 20% rispetto al 2012.

I problemi semmai, come sempre emerge quando Energi.Va tira le somme delle proprie attività dell’anno appena trascorso, arrivano dal contesto socio-economico nel quale il consorzio e le imprese sono costrette a operare. La situazione, dice chiaro e tondo Gianluigi Casati, è sempre più assurda: “Non solo da sempre l’industria italiana lamenta un costo dell’energia elettrica molto superiore ai nostri competitori europei, ma da qualche anno stiamo vivendo la paradossale situazione per cui qualsiasi riduzione dei costi della materia prima è più che compensata dal rincaro delle sue componenti fiscali e parafiscali”. Diminuiscono i costi, aumentano gli oneri. Risultato: vantaggi zero in bolletta per le imprese italiane. Il riferimento di Gianluigi Casati è per le componenti A e UC, ossia gli oneri che vengono addebitati in fattura per ripianare i costi che il sistema paese sostiene nell’interesse generale (per esempio per finanziare gli incentivi alle fonti rinnovabili o per procedere allo smantellamento delle centrali nucleari o, ancora, per le attività di ricerca e sviluppo). “Ormai – spiega il Presidente di Energi.Va – sul prezzo finale il costo puro dell’energia, la materia prima insomma, pesa per meno del 50%, (per circa il 39%, secondo alcuni dati recentemente pubblicati su Il Sole 24 Ore), mentre circa il 60% è rappresentato dalle tasse e dalle componenti A e UC”. Livelli che, al di là dell’andamento delle quotazioni sui mercati internazionali, rendono impossibile avere dei benefici nelle bollette.

“È vero che alcuni dati recenti dicono che questo fenomeno sta rallentando, soprattutto per effetto del progressivo decalage degli incentivi del conto energia, ma – è il monito che lancia Gianluigi Casati – non in misura tale da produrre benefici percepibili per le imprese consumatrici. Si tratta infatti di un onere complessivo che supera i 12 miliardi all’anno che saremo costretti a pagare per i prossimi 18 anni, oltretutto con l’idea di aver ampiamente sostenuto la produzione cinese, tedesca o americana di pannelli solari”.

Come uscirne? Tra le strade che indica il Consorzio Energi.Va, condividendo così le recenti proposte avanzate da Confindustria, c’è quella “dell’utilizzo intelligente delle risorse energetiche nazionali accertate”. Perché, come spiega il Presidente di Energi.Va, “forse non tutti sanno che in Italia il potenziale produttivo di gas è pari a 103 miliardi di standard metri cubi di riserve accertate e a 160 miliardi da scoprire; quello di petrolio è di 1,4 miliardi di barili di riserve e 1 miliardo di barili da scoprire. La realizzazione di 88 progetti, già individuati dagli operatori del settore secondo standard di sicurezza e ambientali elevati, consentirebbe di innalzare il contributo nazionale alla copertura del fabbisogno dal 10 al 20%, una riduzione della bolletta energetica di circa 5 miliardi, un aumento degli investimenti di circa 15 miliardi in 4-6 anni, degli occupati di almeno 25.000 unità e le entrate pubbliche da royalties potrebbero arrivare fino a 2,8 miliardi l’anno, più di due volte rispetto all’attuale gettito. Si tratta di dati sui quali secondo noi vale la pena riflettere”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 febbraio 2014
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