Da “casbah” a quartiere sociale, la rinascita di via Seprio

Per anni la palazzina lasciata incompiuta al Cuoricinoè stata abitata da abusivi, dopo il fallimento del costruttore. Poi il progetto curato dal Comune: entro primavera 24 nuovi alloggi pubblici e un "ritocco" alla viabilità

Divenuta come "la casbah", rinascerà in primavera la palazzina di via Seprio a Cardano al Campo: un "caso" aperto da anni, prima con le occupazioni abusive dello stabile in costruzione, poi con la sfida del Comune per recuperare la struttura e trasformarla in nuovi alloggi, in parte popolari, in parte per le forze dell’ordine.

Ora il cantiere – "aperto da questa amministrazione, guidata da Laura Prati, nell’autunno del 2012", rivendica l’assessore ai lavori pubblici e sindaco Costantino Iametti – sta per chiudersi: il Comune deve completare i lavori entro il 28 febbraio, anche se per la consegna dello stabile ai nuovi abitanti sarà necessario attendere ancora fino a primavera-estate. In ogni caso, il grosso delle opere è fatto, "c’è già anche il riscaldamento pronto", spiega l’architetto Finesia Rizzo, progettista dell’intervento di recupero dell’edificio, un lungo fabbricato che, con i suoi archi, sembra imitare un po’ la struttura di una vecchia cascina.

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Il quartiere sociale Seprio a Cardano al Campo 3 di 3

Il progetto per il recupero è partito nel 2008/2009, con l’idea di sfruttare i fondi governativi destinati al recupero e riqualificazione di quartieri urbani. Via Seprio non è proprio un quartiere, è una zona edificata negli anni Sessanta-Settanta, con le villette costruite a ridosso di stradine strette, a volte strettissime. Non un vero quartiere, "anche se l’edificio abbandonato caratterizzava l’intera zona, in negativo". L’idea della riqualificazione era buona, più complesso è stata portarla a termine, soprattutto per la difficoltà di acquisire la proprietà dell’edificio, "frazionata" dal Tribunale di Busto dopo il fallimento del costruttore. "Bisognava  andare ad acquisire i singoli lotti". Nel frattempo, il Comune si è anche mosso mettendo il vincolo di pubblica utilità sull’edificio, per "assicurare" il recupero a uso pubblico. Il tutto, scommettendo – per così dire – sull’arrivo dei fondi governativi, poi effettivamente erogati attraverso la mediazione della Regione.Il Comune, oltre ad aver seguito il progetto, mette il 20% delle risorse complessive, che ammontano a 3.438.000 euro: 2.617.00 sono erogati dalla Regione, 821.000 sono messi direttamente  dal Comune. E anche dal punto di vista operativo, la gestione non è stata semplice, basti pensare che prima dell’avvio i rilievi degli architetti sono stati fatti quando gli spazi erano ancora invasi da immondizia e macerie varie lasciate dagli occupanti abusivi (foto sopra, gennaio 2009).

A distanza di quattro e passa anni dall’avvio del percorso, ora si vede la fine dell’intervento: "Mancano ancora le pavimentazioni esterne e una parte degli impianti, ma all’interno abbiamo completato anche i bagni dei diversi appartamenti" continua l’architetto Rizzo. Il complesso comprende 24 appartamenti, 21 a canone sociale ("case popolari") e 3 destinati ad alloggi per le Forze dell’Ordine: in totale 1864mq di abitazioni, con appartamenti che vanno dai 35mq dei monolocali) agli 80 dei quadrilocali. L’assessorato servizi sociali guidato da Daniela Tomassini sta già predisponendo le graduatorie, a fronte di 90 domande arrivate (ma per il numero definitivo bisogna aspettare le verifiche sui requisiti).

Ultimo capitolo, quello del "riordino" della viabilità", piccolo intervento forse secondario rispetto all’opera complessiva, ma necessario vista la struttura del quartiere di villette nel rione Cuoricino: "Sentito i problemi dei residenti, abbiamo deciso di arretrare la recinzione di due metri su via Bolsena, sul retro dell’edificio, per dare la possibilità di fare manovra d’inversione ai veicoli", spiega Costantino Iametti, sindaco facente funzioni ma soprattutto assessore all’urbanistica. La via Bolsena (nella foto) è infatti una strada molto stretta e a fondo cieco, su cui sono allineate una ventina di case: di fronte alle preoccupazioni sul movimento delle auto, si è colta l’occasione per mettere mano anche a questo lato del quartiere.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 febbraio 2014
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