Dagli “smanettoni” alla nuova manifattura, la rivoluzione del 3D

Nel 2013 si sono diffuse come "macchine miracolose" dei patiti dell'open source, ma le stampanti in 3D aprono scenari nuovi: dalla protipazione rapida per gli artigiani alla vera e propria produzione di pezzi

Dal "gioco" miracoloso degli oggetti che nascono, alla nuova manifattura digitale: il mondo della stampa in 3D si trasforma ad una velocità inimmaginabile. Una vera rivoluzione, per la velocità con cui macina le tappe e raggiunge nuovi traguardi: solo un anno fa fa, le stampanti che creavano oggetti partendo da un filamento erano oggetti quasi miracolosi – appunto -, curiosità da "smanettoni", da mostrare per stupire, con un vasetto o un piccolo bassorilievo che si materializzavano dal nulla partendo da un file. Invece a distanza di pochi mesi, l’evoluzione è tanto veloce che i primi produttori di kit sono in grado di proporsi come leader di un mercato che semplicemente due anni fa non esisteva: «Sembra proprio che sia così: nel 2013 la nostra Stampante 3D 3Drag/K8200 è stato il secondo modello più venduto al mondo» ha annunciato su Facebook pochi giorni fa Arsenio Spadoni, della Futura Elettronica, azienda di elettronica di Gallarate che – partita dalla vendita di componenti e dall’editoria specializzata – ha piazzato sul mercato del 3D qualcosa come 10mila stampanti nel 2013, progettate a Gallarate e realizzate dalla belga Velleman NV (nella foto sopra: una stampante 3D al lavoro nella sede Futura di Gallarate). Merito anche del rapporto che esiste tra questo settore e il mondo dell’open source, che modifica e rielabora progetti e software, li condivide, li rimette in circolazione. «Stiamo arrivando al punto che ci si può costruire da soli i singoli pezzi delle stampanti e non è lontana l’idea di una stampante in 3D che sia in grado di riprodurre se stessa», spiega Luca Perencin (nella foto, in visita a VareseNews con qualche pezzo stampato "in casa"), titolare di No Labs di Lonate Pozzolo, «innovatore e maker». «Grazie alle stampanti in 3D si possono creare pezzi che con le tecniche tradizionali richiederebbero tempi molto più lunghi e alti costi. Oggetti come vasi chiusi o addirittura sfere non sono realizzabili se non con tecniche molto costose», continua Perencin . Una possibilità che si traduce anche nella applicazione di rapid prototyping, la prototipazione rapida che ha possibilità di utilizzo ampie, accessibili a tutti, anche ai più piccoli artigiani: se fino ad oggi una officina artigiana deve attendere giorni (e anche, più prosaicamente, mettere in campo decine di telefonate) per creare un pezzo sperimentale, con la stampa in  3D la creazione di un prototipo diventa questione di poche decine di minuti. Si possono stampare anche modelli in tre dimensioni, con nuovi scenari per i professionisti: il progetto di un architetto, "tradotto" nei necessari file, si trasforma facilmente in un modello o in un plastico, sostituendo (o affiancando, per i più tradizionalisti) il lavoro di creazione fino ad oggi affidato spesso a cartoncino e balsa, almeno per chi non ha grandi risorse.

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L’evoluzione delle stampanti 3D ha affiancato, al sistema "deposizione di filamento" (Fdm) con materiale Pla (acido polilattico a base biologica, derivando dal mais) o plastica Abs, il sistema a stereolitografia  con resine (con livelli di dettaglio molto migliori), ma si sta sperimentando già la stampa di oggetti in materiali non plastici, come gesso o gomma: la stampante non "lavora" il materiale, ma stratifica polveri. Le applicazioni sono tali da far immaginare un nuovo futuro manifatturiero, anche sul mercato internazionale: a dirlo sono anche i manager di multinazionali come General Electric, gente quanto mai distante dall’immagine degli "smanettoni" patiti di software libero e condivisione della conoscenza. Il passo successivo al rapid prototyping è infatti il manufactoring, che apre nuove prospettive per la produzione industriale: anche in Italia ci sono aziende che – partendo da tutt’altri settori – grazie all’open source stanno trasformandosi in produttori di stampanti 3D, non più solo per i maker o gli hobbysti, ma anche come vere macchine industriali, per rivoluzionare anche i processi produttivi. Alcuni esempi, anche curiosi, sono già realtà: «Tra i nostri clienti – spiega Boris Landoni, di Futura Elettronica – c’è un produttore francesi di archi che con le stampanti 3D realizza le impugnature personalizzate».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 febbraio 2014
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