Dal Canton Ticino a Berna, come hanno votato gli svizzeri

Al confine con l'Italia, nel Ticino e Grigioni, l'iniziativa viene accolta. Nel Vallese vince il no come nel resto della Svizzera francofona

Prosegue il dibattito, all’indomani del voto in Svizzera, sull’iniziativa popolare "contro l’immigrazione di massa" proposta dal partito della destra, Udc. Il risultato della votazione federale ha restituito un paese spaccato a metà e non solo dal punto di vista del consenso: hanno votato per l’approvazione poco più di un cittadino su due e alla fine il "sì" ha ottenuto il 50,3 per cento delle preferenze, superando la bocciatura per meno di 20mila voti. La divisione è evidente però anche dal punto di vista geografico culturale. Come i sondaggi avevano previsto alla vigilia del voto (anche se poi il risultato finale è stato diverso) i cantoni della Svizzera francofona hanno respinto l’iniziativa, mentre l’hanno accolta quelli della Svizzera italiana e tedesca (con eccezione di Zurigo). (Immagine fonte Swissinfo.ch)

I risultati cantone per cantone

Ogni cantone ha una storia a sé e oguno ha affrontato in modo diverso il tema della crescita della componente straniera tra la popolazione (circa un residente su quattro è straniero), resta però interessante osservare come si sono comportati gli elettori degli stati al confine con l’Italia. L’iniziativa, come d’altronde era stato ampiamente previsto, ha ottenuto in Canton Ticino il 68 per cento dei consensi, mentre è passata sul filo di lana nei Grigioni ed è stata bocciata nel Canton Vallese per poche migliaia di voti. In questi ultimi due cantoni il risultato era tutt’altro che scontato. 

Nel dettaglio, il voto ticinese non sorprende, dato che da tempo la popolazione locale manifesta il proprio malcontento nei confronti di una presenza massiccia di lavoratori stranieri (sono circa 60mila) e di piccole imprese frontaliere. Ma a cosa è dovuto questo disagio? Il timore di una concorrenza sleale, nonché di una potenziale minaccia per l’economia locale sono tra le ragioni che permettono forse di comprendere il forte consenso ottenuto da partiti tutt’altro che moderati come la Lega dei Ticinesi. Il movimento fondato da Bignasca ha guadagnato molti elettori negli ultimi anni e nelle scorse politiche è diventato la prima forza del cantone tanto da riuscire a conquistare anche la città economicamente più importante, Lugano. Ultimamente però i temi legati al frontalierato e più in generale alla richiesta di rinegoziare gli accordi bilaterali che interessano il territorio più a sud della Svizzera sono stati accolti anche dagli altri storici partiti ticinesi. 

Inoltre, accanto alla richiesta di un freno alla presenza dei lavoratori frontalieri, ha trovato grande favore la clausola che porterà ad assegnare la precedenza agli svizzeri nelle assunzioni sul mercato del lavoro. Un dettaglio da inquadrare proprio in questo contesto di cambiamento. In Canton Ticino, secondo i dati diffusi questa mattina dalla Camera di Commercio – fonte OsserVa – i varesini che giornalmente passano la dogana per lavoro hanno superato quota 23mila, con una prevalenza della componente maschile (circa 14mila) su quella femminile.

A differenza di quanto accadeva in passato però la distribuzione del loro impiego è cambiata: la manodopera italiana non è più soltanto quella impiegata nei settori a bassa specializzazione. Le cifre dimostrano infatti che sui circa 60mila frontalieri operativi oltreconfine, è particolarmente accentuata la crescita nel terziario: sulla base dell’analisi dell’Ufficio di Statistica del Canton Ticino, l’avanzata nel settore dei servizi è stata così impetuosa da vederne triplicare il numero (passato da 10.327 unità nel IV trimestre ‘99 a 30.285 nel IV ‘12) a fronte di un aumento – seppur consistente (da 16.007 a 24.007 unità), ma relativamente più contenuto – nelle attività secondarie. A fine anni Novanta il 60,3 per cento dei frontalieri era attivo nel secondario (tra attività manifatturiere e costruzioni), il 38,8 per cento nel terziario e lo 0,8 per cento nel primario. In virtù della maggior crescita dei frontalieri nel terziario, tredici anni più tardi la quota del secondario è scesa al 44,6 per cento e quella del terziario è salita al 54,5 per cento, mentre nel primario è aumentata solo leggermente allo 0,9 per cento.
 
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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 febbraio 2014
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