Domenico Cutrì arrestato con una 357 magnum pronta a sparare

L'evaso è stato arrestato dai carabinieri del Ros in una casa in costruzione senza luce, acqua, gas e servizi igienici. Appena catturato non ha detto una parola. È stato trasferito nel carcere di Opera. Incerta l'identità del settimo componente del commando

La fuga di Domenico Cutrì finisce dopo sei giorni nel territorio che più gli era famigliare, a Inveruno, in una casa in costruzione, senza luce, acqua, gas e servizi igienici. Il blitz dei carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale) è stato così veloce che l’evaso non ha avuto nemmeno il tempo di dire una parola. Quando è stato arrestato nel covo di Inveruno, Cutrì aveva con sé una pistola 357 magnum pronta all’uso ed era in compagnia di Luca Greco, legato all’ergastolano perché in passato gli aveva fornito un falso alibi per l’omicidio di Luchasz Kobrzeniecki, e per questo già condannato a tre anni di reclusione. La disponibilità delle chiavi dell’appartamento, in cui è stato arrestato Cutrì, era di tale Franco Cafà anch’egli di Inveruno e conoscente dell’evaso che ora dovrà rispondere di favoreggiamento. Cutrì è stato trasferito in un braccio speciale nel carcere di Opera, ritenuto più sicuro, dopo essere transitato, nella notte tra sabato e domenica, nella casa circondariale di Busto Arsizio.

La tecnica del taglio dei rami secchi – I carabinieri hanno utilizzato una tecnica di indagine che il comandante del nucleo operativo di Varese, il colonnello Loris Baldassarre, definisce «il taglio dei rami secchi», ovvero giorno dopo giorno sono stati tolti tutti i livelli di possibile appoggio a Domenico Cutrì, indagando quelle persone che erano a lui collegate. È stata fatta così terra bruciata intorno all’evaso costringendolo a cambiare continuamente covo, una mole di lavoro investigativo enorme. «In sei giorni abbiamo raccolto il materiale di indagine che normalmente si raccoglie in sei mesi» sottolinea il colonnello comandante del reparto anticrimine dei Ros di Milano Giovanni Sozzo. 

Il covo di Cellio, la valigia rotta e il cambiamento del piano – L’individuazione del covo di Cellio, in Valsesia in provincia di Vercelli, è stata la vera svolta delle indagini. Mercoledì 5 febbraio, l’individuazione dei tre complici, Davide Cortesi, Danilo Grasso e Cristian Lianza, sorpresi dai carabinieri di Vercelli nei boschi del paesino mentre abbandonano una valigia, perché si era rotto il manico, ha permesso agli inquirenti di stringere il cerchio intorno all’evaso. Nella valigia infatti c’erano effetti personali che portavano sulle tracce di Domenico Cutrì che a quel punto ha deciso di lasciare Cellio e ritornare a Inveruno, dove poi verrà catturato. A convincerlo sarebbe stato anche l’abbaiare dei cani nella notte, circostanza che gli avrebbe fatto pensare erroneamente a una possibile vicinanza dei carabinieri al covo della Valsesia. Sarà invece un’intercettazione telefonica a portare gli inquirenti verso il covo di Inveruno.

Le gigantografie di benvenuto – La casa di Cellio era stata presa in affitto su internet ed era predisposta per essere la base principale nei mesi a venire del gruppo criminale, dopo l’evasione di Gallarate. C’erano due gigantografie che ritraevano Domenico e il fratello Antonino (morto nel conflitto a fuoco durante l’evasione) come segno di benvenuto. A Cellio è stato fatto un vero e proprio trasloco perchè presumibilmente il gruppo in Valsesia doveva fermarsi a lungo, tanto che tra i molti oggetti rinvenuti nel covo c’era un’intera videoteca con giochi e film. Tutto era stato curato nei minimi particolari, soprattutto la sorveglianza, che Domenico Cutrì curava con maniacalità, come dimostra il ritrovamento nella sua abitazione di famiglia di uno scatolone pieno di telecamere.

Una nuova carriera criminale
– Il gruppo, secondo gli inquirenti, stante la grande disponibilità di armi si preparava a una nuova stagione criminale fatta di rapine e altri reati gravi per poi costruirsi una nuova identità. La morte di Antonino Cutrì, avvenuta  durante l’evasione del fratello Domenico, ha scombussolato però tutti i piani, perché era lui l’elemento più carismatico del gruppo, la mente organizzativa. Sul corpo di Antonino Cutrì è stata disposta dalla procura di Busto Arsizio l’autopsia, l’uomo è morto colpito al collo da un proiettile.

Sei o sette persone? – Il commando che ha agito a Gallarate era composto da sette persone, ma sull’identità del settimo componente del gruppo non c’è ancora chiarezza. Secondo gli inquirenti potrebbe essere anche Luca Greco che era con Domenico Cutrì al momento dell’arresto nel covo di Inveruno. Per il momento l’uomo è in stato di arresto per detenzione di arma da fuoco. 
Già fatte le udienze di convalida dei fermi di Davide Cortesi, Danilo Grasso e Cristian Lianza. Per Aristotele Buhne che, secondo gli inquirenti, dopo l’evasione avrebbe trasportato Antonino Cutrì moribondo a casa dei famigliari, l’udienza di convalida del fermo è stata fatta a Napoli. Infatti, terminato il blitz di Gallarate, l’uomo non è più andato nel covo di Cellio.
Anche Carlotta Di Lauro, fidanzata di Antonino Cutrì, è stata fermata dai carabinieri. La donna dopo essere stata nel covo di Cellio, in attesa dell’amato Antonino, che non è mai arrivato, è ritornata nella sua Cuggiono, dai genitori dove si è consegnata alle forze dell’ordine. Per lei e per Daniele Cutrì, il più giovane dei tre fratelli l’udienza di convalida del fermo è prevista per lunedì 10 febbraio.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 febbraio 2014
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