Emergenza abitativa, 60 sfratti nel 2013, il Comune cerca nuove risposte

Tra i progetti aperti ci sono la Casa di Francesco, ma anche una rete più forte e alcune nuove "case popolari" tra Madonna in Campagna e Arnate

Sessanta sfratti nel 2013 da case privati, 90 famiglie in difficoltà anche nelle "case popolari". Sono alcuni dei numeri dell’emergenza abitativa a Gallarate, secondo gli uffici del Comune: la questione è stata riportata in primo piano dalla giornata di "presìdi antisfratto" promossi da Ultimi Mohicani e centro sociale La Fornace di Rho. L’assessora ai servizi sociali Margherita Silvestrini, dopo aver incontrato i militanti, ha risposto anche facendo il punto sulle iniziative messe in cantiere: Silvestrini ricorda che «l’attuale Amministrazione comunale ha realizzato 3 nuovi alloggi d’emergenza, che la Variante Generale al Piano di Governo del Territorio prevede la costruzione di un nuovo condominio di Edilizia Residenziale Pubblica e che, fra gli investimenti del Bilancio 2014, c’è quello per la Casa di Francesco», vale a dire l’edificio in zona centrale che «ospiterà 5 nuclei abitativi per persone che vivono il problema abitativo e 3 camere destinate alle urgenze più pressanti» (nella foto, l’edificio che sarà recuperato). Interventi che aumentano la disponibilità di alloggi, comunque «superiore rispetto a città vicine», ma non in grado di rispondere a tutte le domande.
«Nel 2013 il Comune ha sostenuto economicamente circa 60 famiglie sotto sfratto da parte di privati. Hanno ricevuto aiuti simili altri 90 nuclei che risiedono in alloggi popolari o situazioni assimilabili. In questo secondo caso, le morosità vengono sostenute per il 50% dai Servizi Sociali e per il 50% da Aler. Tali interventi sono subordinati all’esistenza di problemi quali disoccupazione o gravi malattie all’interno delle famiglie, nonché a controlli sulla veridicità delle informazioni fornite agli uffici. Il personale del Comune lavora con gli utenti a 360 gradi. Non solo, quindi, per l’assegnazione di alloggi E.R.P. ma anche nell’individuazione di soluzioni alternative e condivise. Per esempio riconoscendo contributi economici a coloro che vengono ospitati da parenti, pagando la cauzione a persone in difficoltà che entrano in appartamenti in affitto, mediando con i proprietari e con gli ufficiali giudiziari in casi di sfratto, attivando attraverso i propri contatti una rete di solidarietà che include Caritas, parrocchie e simili. Si sono anche avviate collaborazioni con i possessori di case (affitti senza cauzione, canone moderato…), pur avendo riscontrato una risposta della categoria piuttosto limitata».

Silvestrini conclude anche con due considerazioni di carattere “culturale”: «La prima: tante persone che rischiano di non avere più un tetto affrontano davvero il problema solo all’ultimo. Probabilmente per una sorta di “resistenza psicologica” rispetto a una circostanza tanto drammatica. Avviare tempestivamente la ricerca di soluzioni alternative può, però, essere fondamentale per un più rapido ritorno alla normalità. La seconda: cercare di risolvere l’emergenza casa non significa necessariamente puntare all’assegnazione di un alloggio E.R.P. Capita che perseverare in un’unica direzione, magari impercorribile per mancanza di appartamenti, rallenti il superamento del problema. Invito, quindi, coloro che si rivolgono ai Servizi Sociali a fidarsi della professionalità che caratterizza il personale del Comune e a prendere in considerazione le diverse possibilità eventualmente segnalate».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 febbraio 2014
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