Evasione Cutrì, interrogati Daniele e Carlotta

Udienza preliminare per il fratello minore di Domenico, che non ha parlato, e per la cognata. L'avvocato Taormina: "Qualcuno sapeva del piano ma non ha fatto nulla per fermarlo. Carlotta non c'entra"

Sono stati interrogati questa mattina dal giudice per le indagini preliminari Luca Labianca, Daniele Cutrì e Carlotta Di Lauro, rispettivamente il più piccolo dei fratelli Cutrì e la fidanzata di Nino, morto nel conflitto a fuoco avvenuto durante il blitz dell’evasione. Daniele è stato sentito per primo ma il suo interrogatorio è durato meno di mezz’ora in quanto, in accordo col suo legale Roberto Grittini, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. E’ durata, invece, quasi tre ore l’udienza di convalida di Carlotta Di Lauro, assistita dall’avvocato Carlo Taormina (foto a sin.).

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GLI INTERROGATORI – La 28enne, madre di un bambino di 5 anni temporaneamente affidato ai nonni, ha raccontato dell’ossessione di Nino, che durava ormai da tre anni, per quella condanna all’ergastolo del fratello, ritenuta ingiusta. La donna minimizza il suo ruolo nella vicenda e nega di essere a conoscenza dei piani criminali di Antonino: «Carlotta ha sostenuto che tutta la famiglia di Domenico voleva liberarlo ed era d’accordo con Antonino su questo, lei invece ha provato in tutti i modi a farlo recedere da questo proposito. Era convinta anche che quella di Cellio dovesse essere la casa nella quale si sarebbe stabilita con il suo fidanzato – ha detto Taormina ai cronisti – era la casa nella quale aveva scelto di vivere poi si è trovata coinvolta quando ha visto arrivare Domenico lunedì sera dopo l’evasione, a quel punto è stata costretta a rimanere dalla banda». Una spiegazione che non convincerà, con tutta probabilità, il giudice. Sembra, infatti, impossibile sostenere che la donna non sapesse nulla del piano di Nino anche perchè non è chiaro perchè fino a pochi giorni prima del trasferimento a Cellio, avesse vissuto nella casa di via dei Celsi a Gallarate, primo covo della banda e all’interno del quale tutte le notti si faceva gran baldoria e si pianificava l’evasione di Mimmo. In una nota diramata dai Carabinieri, inoltre, è stato appurato che Carlotta Di Lauro avesse affittato più di una volta un furgone bianco, poi noleggiato anche da Luca Greco, e usato per spostare i mobili e i viveri da un covo all’altro.

L’AUTOPSIA – Nel frattempo è stata disposta per domani (martedì) alle 13 l’autopsia sul corpo di Antonino Cutrì, morto nel conflitto a fuoco con gli agenti della Polizia Penitenziaria, conseguenza dell’assalto davanti al tribunale di Gallarate per liberare il fratello. Il sostituto procuratore Raffaella Zappatini vuole verificare traiettoria e posizione del proiettile che ha forato il collo del bandito e stabilire con certezza l’arma che ha sparato e la posizione rispetto a Cutrì. Anche la famiglia della vittima ha nominato un suo legale, Fabrizio Cardinali, che nominerà un esperto per una perizia di parte sull’autopsia. Il magistrato ha, inoltre, preparato la richiesta di convalida per Domenico Cutrì, Luca Greco e Franco Cafà. Per Cafà e Greco l’accusa è quella di aver favorito l’evasione dell’amico con l’aggiunta, per Greco, della detenzione illegale di armi in riferimento alla pistola che è stata trovata nel covo di Inveruno.

IL PROCESSO – Martedì mattina alle 9.30, inoltre, si terrà l’udienza del processo che vede Domenico Cutrì accusato di truffa per un giro di assegni falsi; è il seguito del processo che si stava svolgendo al tribunale di Gallarate e che, ora, è stato spostato a Busto Arsizio per evidenti motivi di sicurezza.  In tutto questo c’è una frase pronunciata dall’avvocato Taormina, a margine dell’udienza di convalida, il quale sostiene esista un’intercettazione (non chiarisce se ambientale o telefonica) dalla quale si apprenderebbe una circostanza che potrebbe cambiare alcune carte in tavola: «Sembra che qualcuno fosse a conoscenza del piano per l’evasione davanti al tribunale di Gallarate prima di lunedì 3 febbraio – ha detto Taormina – se così fosse e nessuno è intervenuto, valuteremo il da farsi».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 febbraio 2014
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