Evasione di Cutrì, trovate altre armi

Le dichiarazioni di Aristotele Buhne al magistrato hanno permesso il ritrovamento di un kalashnikov e di una pistola. Interrogato per sei ore anche Domenico Cutrì: "E' successo tutto per colpa mia"

I carabinieri di Varese e Gallarate hanno trovato altre armi della banda Cutrì grazie alle dichiarazioni di

Aristotele Buhne, uno dei componenti del commando interrogato questa mattina dal sostituto procuratore Raffaella Zappatini. Si tratta di un mitragliatore Kalashnikov e di una pistola 98s, armi che confermano la dotazione da guerra del gruppo che lo scorso 3 febbraio ha assaltato la scorta di agenti penitenziari davanti al tribubnale di Gallarate per liberare l’ergastolano di Inveruno. Buhne ha raccontato agli inquirenti cosa è successo dopo che il gruppo si è diviso in seguito alla liberazione di Domenico (arrestato solo sei giorni dopo con un blitz a Inveruno): sarebbe stato lui a condurre la Citroen C3 usata per fuggire dal tribunale di Gallarate, fino alla casa della madre dei Cutrì con a fianco Antonino ferito a morte. Subito dopo sarebbero partiti per l’ospedale di Magenta ma Buhne è sceso a metà tragitto per andare a nascondere le armi. Ora che sono state ritrovate dai militari verranno inviate al Ris di Parma per verificarne la provenienza e se hanno sparato nel corso del conflitto a fuoco.

Nei giorni scorsi il magistrato ha ascoltato anche Domenico Cutrì, direttamente nel carcere di Opera dov’è detenuto. Cutrì è apparso distrutto ma questa volta ha parlato a lungo durante le sei ore di domande da parte degli inquirenti. Domenico avrebbe detto di non essere un "boss", come è stato definito da molte testate giornalistiche, e di non avere nulla a che fare con la ‘ndrangheta ma di sentire sulle sue spalle tutto il peso della responsabilità di quanto avvenuto. Ha parlato del suo legame con il fratello Antonino, morto per liberarlo, e del più piccolo Daniele, finito anche lui in carcere per l’evasione. Sul fronte delle indagini, infine, si fa sempre più concreta l’ipotesi che la morte di Antonino sia avvenuta a causa del fuoco amico in quanto nei giorni scorsi la Procura ha autorizzato la restituzione delle armi agli agenti della Polizia Penitenziaria che facevano parte della scorta.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 febbraio 2014
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