Filippo Graziani, un pugile sul palco di Sanremo

Figlio di Ivan, arriva sul palco dell'Ariston tra le "Nuove proposte" con una canzone che parla della generazione degli anni '80. Ecco come si racconta

Filippo Graziani Non fatevi ingannare dal titolo. "Le cose belle" di Filippo Graziani non è una canzone d’amore ma un brano che racconta le illusioni create dalla società degli anni ’80 (qui per ascoltare il brano). In gara tra le "Nuove proposte" del festival di Sanremo, Filippo arriva con un testo deciso e con la voglia di far conoscere al grande pubblico il percorso che l’ha portato fino al palcoscenico dell’Ariston. Figlio d’arte, trentenne, Filippo è approdato al mondo della musica intorno ai 18 anni, per poi non lasciarla più. Ha riarrangiato alcuni testi del padre, è volato in America per cercare la sua strada ed è tornato continuando a scrivere musica. Un avvicinamento, quello alle note, che deve essergli sembrata la cosa più naturale del mondo, almeno per come lo racconta. Amante della boxe e della natura, arriva sul palcoscenico dell’Ariston sperando, «di arrivare fino alla fine ma sarò più contento se la mia musica arriva e piace alla gente». 

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Come ci sente a salire sul palco dell’Ariston? 
«Ci sono salito per le prove ed è stata una sensazione grandiosa. Nonostante sia un teatro di piccole dimensioni rispetto ad altri, ha 64 anni di tradizione e salirci è davvero una bella sensazione»

Sullo stesso palcoscenico vent’anni fa è salito tuo padre, pensi a questa cosa?
«Non ci sto pensando. Non mi voglio sovraccaricare di cose. Ora sono concentrato nel suonare e a fare una bella esibizione sul palco dell’Ariston. Una volta finito avrò la possibilità di lasciarmi andare anche ad altro…»

Quanto ti ha influenzato essere un figlio d’arte?
«Influenza più gli altri nel giudizio su di me. Io non ho nessun sentimento contrastante rispetto alla musica che per me è una cosa naturale e che vivo molto meglio di come gli altri possono immaginare. L’unica cosa in cui mi obbliga il mio cognome è quella di fare le cose "come Dio comanda", senza lasciarmi andare a strade facili ma cercando la mia»

Arrivi al festival con un testo molto forte, ad un certo punto dici "C’è chi si arrende sempre più spesso alle bastonate, passo dopo passo, cresciuti dalla televisione che ci ha insegnato a consumare…". Qual è il significato di questa canzone?
«Mi sono trovato a riflettere sulla mia generazione, quella degli anni ’80, dove ci hanno raccontato di un mondo carico di aspettative ed energie. Ci hanno tempestato di messaggi positivi legati alla ripresa, al benessere, ad un modello da futuro bellissimo. Ma poi la realtà è stata diversa perchè ci hanno lasciato tutto in disordine. Per questo dico: se ci hanno illuso e poi tradito, allora le cose belle fanno male. Alla fine l’importante è esserci».

Quando da bambino guardavi Sanremo sognavi già quel palcoscenico?
«E’ sempre stato uno dei palcoscenici che un musicista sogna, ce l’avevo come obiettivo. Da bambino ero troppo piccolo per capire e pensarci»

Durante il festival arriva anche il disco…
«Sì esce il 20 febbraio e si chiamerà "Le cose belle", come il singolo. E’ un album che mi emoziona molto, è il primo lavoro tutto in italiano con musice e testi miei. Sono dieci brani inediti e nella versione digitale ci sarà anche la cover della canzone "E sei così bella" che era già uscita cantanta da me nel disco tributo a mio padre»

In che posizione speri di arrivare?
«In realtà sono più competitivo nello sport. Certo, spero di arrivare in fondo e sarò contento se piacerò a chi mi ascolta…»

Quando parli di sport parli della boxe? 
«Sì, è la mia passione. Quello che si vede nel video è tutto reale, c’è la palestra dove mi alleno e il mio coach»

Altre passioni?

«Se ti devo un altra passione penso alla natura. Io vengo da un paesino che si chiama Novafeltria, sull’Appennino Tosco Emiliano, sono nato e cresciuto tra le montagne e certe cose ti mancano e ti restano dentro»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 febbraio 2014
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