Frontalieri, Acli italiane e svizzere preoccupate per l’esito del voto

Le Acli sono vicine ai lavoratori frontalieri che devono essere tutelati da subito nel processo di revisione degli accordi bilaterali

Le Acli condividono il rammarico delle Acli della Svizzera ed esprimono profonda preoccupazione per l’esito della votazione federale di domenica scorsa che ha visto prevalere i favorevoli all’iniziativa popolare contro l’immigrazione di massa. É la conferma che quando la politica si blocca nell’immobilismo anziché interpretare i segnali provenienti dalla società civile, dalle lavoratrici e dai lavoratori, dai sindacati per l’introduzione di misure correttive e di accompagnamento che potessero compensare taluni squilibri del mercato del lavoro elvetico causati dall’introduzione integrale della libera circolazione dei lavoratori, arginare il dumping salariale e alleggerire la pressione sul territorio, si lascia spazio a delle posizioni politiche estreme che producono una ulteriore complicazione dei problemi. L’adozione su larga scala di contratti collettivi di lavoro o di salari minimi avrebbe evitato di premiare timori e paure su una presenza eccessiva di stranieri, pur rispettando gli accordi bilaterali con l’UE. La speculazione fatta da ambienti politici ed economici sulla pelle dei lavoratori ha portato a questa situazione di incertezza. Tale situazione riguarda non solo la Confederazione Elvetica che adesso dovrà trovare il modo di rispondere concretamente a questo mandato popolare senza ledere i propri interessi e senza infrangere impegni già assunti in sede internazionale in particolare con l’Unione Europea, ma gli stessi Paesi comunitari che vedranno salire nelle loro opinioni pubbliche le quotazioni delle soluzioni semplicistiche ed illusorie al complesso problema dei flussi migratori, proprio nell’imminenza delle prossime elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. Le Acli, con realismo e senza sottovalutare la giusta attenzione alle modalità con cui la libera circolazione delle persone va attuata per evitare l’insorgere di conflitti fra lavoratori, la considerano una libertà essenziale data per acquisita in tutti gli Stati dell’Unione. E ritengono che dovrebbe esserlo a maggior ragione in un Paese come la Svizzera la cui crescita economica ed il cui grande benessere, si sono realizzati grazie anche al lavoro di moltissimi migranti, molti dei quali nostri connazionali. Le Acli sono vicine ai lavoratori frontalieri che vanno tutelati da subito nel processo di revisione degli accordi bilaterali, innescato da questo votazione federale, nei quali si dovrà affrontare il nodo dei ristorni, fondamentali per i bilanci dei comuni di confine. L’obiettivo è quello di mantenere un flusso di occupazione che ha dato lavoro agli italiani di frontiera e benessere alla Svizzera. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 febbraio 2014
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