Gil Galvin, il fotografo dei Re che volle essere varesino

E' morto esattamente un anno fa, il 12 febbraio 2013, nella sua casa di sant'Ambrogio, uno dei più famosi fotografi britannici. Che scelse il varesotto per trascorrere la seconda parte della sua vita

Un anno fa, il 12 febbraio 2013, è venuto a mancare a Sant’Ambrogio di Varese il grande fotografo Guglielmo, in arte Gil, Galvin.
Artista londinese, carismatico fotografo di fama internazionale, le cui opere sono ospitate in musei quali la National Portrait Gallery di Londra e al quale sono stati dedicati, sia in vita che post mortem, numerosi riconoscimenti e articoli da parte di testate internazionali.

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Gil Galvin, i ritratti del fotografo dei Re che morì varesino 4 di 7

Noto per i suoi celeberrimi ritratti a personalità quali David Bowie, la cui immagine ebbe un successo planetario, il Duca Filippo di Edimburgo, il principe Carlo d’Inghilterra, l’attore Jeremy Irons, il grande compositore e produttore Brian Eno e molti altri, Gil Galvin di padre irlandese e madre italiana si trasferì da giovanissimo in cerca di fortuna a Londra ove visse, pur mantenendo la cittadinanza irlandese, e operò per buona parte della sua vita, come fotografo ritrattista di personaggi noti e affermati in diversi campi per le principali testate britanniche e internazionali.

Era innanzitutto un grande maestro della luce. Fin da giovane quando lasciò Dublino per andare alla conquista di Londra con pochi soldi in tasca, trascorreva ogni momento libero nei musei, che allora erano gratuiti. Era un patito di Rembrandt che studiò sotto ogni aspetto, cercando di capire il segreto della luce nella pittura che poi traspose nei ritratti, luce proveniente dal fondo e ombra in primo piano. Ritrattista fra i più ricercati, in pochi minuti sapeva intuire, captare e fare emergere l’anima dei personaggi famosi.  Dotato di grande carisma e di viscerale passione per la sua professione, riusciva a far posare davanti al suo obiettivo le "celebrities" del pianeta rendendoli, con i suoi scatti, sia attori che osservatori.

Il suo lavoro lo portava in ogni parte del globo ma non rinunciava quasi mai a due stratagemmi per immortalare, con le modalità e l’effetto che si prefiggeva, i suoi personaggi.  Innanzitutto preferiva operare non presso studi e set bensì presso le dimore o i luoghi di lavoro, gli ambienti abituali vissuti giornalmente dalle personalità e questo per permettere loro di trovarsi a proprio agio, di far emergere la propria intimità, il proprio spirito anche attraverso l’ambiente intorno.
In secondo luogo quando il personaggio arrivava, fosse anche il più importante banchiere della City o un alto esponente della Casa Reale, gli chiedeva di recitare una filastrocca per bambini, e questo gli permetteva di rilassare l’espressione spesso troppo solenne o annoiata esibita da i "grandi".

Ad un certo punto della propria esistenza, nel 2006, ormai non più in attivit‡ da alcuni anni, Gil decise con la moglie Patsy di trasferirsi da Londra in provincia di Varese, dapprima a Cerro sul Lago Maggiore e poi a Varese in località Sant’Ambrogio.
La "scusa" ufficiale di questa importante scelta di vita fu di poter stare più vicino all’amata figlia Roisin e agli adorati nipotini. In realtà Gil e la moglie Patsy si innamorarono anche e profondamente del nostro territorio, del verde delle nostre colline e del blu dei nostri laghi, conosciuti in alcune precedenti visite, cosÏ come della tranquillità – rispetto ai ritmi frenetici di una metropoli come Londra – dello scorrere delle giornate, della simpatia della nostra gente e dell’efficienza dei nostri servizi. Gil, cittadino del mondo e Varesino d’adozione, è venuto a mancare un anno fa, il 12 febbraio 2013, a Sant’Ambrogio all’età di 74 anni e lì riposa.
Le sue bellissime e principali opere – di cui nella galleria vi mostriamo un piccole estratto –  si possono vedere al sito: http://guglielmogalvin.com/, dove si può leggere anche il ricordo biografico del Guardian. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 febbraio 2014
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