Hairspray: fa il pienone l’autore trasgressivo “sbarcato” all’oratorio

E’ al suo terzo pienone al teatro di Varese e mette in scena 38 attori provenienti dalla comunità pastorale "Don Carlo Gnocchi", il musical nato da uno degli autori più trasgressivi degli anni '70 e '80

E’ al suo terzo pienone al teatro di Varese, mette in scena 38 attori (che sono anche cantanti e ballerini) e un coro di 12 elementi (quello della “Compagnia della Gru”) e non solo non scandalizza, ma fa ridere, fa ballare e persino un po’ commuovere, se si pensa che è realizzato movimentando una 60ina di ragazzi dell’oratorio per una causa benefica.

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Eppure “Hairspray” il musical presentato al teatro di Varese domenica 9 e prima di loro, dalla Compagnia della Rancia, è lo spettacolo più famoso di un autore che dire trasgressivo è riduttivo. John Waters, classe 1946, è uno dei teorizzatori del trash: i suoi primi film, realizzati negli anni settanta, erano qualcosa meno – e di più inopportuno – dei b-movies. Parlavano di cose scandalose e facevano vedere oscenità, e la sua fama crebbe solo grazie al fatto che alcuni di loro furono programmati in “spettacoli di mezzanotte” che facevano da conclusione all’ultimo spettacolo. La sua musa ispiratrice era Harris Glenn Milstead, da lui rinominato Divine, drag queen sovrappeso cui Platinette non fa mistero di ispirarsi, e diventato uno dei miti “off” degli anni 80. In Polyester Waters si inventa persino il film “in odorama”, dotato di un biglietto con odori “attivabili” (anche i peggiori) durante la visione del film.

Hairspray è stato il primo suo spettacolo visibile a tutti, malgrado le tematiche che – all’epoca in cui era stato scritto, cioè il 1962 – erano davvero rivoluzionarie, e che ancora ora ha grandi elementi di modernità, accumunando tra i “diversi” non solo le persone di colore ma anche i cicciottelli: tant’è vero che il film ha avuto due versioni, una delle quali realizzata nel 2007, quasi 20 anni dopo la morte (improvvisa, nel 1988 a soli 43 anni) di Divine, dove la sua parte è stata presa da un curiosissimo John Travolta.

Con tutte queste premesse, tutto ci si potrebbe immaginare tranne che Hairspray possa essere un progetto concepibile e adattabile da un gruppo dell’oratorio. E invece, a realizzarlo – e con ottimi risultati – sono stati i giovani della comunità pastorale ”Beato Don Carlo Gnocchi”: capitanati da don Marco Usuelli, che si è occupato dell’organizzazione generale lasciando serenità e mano libera al rispetto della trama e alla creatività dei ragazzi, e diretti da un giovane (Ha 28 anni) che ha aggiunto la regia teatrale al suo curriculum di regista video freelance.

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Il risultato è stato un allegro e ben fatto spettacolo, che per la sua complessità aveva al contrario tutte le carte per essere un vero disastro: decine di canzoni, 40 attori,  una storia tutta incentrata sulla danza, un alto tasso di ironia e malizia, costumi perlomeno improbabili, uno dei protagonisti per definizione “en travesti”. Tutti ostacoli che i ragazzi del Beato don Gnocchi sono stati bravissimi a superare e cavalcare, con punte di vera eccellenza.

Roberto Farina, che aveva l’ingombrante (in tutti sensi) compito di sostenere la parte che fu di Divine e di John Travolta, si è comportato con magnifica leggerezza (malgrado la “nona” di reggiseno!). La giovane Tracy (Beatrice Guerzoni) è stata all’altezza, anche dal punto di vista danzereccio-recitativo oltre che vocale, della sua omologa nel film del 2007. Il babbo Wilbur (Luigi La Marca) ha convinto e divertito malgrado l’evidente diversità di età.  Ma non sono stati da meno anche Seeaweed (Eric Tenekeu) Corny Collins (Luigi Cappello) Penny (Amanda D’Arrigo) e miss Motormouth (Isabella di Maio), per non parlare delle altre figure, quasi tutti con un momento “solista” nella serata. Uno spettacolo che è valso assolutamente il prezzo del biglietto: che tra l’altro era di soli 11 euro, e il cui ricavato era devoluto all’”Istituto Addolorata Suore della Riparazione”, cioè, la mensa dei poveri di via Bernardino Luini.

Il prossimo appuntamento con la rassegna teatrale in cui la rappresentazione era ospitata, AmaTe, sarà il 30 marzo con un altro autore contemporaneo che mescola bizzaria con divertimento, e ha rappresentato una pietra miliare nella commedia contemporanea che le compagnie teatrali “vere” tendono a bazzicare con molto meno coraggio di quelle amatoriali: si tratta di Ray Cooney, drammaturgo britannico di cui ricordiamo “Se devi dire una bugia… dilla grossa” o “Taxi a due piazze”. In scena con la Compagnia Teatrale “Effetti Collaterali” e la regia di Laura Botter, ci sarà “Gli Allegri Chirurghi”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 febbraio 2014
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