I Briganti e l’amore della comunità

La storia della cooperativa di Cerreto, il turismo di comunità, il Parco nel mondo e tanti altri progetti

Parco nazionale dell'AppenninoSono rimasti in settanta a vivere a Cerreto Alpi, un piccolo borgo a due passi dal passo omonimo in provincia di Reggio Emilia. Uno di quei luoghi di confine tra Toscana, Emilia e Liguria in fondo a una valle. Il posto ideale dove secoli fa trovavano rifugio i briganti. 

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Con il passare degli anni, dal secondo dopoguerra, il paese si è andato via via spopolando, e per contrastare questo fenomeno non era sufficiente lo sviluppo che aveva portato la stazione sciistica di Cerreto Laghi. 
Il parco nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano apriva molte opportunità, ma la vera questione restava l’assenza del lavoro. 
“Senza una reale occupazione – racconta Renato Farina (nella foto alla destra del presidente Giovanelli) – non è possibile pensare ad alcun progetto. Da questa considerazione semplice è nata l’idea della cooperativa dei Briganti di Cerreto. Facciamo molte attività a partire dalla gestione di alcuni servizi per l’ente del parco, fino a pacchetti con offerte turistiche. Questi posti sono bellissimi e offrono molte opportunità a chi vuol passare del tempo in armonia con la natura. Purtroppo però fino al 2003 non esisteva nessuna forma di turismo nel nostro comune”. 
Oggi sono una decina le persone impiegate a vario titolo nella cooperativa, ma quello che più affascina della loro esperienza è la passione unita a una visione che si sta rivelando vincente. “Siamo orgogliosi – spiega Renato Farina – della scelta della Comunità Europea di averci premiati per il progetto del turismo di comunità.  Alla base di tutto c’è un patto territoriale tra soggetti pubblici, associazioni, aziende private, animatori che valorizza la propria identità.  Al centro c’è il borgo Cerreto Alpi e a raggiera molti attori e proposte genuine, autentiche. Abbiamo ristrutturato il mulino facendovi un piccolo ostello. Poi abbiamo convinto alcuni cittadini a mettere le proprie case a disposizione di questo progetto, e ora iniziano a vederne i frutti. Abbiamo ristrutturato il metato dove si essiccavano le castagne che erano il vero motore dell’economa della valle. Questo luogo era come l’oro perché oltre alla sua funzione vitale, permetteva a chi viveva qui di ritrovarsi in un luogo caldo e poter così socializzare. Ora stiamo ristrutturando altre case per allargare l’accoglienza. Oggi disponiamo di sessanta posti letto con servizi turistici”. 
Il turismo di comunità prende l’idea dall’ospitalità diffusa e gli abitanti del piccolo paese possono vedere in concreto gli effetti dell’azione della cooperativa. 
L’esperienza dei Briganti del Cerreto è un fiore all’occhiello del Parco. La cooperativa affianca l’ente nella gestione di vari progetti. Uno di questi è Life+Ecocluster per un turismo che parta dal rispetto dell’ambiente e delle tradizioni locali e che ha previsto la sistemazione di una rete di sentieri che possano essere attrattivi in ogni stagione. C’è poi il campionato mondiale dei funghi con un’anima competitiva anche legata all’ambiente. Un week end dove centinaia di amanti di questo particolare prodotto del bosco si danno appuntamento a Cerreto. Un’idea nata anche grazie al blog di Fra’ Ranaldo
Mentre il Parco sta cercando di ottenere un riconoscimento dall’Unesco, le idee non mancano. “Lavoriamo – dice il presidente Fausto Giovanelli – per creare un capitale umano adatto alle sfide della crisi e della globalizzazione in un’area rurale come l’Appennino. Creare un capitale umano in grado di mettere in valore le cospicue risorse naturali, paesaggistiche e produttive di un territorio, in grado di apprezzare le risorse locali e farle apprezzare a livello globale.
Del resto è noto: è l’impoverimento delle risorse umane da sempre il deficit più grave e sofferto dei territori montani. E d’altro lato è proprio la crescita dell’educazione, della cultura e della scienza la missione essenziale delle reti di territori laboratorio dell’UNESCO.
Non si tratta dunque di andare a caccia di soldi, di finanziamenti, né di spenderne, né di creare nuovi enti e normative, ma solo mettere in rete e mettere in valore il meglio che c’è”.
Un altro progetto gestito dall’Unione dei comuni della Garfagnana è il “Parco nel mondo”. Questo prende spunto dal fatto che l’Appennino è una terra di confine, congiunzione, emigrazione. 

Parco nazionale dell'Appennino

“Ogni famiglia residente nel Parco ha qualche componente emigrato – racconta il presidente Fausto Giovanelli -. La sfida del progetto è quella di recuperare i rapporti con coloro che ne sono andati in passato e trasformare oggi ciò che è stata l’emigrazione, da sempre un punto di debolezza considerando la perdita delle migliori risorse umane di una popolazione, in un concreto e significativo strumento per recuperare contatti e relazioni a livello nazionale ed internazionale attraverso le associazioni e le reti informali degli emigrati che vivono in altre aree d’Italia o all’estero”.
Un progetto che inizia a dare i suoi frutti grazie all’accoglienza di decine di ragazzi provenienti da ogni parte del mondo.
“Grazie a Parco nel Mondo è possibile recuperare e rafforzare una serie di valori affettivi quale la partecipazione, il senso di identità e comunità che costituiscono il codice genetico di un Parco Nazionale incardinato nel rapporto natura-cultura. Ecco quindi che non possono non essere compresi tra gli obiettivi del Parco quelli che ricreano le condizioni di un riavvicinamento tra le comunità presenti e quelle lontane; le generazioni nuove e quelle di origine; le professioni moderne e quelle antiche”.
Nasce così anche l’idea della “cittadinanza affettiva”. Il 16 febbraio Paolo Bargiacchi, Sindaco del Comune di Collagna e Fausto Giovanelli, Presidente del Parco Nazionale hanno consegnato alla famiglia di Giorgio Bendinelli, recentemente scomparso, l’attestato di  cittadinanza  affettiva  "per il profondo impegno profuso a diffondere la conoscenza della montagna cerretana attraverso la valorizzazione dei suoi sentieri, il rispetto per l’ambiente e promozione dell’attività sportiva che ha lasciato un segno indelebile nella terra d’Appennino". Ora, grazie al minuzioso lavoro sulla sentieristica di Bendinelli, e al coordinamento del Cai di La Spezia, si potrà infatti valorizzare appropriatamente i numerosi percorsi escursionistici da lui incessantemente frequentati in tanti anni, offrendo nuove opportunità di fruizione del territorio per i visitatori di ogni stagione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 febbraio 2014
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