“I ragazzi sono il presente: rispettiamoli!”

Gli studenti si sono trovati al teatro Apollonio per riflettere sui diritti negati all'infanzia e all'adolescenza. Ospiti padre Aloisio e Mehedi Etimadi che hanno parlato dei bambini di Bucarest e dell'Afganistan

Dieci scuole, nove della provincia e una di Pomigliano d’Arco. Tredici edizioni. Un solo obiettivo: coinvolgere i ragazzi nel volontariato, nell’attenzione all’altro. Così, anche questa mattina venerdì 27 febbraio, al teatro Apollonio di Varese, la professoressa Lella Iannacone ha radunato i suoi “giovani alianti” impegnati a librarsi in volo in difesa dei “ diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” 

« Il tema era difficile e impegnativo – spiega la referente dello sportello Scuola Volontariato Iannacone – ma oggi non si può che essere soddisfatti del lavoro svolto. I gruppi di studenti hanno lavorato sui diritti che spesso vengono calpestati all’estero ma anche nel nostro paese. I giovani vivono in un mondo parallelo a quello degli adulti che si rivolgono a loro considerandoli “il futuro”. Invece i ragazzi sono il presente e in quanto tali vanno considerati».
 
Sul palco, gli alunni delle dieci scuole hanno reinterpretato il tema dell’edizione, esibendosi con canti, recitazione e racconti. Ha anche preso la parola Padre Alfredo Aloisio dal 2000 impegnato a Bucarest al fianco dei bimbi invisibili, quelli abbandonati dagli adulti e che vivono nei sotterranei della capitale. Fondatore dell’Associazione Parada, ancora oggi aiuta questi minori a recuperare la loro visibilità: « Oggi ce ne sono molti meno rispetto a un tempo, sia perché sono cambiate le condizioni di vita sia perché in quei sotterranei si muore».
 
Relatore della mattinata anche Mehdi Etimadi, un giovane di 27 anni proveniente dall’Afganistan, in Italia dal 2007 che ha raccontato come vivevano i bambini al tempo dei talebani prima e della guerra successiva: « I talebani hanno tentato in tutti i modi di impedirci di andare a scuola. Io appartengo all’etnia Hazara molto odiata. Per i bambini era un’impresa andare a lezione, ma tutti noi lottavamo perché la scuola rimanesse aperta. Io vivevo ad Harat: mi è capitato spesso di uscire dall’aula e ritrovarmi in mezzo a scene di guerra». Mehdi, nel 2007 è venuto in Italia per studiare all’università di Perugia. Qui è rimasto e ora lavora per la Cooperativa Intrecci. Nel settembre scorso è ritornato a casa: « Ancora oggi la situazione è difficile. Sembra che sia un paese tranquillo, ma nelle campagne i talebani sono ancora molto forti». 
 
Una mattinata intesa ha coinvolto gli studenti delle scuole. Da domani si ricomincerà con le tante attività che i 35 sportelli nelle scuole propongono. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 febbraio 2014
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