Il covo dei Cutrì era a Gallarate

Individuate le due basi logistiche: una era in una corte di via dei Celsi, ad Arnate, usata prima dell'evasione. C'erano anche munizioni e targhe rubate. L'altro covo era a Cellio in Valsesia

Il covo del commando che ha fatto evadere Domenico Cutrì era a Gallarate, ad Arnate, nei dintorni del viale Schuster che porta alla superstrada, non distante dalla caserma dei carabinieri. La base nella casa a corte di via Celsi è stata scoperta dopo lunghe indagini dei carabinieri di Varese e Gallarate, che insieme ai militari di Borgosesia hanno scoperto anche un altro covo, quello in Valsesia, una villetta a Cellio, frazione Viganallo di Sotto.
La casa a corte di via dei Celsi 17 – che dista poco più di 2km dal tribunale – è stata usata come base prima dell’evasione, i carabinieri hanno trovato 100 cartucce calibro 22, targhe rubate di autovetture, parrucche, una paletta del tipo in uso alle forze di Polizia, il libretto di circolazione della Nissan Qasquai utilizzata nell’evasione (nella foto sopra). A Cellio in Valsesia invece la villetta doveva servire come base dopo l’evasione, è proprio in questa zona che i carabinieri hanno individuato 3 dei 5 fermati per la vicenda. Nella casa c’erano molti vestiti, documenti riconducibili a tutto il nucleo familiare dell’evaso e al gruppo criminale fermato nei tre giorni scorsi. Nel frattempo il dispositivo di ricerca rimane ancora molto attivo anche nella zona di Gallarate, con diversi posti di blocco dei militari (nella foto, a Cavaria).

Nel frattempo stamattina (sabato) si sono svolti gli interrogatori dei primi tre fermati da parte del giudice per le indagini preliminari Luca Labianca. Davide Cortesi, Danilo Grasso e Cristian Lianza sono stati ascoltati per circa due ore davanti ai loro avvocati: Davide Gornati per Danilo Grasso e Alberto Cova per Cortesi e Lianza. Bocche cucite sia tra gli inquirenti che tra i difensori. Carlotta Di Lauro, invece, è difesa dal noto penalista Carlo Taormina che fu anche l’avvocato di Antonino Cutrì per una vicenda risalente al 2012. 

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 febbraio 2014
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