Il futuro di Palazzo Minoletti lo immaginano gli studenti

L'edificio di piazza Garibaldi ospita dall'1 al 14 marzo una mostra su Giulio Minoletti e la sua opera a Gallarate, con tavole e progetti di un Laboratorio del Politecnico, per pensare ad un recupero e a una nuova funzione per l'edificio

Una mostra per far ripensare Palazzo Minoletti, la pregevole ex Casa del Fascio in piazza Garibaldi a Gallarate, opera dell’architetto milanese Giulio Minoletti: la mostra "Ripensare il moderno" animerà dall’1 al 14 marzo proprio il "Palazzo Minoletti" (secondo la denominazione in uso a Gallarate), promossa da Società Gallaratese degli Studi Patrii, Politecnico di Milano e MaGa, all’interno del programma di Filosofarti che quest’anno rifletterà sul tema di Agorà, la piazza.
La mostra -spiegano gli organizzatori – "ha come primo obiettivo quello di tenere alta l’attenzione su  un edificio che ha un ruolo significativo nel patrimonio architettonico e culturale della città". I curatori ricordano infatti come l’interesse sull’edificio razionalista si sia mosso nel tempo "tra posizioni provocatorie, che ne proponevano la demolizione, e la redazione, in anni recenti, di un  progetto di recupero per insediarvi la nuova biblioteca civica" (l’amministrazione Mucci prevedeva addirittura i lavori nel 2010). Anche il fatto che l’ipotesi della biblioteca  sia pressochè definitivamente tramontata sembra aver spinto i curatori a cercare un nuovo approccio, con una mostra che da un lato sottolinea il valore dell’opera nel tessuto della città, dall’altro parte dall’idea di "mantenere la funzione sociale e culturale dell’edificio", spiega l’architetto Matteo Scaltritti, della Società Gallaratese di Studi Patrii, curatore della mostra, nata dalla collaborazione con Paolo Gasparoli, gallaratese e professore alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. La vocazione di spazio sociale e culturale viene esplorata in particolare dagli elaborati didattici degli studenti del Politecnico di Milano: sarà esposta una selezione di progetti sviluppati dagli studenti del Laboratorio di progettazione tecnologica e strutturale, che hanno svolto appunto le loro esercitazioni sul tema del riuso della Ex Casa del Fascio, con l’obiettivo di restituire alla città e agli  abitanti spazi di grande rilevanza urbana. "Diversi elaborati hanno ipotizzato anche l’edificio in rapporto a Piazza Garibaldi pedonalizzata, con nuovo arredo urbano e con la scalinata del palazzo che rappresenta una sorta di palco urbano sulla piazza – spiega ancora Scaltritti -, altri hanno invece prestato più attenzione allo spazio retrostante al palazzo", quello affacciato verso la chiesa di San Pietro, che chiude un piccolo spazio urbano da decenni senza una funzione valida (un parcheggio con pochi posti, a ridosso della chiesetta romanica) e segnato dal degrado.

La mostra consentirà di scoprire o rileggere la figura dell’architetto Giulio Minoletti e di visitare la ex Casa del Fascio, segnata sì dalle aggiunte e dalle modifiche legate agli usi successivi (a lungo sede dell’ufficio delle imposte dirette) e poi da anni di abbandono. Un’occasione preziosa, visto che solo negli ultimi anni una parte limitata al piano terra dell’edificio è usata per mostre ed eventi culturali cittadini: nel corso della mostra sarà illustrata anche  l’opera pittorica di Alessandro Pandolfi che venne realizzata  nel 1940 nel grande salone vetrato del primo piano. Infine, la mostra sarà anche accompagnata da una conferenza al Teatro Condominio Gassman con Cristina Boracchi (Filosofarti), Matteo Scaltritti, Paolo Gasparoli, Roberto Felicetti, Elisa Bruni, Maria Cristina Loi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 febbraio 2014
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