“Il potenziamento dell’inceneritore rischia di costare troppo”

Sinistra Ecologia e Libertà di Varese e Legnano: "Il costo è già salito a 40 milioni e probabilmente costerà tra i 47 e i 56 milioni di euro". L'alternativa? Pensare da oggi a impianti di "differenziata spinta"

Il potenziamento del termovalorizzatore Accam di Borsano diventa più costoso e aumentano le perplessità nei Comuni della zona tra Basso Varesotto e Legnanese: per questo Sinistra Ecologia e Libertà torna a chiedere di rinunciare al "revamping" dell’inceneritore esistente e di puntare invece ad un nuovo impianto, «un progetto alternativo per la raccolta differenziata spinta».
Certo, l’inceneritore ha sempre visto una certa opposizione, anche per motivi ambientali. Ma ora le perplessità sono anche concentrate sull’aspetto economico: «L’amministratore delegato della società e il sindaco di Busto Arsizio, citando anche la relazione dell’advisor, ripetono che il progetto deve andare avanti. Un progetto che doveva costare poco più di 30 milioni di euro. Costo che è già salito a 40 milioni e che probabilmente invece costerà tra i 47 e i 56 milioni di euro, considerando anche la parte impiantistica del teleriscaldamento». Secondo SEL il punto debole non sono le cifre in sè, quanto lo scenario che si ipotizza per rendere sostenibile il revamping: «La relazione dell’Advisor Bain sostiene il revamping a partire dall’ipotesi che la raccolta differenziata rimarrà costante nel prossimo ventennio, che aumentino i comuni asserviti da Accam tramite l’incorporazione delle città che hanno contratti per la raccolta e lo spazzamento dei rifiuti urbani con le società AMSC, AMGA, APESP, AEMME», in prospettiva allargando la base «fino a comprendere un bacino di almeno 600.000 abitanti». Solo così il revamping diventerà sostenibile, con una tariffa che si abbassi entro il 2020 a 85 €/ton, dagli attuali 110€/ton. «Secondo il business plan, il “Risultato Netto” annuale sarà pari a poco meno di 1 M€/anno. Per contro, l’accorpamento delle varie ex municipalizzate per la raccolta e lo spazzamento da sole possono garantire (come si evince dal “Business plan consolidato) un risultato netto di 4 M€/anno, ossia almeno 3M€ in più rispetto al solo incenerimento, a seguito dell’efficientamento nel servizio e nella gestione dei costi con la fusione». Su queste basi, c’è il timore che nel tempo Accam finisca non a produrre utili, ma «una perdita con una diminuzione del solo 10% dei volumi smaltiti (-7M€)».

Sinistra Ecologia Libertà della provincia di Varese e del Legnanese è quindi «contraria al revamping e propone invece un progetto alternativo per la raccolta differenziata spinta, abbinata ad una impiantistica di valorizzazione del materiale riciclato per un suo riuso nel mercato delle materie prime seconde». Una proposta considerata «vantaggiosa sia in termini ambientali, sia in termini economici» e che si muove anche nella stessa direzione indicata da Regione Lombardia per il recupero dei rifiuti (preferibile alla termovaorizzazione), che considera anche «la sovraccapacità degli impianti di termovalorizzazione in Lombardia» e chiede anche «la chiusura degli impianti più inquinanti», in cui rientra anche quello di Borsano

«Non si tratta della logica NIMBY che vuole chiudere un inceneritore nei nostri territori, scaricando altrove il problema. Ma di avere il coraggio e la capacità, di fronte a un comunque necessario investimento di 50 milioni di euro, di abbandonare inutili, costose ed inquinanti tecniche obsolete in favore di una nuova tecnologia, già sperimentata altrove, che ha minori costi e maggiori benefici per la salute e per l’ambiente. Non ci fossero di mezzo gli interessi delle banche che prestano i soldi e dei possibili operatori che realizzerebbero le opere, se ci si affidasse solo al buon senso e si ponesse al centro l’attenzione al bene comune, la scelta sarebbe ovvia».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 febbraio 2014
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