Indagini e interrogatori per rintracciare i fuggitivi

Sentiti per ore madre, sorella e fidanzata di Domenico Cutrì ma sono molti i dubbi degli inquirenti. Il padre era in Calabria al paese natale di Melicuccà, dove potrebbe essersi nascosto l'evaso, il fratello Daniele non si è consegnato e non si trova

L’imponente caccia all’uomo avviata dopo l’evasione dell’ergastolano Domenico Cutrì, avvenuta nel pomeriggio di lunedì mentre usciva dal tribunale di Gallarate accompagnato dalla scorta della Polizia Penitenziaria, prosegue senza sosta. A coordinare le indagini è il sostituto procuratore di Busto Arsizio Raffaella Zappatini (la prima a destra nella foto sopra) che ieri (lunedì 3 febbraio) ha ascoltato fino a notte fonda le versioni della madre Antonella, della sorella 20enne, del fidanzato di lei e di Alexa, la fidanzata dell’evaso, per ricostruire quanto accaduto dopo l’assalto di Gallarate e nei giorni precedenti. Poche, da quanto si apprende, le informazioni utili raccolte ai fini delle indagini ma sufficienti a dare qualche spunto investigativo. Cutrì si cerca ovunque, dalla Lombardia alla Calabria dove si ritiene possa aver trovato qualche appoggio, ricerche che fino ad ora non hanno avuto però l’esito sperato. Destituita di ogni fondamento anche l’ipotesi che un secondo fratello si sia costituito in ospedale, come invece fonti del sindacato della Uil penitenziari avevano fatto credere nella serata di ieri. Tre (oltre all’evaso) le persone che, al momento, si ritiene abbiano partecipato al blitz anche se non si esclude la presenza di almeno un’altra persona.

A fornire qualche particolare in più alla ricostruzione dell’evasione è stata proprio la madre dell’evaso, anche se con qualche incongruenza. La donna ha raccontato agli inquirenti di aver sentito il citofono suonare nel pomeriggio di ieri e di aver risposto ad un uomo che le ha detto «fai presto che in macchina c’è tuo figlio che sta male, va portato in ospedale». Si trattava di Antonino, il fratello di Domenico che ha partecipato all’assalto e nel quale era rimasto ferito gravemente. La donna ha raccontato poi di essere uscita di casa e di essere salita sulla Citroen nera al posto del conducente con al suo fianco il figlio morente ma, a quanto avrebbe riferito, ancora in vita. Il complice sarebbe rimasto in auto per una parte del tragitto – ha raccontato ancora –  e poi si sarebbe dileguato durante una sosta ad un semaforo. La donna ha poi detto di essere entrata con l’auto al Pronto Soccorso e di averla lasciata lì ma la versione discorda con il fatto che l’auto sarebbe stata trovata fuori dal perimetro dell’ospedale più tardi.

LA CRONACA DELL’ASSALTO IL TESTIMONE LA DINAMICA

Mistero sul fratello più giovane, Daniele di 23 anni, che sia la sorella che la madre dicono fosse partito per un viaggio a Napoli con un amico e del quale non avrebbero più notizie dal momento della partenza. Il padre, invece, si sarebbe recato a Melicuccà, paese d’origine della famiglia in provincia di Reggio Calabria, qualche giorno prima. Strane assenze che coincidono proprio con l’assalto alla scorta della Polizia Penitenziaria e che danno adito all’ipotesi che il genitore possa aver avuto un ruolo nel piano di evasione anche perchè la moglie e la figlia non hanno saputo spiegare il motivo di questo viaggio al paese d’origine. Al momento nessuno della famiglia Cutrì risulta essere indagato, il padre dovrebbe tornare oggi con un volo a Malpensa, ma sono in corso verifiche. 

Antonella ha anche ammesso che il figlio Antonino meditava da tempo l’idea di far evadere il fratello e – avrebbe raccontato – per farlo si era anche iscritto ad un corso per pilotare elicotteri. La donna ha anche spiegato che sia il padre che lei avevano fatto di tutto per convincere Antonino a non mettere in atto azioni sconsiderate, ma – avrebe aggiunto – ormai i figli non le davano più retta. In famiglia la donna è l’unica che ha dichiarato di avere un’occupazione, per una cooperativa che assiste persone anziane, mentre tutti gli altri sarebbero disoccupati.

Molte le domande che non hanno ancora una risposta. C’è un identikit di almeno uno dei due complici di Antonino Cutrì? E’ emerso, infatti, che la Nissan Qasqai imbottita di armi, abbandonata a Gallarate nei pressi del tribunale, era stata rapinata ad un 50enne di Bernate Ticino mentre usciva da un bar: l’uomo che gliel’ha sottratta ha anche puntato una pistola alla vittima che potrebbe averlo visto in faccia. La seconda riguarda la madre che sostiene di aver lasciato l’auto davanti al Pronto Soccorso dell’ospedale di Magenta quando questa è stata trovata fuori. Chi l’ha spostata? Perchè il padre era proprio al paese natale in questi giorni? Infine quali sono i legami di questa famiglia con le ‘ndrine? Certamente l’evaso non era un boss della ‘ndrangheta, ma in passato aveva avuto contatti con i Barbaro di Buccinasco. Stupisce, infine, l’eccezionale potenza di fuoco che la banda aveva con sè: dove si erano procurati le armi?

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 febbraio 2014
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