“L’evasione di Gallarate è un monito”

La Cgil Funzione Pubblica richiama su organici ridotti e carenze di mezzi, nel sistema della giustizia italiana

I problemi della giustizia italiana sono molti e quelli "tecnici" finiscono molto spesso in secondo piano rispetto alle polemiche politiche sulla magistratura, anche se poi a volte "pesano" non poco sulle vicende processuali, sulla certezza della pena, sulla dignità dei carceri. A riaccendere l’attenzione a livello locale sul mondo della giustizia in modo drammatico è stata l’evasione di Gallarate, definita un «monito per il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria» dalla Cgil Funzione Pubblica. «L’evasione dell’ergastolano, con tanto di scontro a fuoco, del 3 febbraio scorso davanti al Tribunale di Gallarate, riporta all’urgenza di una riflessione sulle condizioni lavorative e di sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria». In questo caso il nodo è il passaggio dei trasferimenti dei detenuti «con scorte ridotte e su automezzi inadeguati, obsoleti e insicuri». Per questo anche la Cgil chiede di passare all’uso della videoconferenza dei processi, «a maggior ragione utile in casi di detenuti ad alta pericolosità nonché per ridurre i costi» e tenendo conto della carenza di organico (8000 agenti mancanti, dice la Cgil).
«Il sistema di video conferenze presente in molti istituti penitenziari italiani è pressoché inutilizzato da tempo, e non se ne comprende la ragione, visti, a quanto ci risulta, gli altissimi costi sostenuti dalla collettività» dice Calogero Lo Presti, coordinatore regionale della FP CGIL Lombardia. «Costi di cui chiediamo conto, come per l’altro scandalo: i famosi braccialetti per i detenuti, mai utilizzati».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 febbraio 2014
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