L’incidente stradale fa scoprire un laboratorio tessile clandestino

Seguendo le tracce lasciate da un'auto, l'indagine della Polizia Locale cassanese è arrivata a individuare una "fabbrichetta" nascosta, gestita da un imprenditore cinese, priva di molti permessi

Dalle tracce lasciate da un incidente stradale, la Polizia Locale di Cassano Magnago è arrivata a individuare un laboratorio cinese clandestino, dove probabilmente lavoravano e vivevano più di dieci operai, privo in ogni caso di molti permessi. 

Un’indagine per certi versi aiutata dalla fortuna, ma partita comunque da un’attenta analisi di un incidente stradale: tutto è avvenuto nella giornata di giovedì 30 gennaio, quando gli agenti cassanesi guidati dal comandante Raffaele Esposito (nella foto con il sindaco Nicola Poliseno) hanno iniziato a ricostruire la dinamica di un incidente stradale. Il conducente di un’auto era fuggito dopo essere uscito di strada, senza per fortuna coinvolgere altre persone ma provocando alcuni danni. «Partendo da alcuni elementi siamo arrivati ad identificare una cittadina cinese residente a Cassano» spiega il comandante Esposito. La Locale cassanese si è presentata a casa della donna («in zona centrale» della città, si limita a dire il comandante), e qui è incappata in un laboratorio clandestino, ricavato in un sotterraneo. Nel seminterrato c’erano una ventina di postazioni con macchine da cucire per confezionare abiti, accanto anche alcuni "loculi" con materassi e letti di fortuna. Insomma: il tipico scenario della "fabbrichetta nascosta", dove un imprenditore fa lavorare gli operai quasi isolati dal mondo.

Nell’abitazione la Polizia Locale non ha trovato operai, ma una delle due persone in casa era priva del permesso di soggiorno ed è stata dunque accompagnata alla Questura di Varese per l’identificazione e la denuncia. Quanto alla "fabbrichetta", è risultata priva dei "permessi" comunali (la dichiarazione di inizio attività da inoltrare allo Sportello Attività Produttive) e completamente sconosciuta alla locale azienda di gestione dei rifiuti, la Sieco. E questo, nonostante almeno nomilmente esistesse una ditta individuale, intestata ad un imprenditore cinese. «Noi abbiamo svolto nel modo corretto la nostra parte, ora gli accertamenti successivi saranno portati avanti da altri» conclude il comandante Esposito. Tra gli enti informati, c’è in particolare l’Asl.

Il sindaco Nicola Poliseno guarda con soddisfazione all’operazione, non pianificata ma portata a compimento grazie all’attenzione della Polizia Locale: «Questo genere di attività danneggiano tutti gli imprenditori onesti, facendo concorrenza sleale.  È un messaggio di legalità importante, situazioni come queste sono pericolose per le persone che ci lavorano ma anche per chi abita vicino, pensiamo a cosa succederebbe in caso di incendio». Di qui la promessa di mantenere alta l’attenzione su fenomeni del genere: «Le maglie si stanno stringendo, con le nuove tecnologie informatiche si arriva rapidamente ad individuare le informazioni che non quadrano».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 febbraio 2014
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