“Nessuna richiesta di insediare una moschea a Tradate”

La neonata Associazione Culturale Islamica, che affittato degli spazi da dei privati in via Damiano Chiesa, ha incontrato la Giunta comunale: "Non si deve avere paura delle differenze"

Al Centro islamico di Tradate si insegnerà l’arabo e l’italiano e «non ci sarà nessuna moschea». La neonata Associazione Culturale Islamica per la Cultura e Sviluppo Sociale, che affittato degli spazi da dei privati in via Damiano Chiesa, ha incontrato i rappresentanti della Giunta comunale e ha presentato i progetti per l’associazione. «Non vi sarà nessuna moschea» confermano dalla Giunta dopo le polemiche sollevate dai gruppi di opposizione di Lega Nord, Forza Italia e Movimento Prealpino
«L’associazione collabora con l’Amministrazione per le attività relative alla rete del Welfare e ha contribuito all’organizzazione dell’evento "Tradate di tanti colori", iniziativa che avrebbe dovuto insegnarci a non aver paura delle differenze per partito preso e che prima di giudicare chi ha usanze differenti da quelle dei più è necessario conoscere – spiegano dalla Giunta nel rispondere alle minoranze -. Evidentemente, invece, gli esponenti dell’opposizione locale sono rimasti fermi all’equazione "islam = terrorismo", del tutto priva di fondamento e non al passo con la società multietnica e multiculturale in cui ci troviamo a vivere. Non è stata però ricevuta alcuna richiesta di insediare sul territorio comunale una moschea, le richieste fatte dall’Associazione e pervenute in data 01/02/2014 riguardano la formazione di spazi per l’insegnamento della lingua araba e della lingua italiana oltre a degli spazi da adibire alla conoscenza cultura islamica e al culto, aperta a tutta la cittadinanza, il tutto in edifici di proprietà di privati».

«Rimane sottointeso che qualsiasi autorizzazione sarà assoggettata al rispetto di quanto recita la norma in materia urbanistica in tal senso – proseguono dalla Giunta -. Possono quindi restar tranquilli i cittadini tradatesi che l’iter legislativo previsto verrà seguito alla lettera e non verranno spesi soldi pubblici per questa attività, interamente autofinanziata dai membri dell’associazione. Stiano tranquille le minoranze e non si trincerino dietro arzigogolati meticciati di civiltà perché intuiamo benissimo che il loro modo di fare è volto esclusivamente allo sbarramento totale del processo dell’integrazione e non al perseguimento della legalità».
La risposta arriva anche all’ex sinadco, oggi senatore della Lega Nord, Stefano Candiani: «Il Senatore dovrebbe conoscere l’articolo 19 della Costituzione che sancisce che "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume." Nessuno, nemmeno un Senatore, può quindi impedire una richiesta che segue un iter regolare e secondo la legge. Rispediamo poi al mittente l’accusa di inadeguatezza (non apriamo in questo momento l’elenco dei problemi creati dalla sua Amministrazione che stiamo ancora sistemando…). Se infine il senatore è a conoscenza di fatti che possano collegare l’associazione tradatese con altri centri islamici legati alle cronache (tanto da ostentare sicurezza nel sapere "cosa diventano questi centri culturali islamici e il loro parallelismo con l’integralismo e il terrorismo"…) beh, si rivolga subito alle autorità competenti con una puntuale denuncia. Altrimenti sta parlando del nulla».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 febbraio 2014
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