Novik lascia il Tribunale di Busto, dopo 37 anni

Arrivò nel 1977 tra lotte sindacali, ciminiere e una piccola pretura. Se n'è andato oggi (martedì) con un tribunale tra i più grandi della Lombardia e una città completamente trasformata: "Il cuore resta qui, tornerò per seguire la Uyba"


Molto probabilmente avrebbe preferito un ultimo giorno, da presidente della sezione penale, più tranquillo Adet Toni Novik, l’evasione spettacolare avvenuta ieri (lunedì) davanti al tribunale di Gallarate non è quello che si aspettava per l’ultimo giorno nel suo ufficio al terzo piano del Tribunale di Busto Arsizio che da domani sarà occupato dal nuovo presidente Renata Peragallo. Dopo 37 anni passati tra largo Giardino e via Volturno oggi ha preso il Frecciarossa che lo ha portato a Roma: «Sono qui in ufficio fino all’ultimo – ci racconta – quest’ufficio, il contatto con i colleghi, con gli avvocati e con le persone di qui sono le cose che mi mancheranno di più». Novik è arrivato a Busto Arsizio nel 1977: «Arrivai qui un po’ a sorpresa – prosegue – perchè la sede che avevo scelto nelle simulazioni di prova, Monza, è stata scelta da un altro collega. Rimase solo la sede di Busto vacante e io non dissi di no». Novik arrivò in una città che ancora era la Manchester d’Italia: «Poca gente per le strade, a differenza dei luoghi da dove provengo, moltissime fabbriche e poi ricordo le lotte operaie, le cause per i licenziamenti e l’inquinamento», oggi Busto è molto cambiata: «E’ cambiata completamente – spiega – e sono cambiati anche i reati».

Quella che ha conosciuto come pretura è diventato uno dei tribunali più importanti della Lombardia, dal ’99, con l’apertura di Malpensa, è diventato uno snodo cruciale per la giustizia nel suo complesso: «Passammo da 12 processi all’anno per stupefacenti a 120 da un anno all’altro – racconta – fu uno shock che però riuscimmo ad assorbire con metodo e tanta voglia di lavorare. Le forze a disposizione erano le stesse dell’anno prima ma riuscimmo ad assorbire il carico completamente». Come? «Con metodo, esperienza e capacità di fare squadra – racconta – guardi io non ho mai dato soluzioni ma ho preferito fornire gli strumenti per risolvere i problemi». 

Se gli chiediamo qual’è stato il momento più bello della sua cariera a Busto Arsizio fa fatica ad identificarne uno in particolare: «Non si possono fare classifiche in questo senso – risponde dopo averci pensato un po’ – ma posso dire che cos’è che mi ha dato più soddisfazione: la capacità di trattare piccoli e grandi processi sempre con lo stesso profondo senso del dovere. Ricordo i due amici che erano finiti in tribunale per ingiurie l’un contro l’altro e alla fine si sono abbracciati, ricordo il tossicodipendente che non stava in piedi in udienza e che decisi di non far incarcerare, l’omone accusato di aver picchiato la moglie ma che in realtà non le aveva torto un capello. Insomma la cosa più bella è riuscire a restituire un po’ di giustizia alle persone ignorando le voci, apllicando la legge secondo quanto si è accertato nel processo. Il nostro ruolo nella società è devastante, entriamo nelle vite dei privati cittadini, me ne rendo conto. Quando assolvi restituisci dignità, quando condanni fai valere la legge».

Il momento più difficile, invece, lo ricorda molto bene: «Senza dubbio quella pagina non fotocopiata dell’ordinanza per il processo contro la ‘ndrangheta lombarda (Infinito) – ricorda con dolore – furono scarcerati tutti e poi riarrestati. Fu terribile e ancora oggi non capisco come possa essere successo». Altro momento di tensione fu la sentenza contro la locale di ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo e Legnano: «Quando lessi la sentenza ero stanchissimo, mi aiutò Maria Greca Zoncu e fu un processo complicato». Altro momento nero fu la vicenda delle bestie di Satana: «Io ero il giudice per le indagini preliminari e non riuscivo a credere a quello che aveva confessato Andrea Volpe – racconta Novik – pensavo volesse accreditarsi per ottenere sconti di pena e invece con le sue dichiarazioni trovammo i corpi di Chiara Marino e Fabio Tollis. Fu tremendo».

Cosa lascia a Busto Arsizio? «I ricordi di chi non c’è più – conclude – persone come il Presidente Ruccia che è mrto l’altro giorno, l’avvocato Guido Murdolo, tutti quello che ci hanno lasciati per strada. Sono sicuro che questo tribunale opererà con efficacia. La scelta del Csm di mandare qui D’Avossa è stata molto apprezzata e comunque il giudice Novik non abbandonerà Busto Arsizio, qui c’è la sua altra grande passione, il volley femminile e le farfalle della Unendo Yamamay: «Sarò qui la domenica per seguire le ragazze – conclude – alla domenica non ci sono udienze».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 febbraio 2014
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