Perché è importante raccontare l’impresa artigiana

Per anni è stato detto, soprattutto dai politici, che le piccole e micro imprese erano la spina dorsale del Paese. Quasi nessuno, però, al di fuori delle associazioni di categoria, aveva mai visto una “radiografia” di quella spina dorsale e ne conosceva intimamente i “dolori” e le “sofferenze”, ma anche la forza, la resistenza e l’elasticità

Per anni è stato detto, soprattutto dai politici, che gli artigiani, le piccole e le micro imprese erano la spina dorsale del Paese. Quasi nessuno, però, al di fuori delle associazioni di categoria, aveva mai visto una “radiografia” di quella spina dorsale e ne conosceva intimamente i “dolori” e le “sofferenze”, ma anche la forza, la resistenza e l’elasticità.
Se si vuole fare una diagnosi di questo Paese per stabilire quale cura intraprendere, quella radiografia va letta con cura e interpretata con perizia da chi deve prendere le decisioni, perché in quell’immagine si trovano domande e risposte fondamentali per affrontare il presente e programmare il futuro dell’Italia.
Chi sono gli artigiani? come vivono la crisi? come fanno a innovare? Com’è cambiato il loro modo di lavorare? Che rapporto hanno con i loro collaboratori? Cosa chiedono al sistema Paese? Queste sono solo alcune delle domande che scaturiscono dal lavoro fatto in questi anni da Confartigianato Imprese Varese con il progetto “L’impresa delle meraviglie”.
«Un viaggio tra capannoni, officine, laboratori che ci aiuta a capire quanto è cambiato il mondo. Ma anche un ritratto vivo dell’Italia produttiva mai ferma e sempre creativa e pulsante» recita la quarta di copertina della pubblicazione dell’associazione di via Milano.
Varesenews proporrà settimanalmente ai suoi lettori di viaggiare all’interno di questa comunità di lavoratori e sognatori, perché tali sono gli artigiani. Esistenze che raccontano il coraggio di intraprendere, nonostante il contesto non sempre favorevole, la grande creatività, l’ostinazione e l’orgoglio di appartenere a una storia che affonda le sue radici nella nobile tradizione manifatturiera italiana. Insomma, un pezzo di quel “Nuovo Rinascimento”, tanto declamato da esperti ed economisti, passa proprio dalla nostra “città infinita” (definizione coniata dal sociologo Aldo Bonomi), fatta di capannoni, officine e laboratori che, come tanti punti, disegnano da nord a sud il profilo della provincia di Varese. “L’impresa delle meraviglie” di Confartigianato ha unito tutti questi punti e ha rivelato il volto di una comunità che era sconosciuta ai più e che merita di essere riscoperta.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 febbraio 2014
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