Riforma sanitaria, Varese vuole farsi trovare pronta

Importante convegno ospitato dall'università dell'Insubria organizzato dall'Asl e alla presenza dei massimi vertici sanitari e politici regionali per discutere della riforma che interesserà il sistema sanitario lombardo

Tutto esaurito per il convegno organizzato dal’Asl di Varese dal titolo "Regole di sistema o elementi di riforma sanitaria" che si è svolto questa mattina nell’aula magna di via Monte Generoso all’interno della facoltà di medicina dell’università dell’Insubria. L’appuntamento, fortemente voluto dal direttore Stefano Taborelli, ha fornito tutta una serie di contributi importanti nell’individuare quali sono le priorità che dovrà affrontare la riforma del sistema sanitario lombardo. All’evento hanno partecipato i vertici sanitari regionali, locali e politici a tutti i livelli a partire dal governatore Roberto Maroni, all’assessore alla sanità Mario Mantovani al presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo per finire con il presidente della commissione sanità Fabio Rizzi. Presente anche il direttore generale della sanità lombarda Johnny Daverio.

«L’anno prossimo avremo 60 milioni di euro in più sul fondo sanitario regionale e questo grazie all’applicazione dei costi standard». È la notizia anticipata dal vicepresidente e assessore alla
Salute Mantovani, nel corso del suo intervento. Mario Mantovani ha riepilogato le tappe più importanti raggiunte, nei circa 10 mesi dall’insediamento del Governo di Regione Lombardia, durante il percorso verso la riforma del sistema sanitario lombardo. Parlando, appunto, proprio dell’obiettivo raggiunto nel 2013 a proposito dei costi standard, ha anticipato quali saranno in proposito le aspettative finanziarie di quest’anno. L’assessore alla Salute ha toccato una serie di fondamentali aspetti strutturali che riguarderanno la nuova riforma e ha posto l’accento proprio su una delle realtà socio-sanitarie che merita la massima attenzione: la cronicità in Lombardia.
Un tema che ha riassunto in tre punti: 1) oltre 3 milioni di pazienti cronici, pari al il 30% della
popolazione; 2) il trattamento della cronicità rappresenta il 70% della nostra spesa sanitaria; 3) all’interno di questo gruppo di pazienti, aumenta sempre più il numero delle persone in condizione di cronicità socio sanitaria (anziani non autosufficienti, persone con disabilità, persone affette da dipendenze da sostanze, etc), stimabili in circa 600.000. «Si deve tenere tener conto proprio per poterla migliorare grazie alla nuova riforma». L’assessore ha anche posto in evidenza l’esigenza che gli ospedali rivedano la propria mission in funzione delle reali esigenze e domande di bisogno che giungono dal territorio: «L’ospedale deve tener conto dei nuovi bisogni della società e proprio per questo non è pensabile che talvolta ci siano ore e ore di permanenza in un pronto soccorso – ha detto Mantovani -. Così come va affrontato il tema dei tempi di attesa: non possiamo far aspettare 6 mesi per una visita specialistica. È anche su questo è necessario dare risposte al bisogno degli utenti».

Poi un fermo richiamo dell’assessore all’impegno dei Direttori generali: "Sono i direttori generali che devono dare risposte concrete agli utenti, anziché fare la rincorsa nel venire a chiedere: non serve la rincorsa alla richiesta. I direttori generali devono farsi carico del funzionamento effettivo delle proprie». A margine del convegno i giornalisti hanno rivolto una serie di domande a Mario Mantovani, sempre in relazione alla sua recente visita – che la stampa ha definito blitz – nel pronto soccorso dell’Ospedale di Varese. L’assessore alla Salute ha confermato che assolutamente verranno rispettati i tempi previsti per l’attuazione delle misure individuate per eliminare le disfunzioni rilevate.

 È rimasto sorpreso che i varesini che si lamentavano del cattivo funzionamento del pronto soccorso, dopo il suo intervento siano intervenuti in difesa dell’ospedale? – hanno sostanzialmente chiesto i giornalisti all’Assessore Mantovani : «Assolutamente no. Ritengo sia giusto e legittimo – ha risposto l’esponente del Governo lombardo – essere vicini ai propri ospedali e condividerne la storia e la professionalità del personale che vi opera. Ma l’organizzazione va migliorata. Io mi riferisco in particolare, è inutile ripeterlo, al pronto soccorso dove sono intervenuto, dopo che
voi giornalisti per mesi e mesi ne avete denunciato disservizi e disagi”.

Così, invece, il presidente Cattaneo: «Il riordino del sistema sanitario deve essere costruito con il contributo di tutti i protagonisti del sistema, frutto della condivisione più ampia possibile, senza ricorrere a modelli calati dall’alto, pensati nelle segrete stanze dagli esperti –  afferma il Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo -. Poiché tutti confermano che il sistema sanitario funziona, non c’è bisogno di stravolgere il sistema lombardo, ma di attuare piuttosto una riforma nel senso etimologico del termine e cioè dare nuova forma allo stesso contenuto». «Dal 1997 ad oggi si sono diversificati i bisogni e sono state aggiornate cure e terapie – ha proseguito Cattaneo -; in un’ottica di riforma, è necessario tenerne conto». Cattaneo ha, inoltre, sottolineato l’esigenza di «un rapporto più equilibrato con il territorio, che significa rivedere il punto di accesso alle strutture. L’esperienza dei CREG può essere una strada». Infine, Cattaneo è intervenuto sulla distribuzione degli ospedali sul territorio: «ritengo si possa ripensare la loro organizzazione, distinguendo l’alta specialità dai presidi più capillari e diffusi in grado di garantire i servizi a bassa intensità di cura».

Su questo tema è intervenuto anche il presidente della commissione sanità di Regione Lombardia Fabio Rizzi che ha sottolineato come sia ormai «giunto il momento di affrontare la questione di Cuasso al Monte dove c’è una struttura riabilitativa che può essere tranquillamente chiusa – ha detto Rizzi a margine del convegno – in quanto non è un ospedale che serve il territorio in cui è inserito e offre cure riabilitative che sono già fornite da altre strutture del territorio come Luino e Cittiglio».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 febbraio 2014
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