Sablich lascia il Movimento: “Non esiste un pensiero unico”

Con una lunga lettera il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle annuncia la sua volontà di lasciare il suo incarico. "Sono entrato in politica perché chi c’era non mi rappresentava più. Ora mi ritrovo allo stesso punto di partenza”, scrive Sablich

Giampaolo Sablich affida ad una lunga lettera pubblicata sul blog del movimento 5 stelle di Busto la sua decisione di lasciare il movimento e la sua carica. Una decisione maturata nel tempo da parte del consigliere eletto nel 2012 tra le fila del movimento 5 stelle che critica duramente la linea assunta da Beppe Grillo e dal suo staff. 
Una decisione che arriva nello stesso giorno in cui la senatrice Laura Bignami (e moglie di Sablich, ndr) ha annunciato la volontà di rimettere il suo mandato. Ecco il testo della lettera che vi proponiamo integralmente:

Cari amici, l’avventura del Movimento 5 Stelle, per quanto mi riguarda, è giunta al termine. La politica è un mestiere molto bello, seppur spesso insoddisfacente e dai risultati non tangibili.
E’ arrivato il momento di essere più vicino alla famiglia e al lavoro, come il movimento prescrive se si è stanchi. La rete, per coloro che credono in una politica che la utilizzi, assorbe e consuma tutto, creando in realtà e, paradossalmente, un lavoro aggiuntivo. La politica, fatta in determinati modi, è un lavoro.

Il Movimento 5 Stelle, o meglio i suoi ideatori, professano la politica come un servizio temporaneo. Assurdo, proprio perché paradossalmente, chi ha preso oramai unilateralmente le redini del Movimento ne ha fatto un mestiere, oltre che un business: da garante a presidente politico, da consigliere comunicativo a segretario generale.

Il “punto di non ritorno” dall’impegno politico è reale e tangibile. Sono certo che tutti i nostri eletti prima o poi lo raggiungeranno e a quel punto in tanti dovranno decidere e molti dovranno rinnegare quanto sostenuto fino a quel momento. Il gallo canterà per molti di loro, ma resteranno in sella, vedrete. Specialmente molti furbetti che, pur di assicurarsi 10 anni di lavoro, si sono rimangiati molto di ciò in cui credevano quando erano disoccupati.

Quando abbiamo cominciato eravamo soli, in piccoli gruppi, con la prospettiva di avere uno “sponsor” come Beppe Grillo nel simbolo di una lista civica, un distintivo di onestà e correttezza, di voglia di cambiare.

Con le nostre Liste Civiche Certificate era tutto un fai da te.. dallo studio delle normative alla gestione diretta delle candidature comunali, regionali e nazionali. Qualunque cosa. Dal volantinaggio alla preparazione di un comizio, dal confronto con il cittadino esasperato allo studio della Costituzione. Dalla spiegazione delle regole a tutti coloro che si avvicinavano, alla pacificazione delle tensioni interne, con il massimo rispetto di tutti e della democrazia partecipata. Il buon Beppe ci metteva solo la certificazione, nient’altro. Eravamo davvero Cittadini in Movimento, una nuova classe politica stava piano piano formandosi.

La nostra libertà e autonomia era totale. Eravamo noi a chiedere a Beppe di sponsorizzarci, se voleva, non lui a noi. Una nuova classe politica nasceva senza più sottostare alle logiche dei partiti tradizionali, che avevano lasciato il paese alla deriva, persi nella loro autoreferenzialità e nella lotta al potere. Portavamo la nostra professionalità e la nostra normalità di cittadini senza volto.

Poi abbiamo fondato il Movimento, accettando un simbolo unico e condiviso. Il Beppe alle riunioni lo diceva: oggi siete nei comuni e domani sarete in parlamento..

Ne è seguita l’accettazione di uno stillicidio di ripetute affermazioni, diventate regole, qualcuna saggia, qualcun’altra volta solo ad evitare una sana crescita politica e a bloccare la maturazione interna di molti. Un solo garante, trasformatosi da megafono e leader ed ora a capo indiscusso e indiscutibile. Un garante illuminato e coordinato con fermezza dall’amico che predica bene (condiviso quasi in toto nel merito), ma razzola diversamente, pauroso che la creatura si alzi in piedi e vada con le proprie gambine, votando i propri programmi ed il proprio autogoverno.

La politica delle espulsioni è stata l’inizio di un cambiamento che non ho condiviso e che con gli ultimi avvenuti ha superato la misura.

Dopo oltre cinque anni di intenso lavoro è il momento di fermarsi e prendere commiato da ciò che il movimento è diventato, con le elezioni nazionali del 2013.

Ho sostenuto da anni che le elezioni nazionali sarebbero state il banco di prova. Non sono soddisfatto del risultato, mi spiace. Siamo ancora molto lontani dall’idea di democrazia a cui aspiravo e temo che ce ne stiamo allontanando. Serve un incontro nazionale operativo che determini le regole democratiche di autogoverno del movimento, possibilmente su di una piattaforma aperta e trasparente.

Le 5 stelle erano l’unica nostra bandiera, laica e pacifica. Noi eravamo altro e oltre. Molti hanno perso di vista proprio quelle 5 stelle e la predominanza delle sole buone idee. Ora pensiamo ai voti, al 51%, alle tecniche di comunicazione di massa, al consenso mediatico. L’odio di molti, ormai viscerale e giustificato, nei confronti della politica “classica” si è tradotto nel rifiuto netto di qualunque dialogo. Le regole non erano queste.

Sono entrato in politica perché chi c’era non mi rappresentava più. Ora mi ritrovo allo stesso punto di partenza, perché chi mi ha aiutato ad entrarci crede di essere l’unico a dovermi rappresentare e ad interpretare la molteplicità delle trasversalità che il movimento ha sempre avuto, bisognoso di strumenti democratici in rete, bisognoso di web-designer e non di web-servant..

Eravamo quelli che non mettevano i volti sui manifesti. Ora abbiamo anche noi i nostri leaderini, i nostri volti puliti, asfaltatori osannati della rete, ora abbiamo i nostri “eroi” appiccicati ovunque.

Sono convinto che la rivoluzione del movimento abbia avuto un impatto fenomenale sul cambiamento della politica e che l’effetto “tsunami” sia stato determinante, raggiunto direi.

Credo che la politica stia cambiando e che noi ne siamo stati gli artefici. Molti corrotti vanno ancora spediti a casa, ma il lavoro di pulizia è partito. La crisi economica però continua e peggiora.

La fase di “A riveder le stelle” invece è ancora lontana, perché ci siamo contaminati in un modo o nell’altro, di ciò che la politica italiana è, anche scegliendo di non sporcarsi le mani.

Ora sarebbe tempo di proseguire con le 5 stelle e con i valori positivi e costruttivi che il movimento aveva agli albori, lasciando da parte tutte le ortodossie che vi si sono radicate e che non hanno avuto legittimazione democratica ma solo acclamazione di influencer e influenced.

Poco prima delle regionali del 2013, cioè a metà 2012, è stato un fiorire di nuovi gruppi e di ideologi del Movimento 5 Stelle, che ora professano la fede più assoluta dietro ad una tastiera e che probabilmente fino al 2013 avevano votato diversamente, non avevano mai fatto un banchetto o ripreso un video in consiglio comunale, e ancora non lo hanno fatto. Ma tant’è.. il Movimento è libero e aperto a tutti, giustamente.

Manca però l’umiltà di molti che sono arrivati o si sono presentati per cavalcare un’onda creata da altri, grazie a Beppe Grillo. E manca soprattutto la partecipazione ed il fiato sul collo che la base dovrebbe esercitare di più sul territorio.

La base attivista è piena di liberi pensatori. Ognuno crede di incarnare lo spirito del Movimento, dal rivoluzionario marxista al cattolico perbenista, e pensa di essere il portatore della verità. Quanti sanno dire quali siano le 5 stelle delle origini? Quanti sanno come avremmo dovuto affrontare le scelte ideologiche o etiche?

Le cose sono cambiate e le colpe dei figli stanno candendo sui padri putativi.

Se le cose cambiano e, convinti di essere nel giusto, ci si trova in minoranza, le soluzioni sono due: cambiare democraticamente oppure farsi da parte. Se lo strumento per combattere democraticamente non è disponibile è meglio farsi da parte, perché ami ancora la tua creatura.

Come diceva il Beppe, se siete stanchi fatevi da parte e fate andare avanti un altro. Lo prendo in parola.

Diceva anche che se siamo convinti che nel MoVimento non ci sia democrazia possiamo andare fuori dalle balle. Ora il Movimento è un partito senza struttura, senza regole e senza democrazia web di autogoverno. Caro Beppe ti prendo in parola anche su questo.

E’ stata una grande esperienza di vita, formativa e socialmente utile. Ma per chi ha voglia di far del bene, in politica, non esiste un pensiero unico.

Richiamami quando l’ultimo tassello, che doveva essere il primo, sarà al suo posto, e ricordati che siamo “pazzi per la democrazia”!

L’M5S è morto. Viva l’M5S.

Loro non si arrenderanno mai… noi abbiamo il tempo determinato.

Giampaolo Sablich

Portavoce Lista Busto A 5 Stelle

Movimento 5 Stelle

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 febbraio 2014
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