Siamo come Cupido, le nostre frecce accendono l’innovazione

Giuseppe Catalfamo coordinatore operativo di Smartup, laboratorio di fabbricazione digitale della Liuc di Castellanza, spiega la missione di questa iniziativa. Giovedì 27 febbraio il laboratorio farà tappa al teatro Santuccio di Varese (liveblog su Varesenews #smartup)

Non ti aspetteresti mai di sentir dire da un ingegnere che il ruolo di un laboratorio di fabbricazione digitale, quale è lo Smartup dell’Università Liuc di Castellanza, è quello di un Cupido tecnologico. Eppure a usare questa espressione è proprio l’ingegnere gestionale Giuseppe Catalfamo (in primo piano nella foto) che di quel laboratorio è il coordinatore operativo.

Pensavo di parlare di tecnologia, stampanti 3D, makers e innovazione. Invece parliamo di neoromanticismo
.
«Perché il compito del laboratorio Smartup è effettivamente più romantico di quanto si creda: far scaturire nei cuori degli imprenditori e delle persone una scintilla, grazie a un Cupido tecnologico che, scagliando le sue frecce, puo’ innescare l’idea di produrre in un modo nuovo o nuovi prodotti. Noi non caliamo nulla dall’alto, produciamo scintille di innovazione».

È una bella definizione per non rendere troppo suscettibili i nostri imprenditori che sono molto individualisti e gelosi delle loro idee?
«Beh, sarebbe presuntuoso spiegare a un meccanico come si fa il meccanico, non trova?  Non vogliamo insegnare agli imprenditori un lavoro che sanno già fare bene. E quando riusciremo a parlare della nostra missione, parlando sempre meno del prodotto, vuol dire che saremo diventati più bravi».

A uno dei vostri incontri ho conosciuto un imprenditore di Castellanza che guardando una slide ha detto: mi è venuto in mente un nuovo business. Obiettivo raggiunto?
«Certo, perché questo nuovo paradigma ci permette di fare tre cose: innovazione tecnologica, fare impresa, cioè far venire in mente qualcosa di nuovo alle persone, e attivare nuove politiche industriali. Noi vogliamo alimentare, non creare, dando la scintilla alle persone e agli attori del territorio ».

La provincia di Varese è un territorio complesso, per densità demografica e di imprese, per la sua vicinanza con Milano e la frontiera svizzera, per presenza di università, per tradizione manifatturiera. Questa complessità stimola la capacità di innovare?
«Partendo dal fatto che alla parola innovazione non si puo’ dare un significato unico, direi che il Varesotto è un contesto culturale fertile per l’innovazione. Enrico Moretti (autore per Feltrinelli del libro "La nuova geografia del lavoro", ndr) direbbe: “Più c’è intelligenza più si crea intelligenza”».

Lei viaggia spesso negli Usa, paese che semina e fa germogliare startup come noi il grano duro. Guardando a quelle esperienze è riuscito a capire cosa manca agli italiani?
«Vado almeno una volta all’anno nella Silicon Valley per intercettare le nuove tendenze. E lì ho capito che gli italiani sono più bravi degli altri perché hanno l’elasticità mentale e l’abilità di intuire quello che c’è dietro l’angolo senza vedere quello che effettivamente c’è. Ci manca però la capacità di raccogliere le sinergie, quindi dobbiamo imparare a collaborare. Inoltre, la tecnologia viene spesso percepita ancora con paura, anziché pensare a come utilizzarla meglio. È un po’ un paradosso perché noi siamo bravissimi a crearla».
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Giovedì 27 febbraio  (ore 16.30) il laboratorio farà tappa al teatro Santuccio di Varese  si parlerà di processi di innovazione e design, l’incontro è aperto a tutti. Partecipa al liveblog su Varesenews #smartup 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 febbraio 2014
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