Silenzio e preghiera ai funerali di Antonino Cutrì

Alle esequie del capo del commando che ha fatto evadere Domenico Cutrì era presente anche la fidanzata Carlotta Di Lauro, attualmente ai domiciliari, oltre ai due genitori e alla sorella. Fiori e palloncini bianchi per salutarlo

E’ stato il giorno del silenzio e della preghiera, del rispetto per chi non c’è più e per una famiglia distrutta dal dolore. E’ stato il giorno del funerale di Antonino Cutrì, nella chiesa parrocchiale di Inveruno, davanti a circa 200 persone che hanno quasi sfidato quella selva di telecamere e macchine fotografiche appostate fuori sulla piazza, pronte a documentare le esequie dell’uomo che ha sfidato lo Stato per liberare il fratello Domenico nel folle agguato davanti al tribunale di Gallarate, avvenuto dieci giorni fa e aseguito del quale ha perso la vita, ucciso da un proiettile che lo ha colpito al collo. Al funerale era presente quello che è rimasto della famiglia Cutrì a partire dal padre Mario con accanto la madre Maria Antonietta Lantone e la sorella più piccola Laura. Era presente anche Carlotta Di Lauro, la fidanzata agli arresti domiciliari che ha ottenuto il permesso di poter partecipare alla funzione religiosa, attorniata da agenti della Polizia Penitenziaria e Carabinieri.  

Permesso negato, invece, al fratello Daniele che è rimasto in carcere come Domenico. Troppo rischioso farlo partecipare e troppo imponente sarebbe dovuto essere l’apparato di sicurezza per evitare brutte sorprese. Cameraman e fotografi, come detto, sono rimasti fuori mentre all’interno la bara ricoperta di fiori bianchi e con la foto di Nino sorridente appoggiata era posizionata ai piedi dell’altare. In prima fila c’erano i genitori e la sorella mentre tra i banchi alla sinistra sedeva Carlotta con affianco l’amica fidata e un dolore infinito perchè su quell’altare ci sarebbe voluta salire con al suo fianco l’uomo che ha deciso di seguire fino alle conseguenze estreme. Il parroco don Erminio ha chiesto ai presenti, nell’unico momento in cui ha alzato il tono dimesso della voce, di «innamorarsi di Gesù e di seguirne gli insegnamenti» e ha ricordato un passo del Vangelo che raccontava l’arresto di Cristo prima di essere messo in croce: «Mentre stava per essere arrestato chiese a coloro che stavano con lui di rimettere le spade nel fodero e non opporre resistenza». 

Poco prima che la bara venisse portata fuori dalla chiesa a Carlotta è stato concesso di avvicinarsi al feretro per un ultimo saluto, durato poco meno di un minuto, e poi è stata riaccompagnata a casa della madre agli arresti domiciliari. Al termine della funzione il corteo ha accompagnato, a piedi, la bara fino al cimitero cittadino dove sono stati liberati dei palloncini bianchi mentre il feretro veniva tumulato.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 febbraio 2014
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