Tascone: “Si rimane sindacalisti per tutta la vita”

Intervista a Carmela Tascone che lascia ufficialmente la segreteria della Cisl dei Laghi per andare in pensione. «Abbiamo lavorato bene con le altre organizzazioni e con le controparti datoriali, meno con le istituzioni del territorio che ci hanno lasciato in solitudine di fronte alla crisi»

«Ho quasi finito di portare via i libri». Carmela Tascone guarda la libreria alle sue spalle e, per un istante, solo per un istante, i suoi occhi diventano lucidi. Si aggira per i locali, al secondo piano della sede della Cisl di via Bernardino Luini, dove per anni ha lavorato come segretario generale, con un evidente sentimento di pudore misto a dispiacere, tipico di chi sta lasciando qualcosa che ha segnato l’esistenza sua e di tante altre persone, soprattutto lavoratori e colleghi sindacalisti.
Una storia sindacale intensa, la sua. Iniziata da operaia in una fabbrica tessile del Comasco, dove, appena diciassettenne, divenne delegata sotto gli occhi discreti e benevoli del padre, anch’egli operaio. E dopo una vita passata nella Cisl, Carmela Tascone ha deciso di dire basta e andare in pensione.

Come si fa a dire addio a una passione?

«In effetti, non si può, perché si è sindacalisti per tutta la vita. Quindi spero che sia un arrivederci perché è stata un’esperienza molto positiva, questo vale per quando ero in categoria che come segretario sul territorio».

Lei ha attraversato ai vertici del sindacato gli anni più bui della crisi. Come li ha vissuti?
«Qui la crisi l’abbiamo sofferta molto, però questo ha creato un forte legame tra i sindacati ma anche con le controparti datoriali con cui abbiamo fatto di tutto per salvare l’occupazione. Lo stesso non si può dire delle istituzioni del territorio che hanno lasciato in solitudine le parti sociali».

Dagli anni settanta ad oggi ci sono state almeno quattro crisi economiche. Che cosa differenzia l’ultima dalle altre?
«Il fatto che questa crisi è trasversale, che ha contaminato tutti i settori, un particolare che ha reso difficilissimo ricollocare i lavoratori licenziati, non ci sono margini di soluzione. E allora, in alcun casi, non puoi far altro che ascoltare le persone perché questa crisi ha creato uno smarrimento sociale diffuso».

C’è ancora posto per la solidarietà tra lavoratori o prevale l’egoismo?
«Gli anni prima della crisi sono stati di forte sollecitazione culturale, in un quadro dove l’economia era tutto. Oggi le persone vengono travolte anche a causa della povertà delle relazioni e perché non si è lavorato abbastanza sulla consapevolezza degli effetti di questa crisi. Ecco perché è importante riscoprire i valori relazionali dei territori e incentivare la partecipazione democratica, perché le persone sono troppo preoccupate di portare a casa il pane. Comunque, se in molti casi siamo riusciti a contrattare la divisione del lavoro che c’era, pur di evitare i licenziamenti, vuol dire che quella solidarietà è ancora viva. La parte economica nella contrattazione non è tutto».

Giovani precari, anziani garantiti. Questa spaccatura generazionale corrisponde alla realtà?

«Oggi la precarietà è trasversale, però non c’è dubbio che una estensione delle tutele vada fatta a favore di chi non ne ha»

Da dove ricomincerebbe?

«Mi occuperei di welfare territoriale. È un tema che mi piace però a una condizione: che ci sia un disegno chiaro e preciso che affidi alla mano pubblica i livelli essenziali di assistenza. Oggi la costruzione di quel disegno non c’è o tende ad essere cancellata dalla crisi con il grande rischio di lasciare fuori qualcuno. Altrimenti in una società che invecchia le famiglie rischiano di rimanere schiacciate dalla fatica e dalla mancanza di assistenza adeguata, oltre che dal dolore. In questi anni, in particolar modo il sindacato, a causa del vuoto di cui parlavo, molte volte si è fatto carico di un welfare indiretto».

Ha visto le previsioni di crescita del Pil (prodotto interno lordo) italiano. Dobbiamo sperare?

«Bisogna sempre sperare. Ma il tema è come si cresce, con quali consumi e quali prospettive, chiedendosi se il nostro è uno sviluppo sostenibile. Cio che è mancato al Paese è stata una lettura coerente del presente e del passato».

Venerdì 28 febbraio ci sarà il passaggio di consegne della segreteria della Cisl dei laghi ai comaschi. Che cosa dirà?
«(Sorride e pensa ndr) Un semplice saluto. Non è momento di discorsi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 febbraio 2014
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