Un mese e mezzo per immaginare un Accam diverso

Dopo la sospensione richiesta in Regione ci sono 45 giorni per integrare il progetto di revamping e convincere che Accam è un impianto strategico e fondamentale per il territorio. “Ricordate che noi siamo una società totalmente pubblica”, spiega l’amministratore delegato di Accam

«Abbiamo chiesto una moratoria di 45 giorni per poter approfondire meglio le richieste che ci ha fatto regione Lombardia». E’ con queste parole che il presidente di Accam, Giorgio Ghiringhelli, spiega in commissione ambiente a Gallarate la vicenda dello stop richiesto alla decisione sul revamping di Accam. Se, infatti, la decisione finale sull’autorizzazione integrata ambientale (AIA) era prevista per il 19 febbraio, con questa richiesta avanzata martedì scorso (11 febbraio) tutto slitta a fine marzo. Ci sarà così a disposizione un mese e mezzo per ipotizzare un genere di impianto diverso dal semplice incenerimento dei rifiuti che potrebbe dunque convincere Regione Lombardia a dare il suo via libera al revamping. Una decisione che, com’è noto, costerebbe intorno ai 40 milioni di euro ma che per realizzarsi ha necessariamente bisogno del parere favorevole del Pirellone. 
In questi 45 giorni, dunque, Accam dovrà provare ad andare oltre alla "semplice" proposta di un ciclo integrato dello smaltimento dei rifiuti che persuada la regione a mantenere aperto l’impianto di Busto Arsizio. Perchè fino ad ora Regione Lombardia sembra essere propensa a negare nuove autorizzazioni per via di una doppia motivazione: la capacità degli impianti attualmente attivi sarebbe già sufficiente e vige una assoluta contrarietà all’importazione di rifiuti da altre aree d’Italia. 
Ora, ipotizzando soluzioni alternative da inserire nel piano, ci potrebbero essere gli spazi per mantenere attivo anche l’impianto del quartiere di Borsano. «E’ anche una questione strategica -afferma Giorgio Ghiringhelli, amministratore delegato di Accam- perchè noi siamo una piccola società completamente pubblica che compete con grandi gruppi anche quotati in borsa che potrebbero fare cartello e imporre tariffe elevate». Dettagli su questo piano, al momento, non trapelano ma una cosa è certa: i tempi stringono.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 febbraio 2014
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