“Un varesino nel Varese? Non lo hanno voluto”

Lo sfogo di Matteo Contini: «Ho dato la massima disponibilità, anche a livello economico, per giocare in biancorosso, Milanese e Gautieri hanno detto di no. E poi hanno preso un altro centrale»

Senza più Achraf Lazaar – nato in Marocco ma cresciuto a Venegono – che ha lasciato il Varese per vestire la maglia numero 7 del Palermo, la folta rosa biancorossa composta da 28 giocatori non ha più neppure un portacolori "locale". Un dato che stride con quello slogan, «Varese ai varesini», citato anche nella recente presa di posizione della Curva Nord (che nella circostanza si riferiva alla compagine sociale) e che era stato l’auspicio dell’ultimo mercato estivo del presidente Laurenza, il quale si augurava di ingaggiare qualche calciatore nato in provincia per sottolineare l’importanza delle proprie radici.
Una mossa che ad agosto non era riuscita per diversi motivi ma che, a sentire il diretto interessato, poteva davvero maturare pochi giorni fa, in occasione della chiusura della sessione invernale di calciomercato. «Mi hanno tenuto in ballo fino al penultimo giorno, ma poi non se ne è fatto nulla. E sono molto dispiaciuto, perché le condizioni per un mio passaggio al Varese c’erano tutte, la mia squadra era pronta a uno scambio e io avevo voglia di tornare a casa. Invece niente». A parlare così è Matteo Contini, ruolo difensore, classe 1980, nato, cresciuto e residente a Gemonio e svezzato nel vivaio del Verbano prima di approdare al Milan e da lì a una lunga militanza in Serie A.
Contini da agosto è alla Juve Stabia, squadra pericolante (è fanalino di coda in B praticamente dall’inizio del campionato) ma determinata a lottare sino all’ultimo come dimostra una "campagna invernale" di calciomercato interessante.
Al 33enne difensore (foto in alto: ssjuvestabia.it) brucia questa mancata chiamata in biancorosso e non lo nasconde: «Non ne ho fatto una questione di soldi. Ero disposto ad abbassarmi lo stipendio, sarei venuto a Varese senza alcun problema dal punto di vista economico; ogni volta che torno a casa ci sono amici, conoscenti o tifosi che mi chiedono quando potranno vedermi in biancorosso e questa volta speravo davvero che fosse quella buona. Talvolta sento dire che lo scoglio sono i soldi, e ciò proprio non mi va giù, perché su questo aspetto sono sempre stato chiaro».
Matteo è arrabbiato soprattutto con due persone: «A non volermi sono stati Milanese e Gautieri, nonostante il presidente fosse stato possibilista e Montemurro fosse ben disposto verso di me. Ho letto su VareseNews che il momento della società non è dei migliori, ma voglio comunque incoraggiare Laurenza e Montemurro che mi sono venuti incontro. Non il direttore sportivo né l’allenatore, che tra l’altro ha già dei bei grattacapi».
Contini (a lato, ai tempi del Napoli / foto Ianuale) chiude lo sfogo parlando a livello tattico: «Avrei capito se la scelta di non acquistarmi fosse stata dettata dal fatto che il mio ruolo fosse coperto, e tutto sommato lo era. Però all’ultima giornata del mercato, dopo essere stato scartato, ho visto che il Varese ha preso un altro centrale (Trevisan ndr): a quel punto il dispiacere si è trasformato in rabbia. Anche perché non ho mai avuto problemi ad accettare la concorrenza: mi sarei messo a disposizione senza pretendere nulla, e avrei giocato solo se me lo fossi meritato. Certo, fino a ora non è stata la mia stagione migliore, ma a Castellammare sono arrivato a preparazione conclusa, in una squadra con diversi problemi che piano piano stiamo risolvendo: i risultati personali e quelli di squadra iniziano a vedersi. E – conclude – sono convinto che a Varese avrei potuto dare un buon contributo, perché ero pronto a mettermi in discussione davanti agli occhi dei miei amici e della mia famiglia».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 febbraio 2014
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