Varese sta per compiere 200 anni. Lo faccia con dignità

Pensare a un bicentenario come bilancio di quanto si è fatto per la città negli Anni 2000 non conviene, sarebbe come giocare una partita con il pallone sgonfio. Celebrarlo invece come svolta già in atto, ricca di progetti realizzabili e soprattutto di una nuova cultura del cambiamento, è possibile

 Nel 2016 Varese potrà celebrare il bicentenario della sua elevazione al rango di città. Corrreva l’anno 1966 quando noi popolo bosino si giocava nella serie A di tornei nazionali sportivi, economici, finanziari, ecologici e anche in campo culturale grazie a un sindaco appassionatissimo, Mario Ossola, eravamo in quattromila ai concerti di musica classica che si tenevano al palasport.
La Varese del boom economico, che accoglieva bene chi aveva voglia di lavorare, sarebbe stata la quarta città d’Italia. Fiera di tanta potenza celebrò con impegno e ottimi risultati la ricorrenza del centocinquantesimo anno della felice iniziativa presa dall’imperatore austriaco Ferdinando I appunto nel 1816.
La rincorsa partì da lontano, vennero formati gruppi di lavoro, Palazzo Estense fu eccellente padrone di casa, la Chiesa, con don Pasquale Macchi segretario di Papa Montini, regalò l’approdo in Vaticano per un’udienza particolare a una delegazione cittadina molto nutrita. A Varese si inaugurò la piscina, si patrocinarono, manifestazioni di vario genere, nulla mancò perché si dimostrasse di aver capito l’importanza della ricorrenza e soprattutto si sottolineò il fatto che la città sul campo, cioè con idee, progetti, realizzazioni lungimiranti fosse più che degna di essere tale e per di più capoluogo di un territorio di gente strepitosa.
Non si sa se il bicentenario del 2016 potrà essere festeggiato almeno con pari impegno, ma sarebbe importante che già da questi giorni si cominciasse a parlare dell’evento, magari come cura antidepressiva. I paragoni con la Varese del 1966 vanno solo abbozzati e anche quelli con alcuni anni, tutto sommato buoni, che precedettero la crisi e lo sfascio della Prima Repubblica.
Oggi siamo alle prese con difficoltà enormi, la cosa pubblica è in preda a una micidiale stagnazione, qui, a casa nostra, appesantita da un vero mancato rinnovamento della classe dirigente: sì, sono arrivati i giovani, sono cambiate le squadre, ma se invece di tappare almeno le buche delle strade o di contrabbandare per opera eccellente di pubblica utilità parcheggi discutibili, se appunto si ipotizza di dare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, allora si è sulla strada di un declino civico che la comunità non merita.
Pensare a un bicentenario come bilancio di quanto si è fatto per la città negli Anni 2000 non conviene, sarebbe come giocare una partita con il pallone sgonfio. Celebrarlo invece come svolta già in atto, ricca di contenuti, di progetti realizzabili e soprattutto di una nuova cultura del cambiamento, è possibile. A una condizione: che i partiti rispettino i propri elettori, mettano cioè alla porta le lobby esterne, diano carta bianca a uomini affidabili. Li hanno e potrebbero riuscire nell’impresa di far quadrare i conti, di rendere cioè dignitosa la ricorrenza dei 200 anni di Varese città.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 febbraio 2014
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